MUSICA CONTEMPORANEA/ “Tierkreis”, l’opera di Stockhausen eseguita dagli Hurla Janus

- Mario Mariotti

La contemporanietà del lavoro del compositore Stockhausen è stata dimostrata una volta di più dal concerto milanese degli Hurla Janus. La recensione di MARIO MARIOTTI

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Hurla Janus

Qualcuno, lecitamente, si interroga: “Ma è di moda suonare Stockhausen?”. In effetti nell’ultimo periodo, in Italia, si sono sommati alcuni eventi (concerti, pubblicazioni discografiche ed editoriali) imperniati sulla figura del compositore tedesco. La mia personale risposta a questa domanda è: “Non è di moda suonare Stockhausen perché, come tutti i grandi compositori e artisti, lui è sopra la moda, ne è oltre, lo è sempre stato. Suonare la sua musica non è di moda ma è semplicemente (!) far rivivere ogni volta, grazie alle esecuzioni, delle opere immortali del XX secolo”. 

Noi italiani abbiamo la memoria corta, si sa: Stockhausen è sempre stato “di casa” nel nostro Paese e molte prime esecuzioni della sua musica sono avvenute in Italia dove, inoltre, non mancano estimatori, appassionati e profondi conoscitori delle sue opere. Lo dimostra il trio Hurla Janus che ha proposto, insieme ad altri sei amici, domenica 12 maggio 2013 presso il Teatro i di Milano un’esecuzione integrale dell’opera “Tierkreis” ispirata ai dodici segnio zodiacali. 

Dodici stupende melodie, ciascuna con una propria nota cardine (Zentralton) estremamente in armonia con i tratti del segno corrispondente. Dodici melodie che Stockhausen stesso invita ad arricchire da parte degli interpreti. Scopo raggiunto splendidamente dai musicisti del concerto Sandro Mussoda, Elio Marchesini, Alessandra Novaga, Gak Sato, Sylvia Catasta, Michele Monestiroli, Eleonora Ravadi, Dario Buccino, arricchito dalle video proiezioni di Rebecca Salvadori. 

Melodie, quelle di “Tierkreis” che proprio per il fatto di essere “fuori” , “oltre” la moda si prestano ad ogni sorta di “manipolazione” sonora, timbrica, acustica, dinamica, rumoristica del gruppo: alcune eseguite con una cantabilità disarmante e profonda in cui anche gli strumenti elettronici diventano “umani”, altre invece eseguite con tale potenza da arrivare a far vibrare la terra, il nostro cuore e, non in senso figurato, delle lastre d’acciaio. Proprio in questo allora sentiamo la forza dell’opera di Stockhausen, la sua attualità, il suo prestarsi ad esecuzioni sempre uniche, sempre diverse ma sempre immediatente riconoscibili per la forza compositiva che loro soggiace. Questo è tipico della musica che trascende la “moda” e ne va oltre, recepisce e fa percepire delle “vibrazioni” (come lui le avrebbe chiamate) universali, che esistono da prima ed andranno oltre la cosiddetta moda. 

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