CONCERTO PRIMO MAGGIO/ Ma il lavoro dov’è? Un Sanremo fuori tempo e fuori contesto

- Angelo Oliva

La riflessione del nostro inviato ANGELO OLIVA al concertone del primo maggio: un evento che assomiglia sempre di più al festival di Sanremo e dove non si parla di lavoro

cucciari1_R439 Geppi Cucciari - Infophoto

Non è bastata la pioggia incessante che ieri pomeriggio è caduta copiosa sulla piazza di San Giovanni in Laterano a Roma, in occasione del Concertone del Primo Maggio, ad allontanare le oltre 700 mila persone – almeno secondo le stime degli organizzatori – intervenute alla kermesse romana. La manifestazione più importante e rappresentativa nel giorno della festa dei lavoratori, nonostante alcuni, pochi, momenti di grande emozione, non ha convinto. 

Lunga, noiosa e spesso ripetitiva nei modi e nei contenuti che poco hanno rappresentato il mondo del lavoro e dell’impegno civico. Non ha convinto questa edizione! Molte le polemiche che hanno accompagnato l’evento romano tacciato di essere “obsoleto” e “distante” dai tempi nel quale fu concepito e voluto. Il rischio di chiudere un capitolo così importante della partecipazione attiva al mondo del lavoro comunque alle porte. E mai come quest’anno i contro-concerti e manifestazioni in sedi alternative ne sono l’esempio. 

Divenuto ormai  un grande contenitore di spettacolo e musica, rappresenta il mondo del lavoro solo in minima parte. Certo i musicisti sul palco sono a tutti gli effetti dei lavoratori, forse un po’ privilegiati nell’immaginario collettivo, ma pur sempre lavoratori. Padrona di casa in questa edizione è stata una insolita Geppi Cucciari. Divertente ma a volte imbarazzata e in difficoltà con i tempi televisivi della macchina RAI, che spesso dissonavano con quelli di piazza di San Giovanni in Laterano. 

Sul palco allestito alle spalle della basilica si sono esibiti dal primo pomeriggio fino a notte inoltrata molte dell’eccellenze musicali del nostro paese. Da Elio e le Storie Tese e il loro personale “bunga bunga” ad un  Vinicio Capossela accompagnato da una vecchia – anagraficamente – ma arzilla Banda della Posta, passando per un Nicola Piovani da Oscar ad un Max Gazzé in chiave “Profeta”. 

E poi Marta sui tubi, Enzo Avitabile, Vittorio Cosma, Marco Notari, Daniele Silvestri, Renzo Rubino, Africa Unite, Tosca, Fabrizio Bosso, Niccolò Fabi, Eugenio Finardi, e tanti tanti altri. Molto interessante la performance della Grande Orchestra Rock diretta da Vittorio Cosma con musicisti del calibro di Maurizio Solieri, Federico Poggipollini, James Senese, Boosta dei Subsonica, Stefano di Battista, Francesco Di Giacomo e Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso. 

Le personali re-interpretazione della tradizione musicale italiana è stato un momento di alto spessore musicale. Unico! Da “Luglio, agosto, settembre nero” degli Area alla “E’ festa” della PFM, passando per “Prisincolinensinanciusol” di Celentano, il primo rap della storia della musica italiana.

In effetti ieri sera, a parte pochi momenti di vero interesse che hanno salvato il Concertone Romano, di lavoro e problematiche ad esso legate se n’è parlato forse un po’ troppo poco rispetto a quanto ci si aspettava. Sopratutto in questa fase di stallo in cui si trova il paese. Peccato sia stato dato non molto spazio all’argomento principe e pregnante di questo evento: il lavoro.  Contadini, operai, esodati e cassintegrati, diretti dalla padrona di casa Geppi Cucciari, hanno occupato lo spazio del palco della piazza forse un po poco rispetto alla musica. 

Ma si sa: i tempi televisivi sono stretti e forse il Concertone del primo maggio ormai rappresenta un evento tra i tanti, tra un Festival di Sanremo ed un altro.







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