GIANNI MAROCCOLO/ L’intervista: “VdB23”: grazie a Claudio Rocchi “nulla è andato perso”

- int. Gianni Maroccolo

Un progetto musicale nato quasi per caso, che doveva divemtare un’opera: la morte di Claudio Rocchi l’ha interrotto, ma resta abbastanza. L’intervista a GIANNI MAROCCOLO

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Claudio Rocchi, a sinistra, e Gianni Maroccolo

Un progetto unico, segnato da avvenimenti unici. “VdB23/Nulla è andato perso” non è solo un disco, è molto, molto di più. Sulla carta, l’unione di due tra le menti musicalmente – e non solo – più brillanti che la musica italiana abbia mai conosciuto: Claudio Rocchi, grande protagonista degli anni 70 con la sua ricerca “cosmica” di sperimentazione, dall’altra Gianni Maroccolo, fra le tante cose fondatore di Litfiba e Cccp. 

Sempre sulla carta, due mondi diversi, ma si sa che la musica, quando è perseguita con onestà, porta a compimento anche le sfide più bizzarre. Insieme pensano un disco, “VdB23”, che sta per Via dei Bardi, a Firenze, dove si incontravano giovanissimi i Litfiba per dare vita al loro progetto; un disco, questo. alternativo a tutti e tutto, discografia compresa, tanto che viene realizzato tramite una piattaforma di crowdfunding con la libera partecipazione di chi vuole. Che cosa ne verrà fuori, pensavano tutti? 

Maroccolo pensa le musiche, Rocchi i testi: il risultato lo abbiamo tra le mani adesso, un affascinante viaggio che, come dicono i due autori, “celebra l’incontro e produce ologrammi sonori psichedelici elettronica con inserti elettroacustici e parole cantate”. 

Poco prima della realizzazione finale, Claudio Rocchi muore improvvisamente. Il disco alla fine resta come testamento e profezia di un’anima straordinaria, innamorata fino in fondo della vita e della sua bellezza, libera e coraggiosa. Un’anima che ha compiuto con questo disco il suo viaggio perfetto: “hugs”, come diceva sempre Claudio, abbracci. Un abbraccio nella musica che non si spezzerà mai. Nulla, davvero, è andato perso.

Ecco cosa ci ha detto Gianni Maroccolo. 

Apparentemente, tu e Claudio venite da scene musicali differenti; lui quella dei 70, tu quella alternativa degli anni 80. Una accoppiata lontana; è così? Che cosa invece vi ha uniti? 

Un’accoppiata apparentemente davvero molto lontana. Ci ha unito la vita, il fato, il destino, il karma… non saprei. Incontrati per caso è stato per entrambi come se ci conoscessimo da sempre e per conoscenza intendo quella profonda.  Ci siamo incontrati in un periodo molto delicato per entrambi… mutamenti esistenziali e vitali. Quei momenti in cui fai i conti con la vita, col passato, con un presente incerto e un futuro da ipotizzare. Poche certezze affini, su tutte la consapevolezza di ciò che non doveva andare perso ma soprattutto, ciò che non avremmo voluto più vivere ed essere. Una sorta di rinascita vissuta per quasi quattro anni come fratelli siamesi, ripeto, con profondità e al tempo stesso come bambini. Ci ha unito e ci unisce questo, un affetto reciproco, dal nostro punto di vista, unico, speciale, meraviglioso. La musica, le parole di Claudio, il comune entusiasmo sono il risultato di questo rapporto sorprendente e non il contrario. La collaborazione artistica rimane purtroppo una sorta di “incompiuta”. “Vdb23” è la fotografia di un’ istante. Il primo tra noi. Il germoglio. Una promessa. L’embrione su cui avremmo continuato a sperimentare in futuro. 

La decisione di produrre il disco tramite una piattaforma di crowdfunding è stata presa per la sfiducia nel modo ormai morente della discografia e avere totale libertà? Ci sono opinioni diverse sul crowdfunding, per te cosa significa? E’ una via da seguire e da consigliare anche ai giovani?

Il mercato discografico così come lo abbiamo conosciuto, vissuto, spesso subìto, non esiste ormai da tanto tempo. Siamo in un periodo di transizione, di mutamento… Ciò che valeva ieri non vale oggi. La scelta del crowdfunding è nata dall’esigenza di evitare qualsiasi tipo di filiera produttiva e distributiva così come quella dei media, della promozione etc…. Niente di nuovo nell’assoluto, ma sicuramente un’ alternativa al “niente” che ci circonda ovvero, immagine, immagine, immagine. Abbiamo deciso di coprodurre qualcosa insieme a chi ha voluto sostenerci ed è stata un’ esperienza incredibile sotto tutti i punti di vista. Certo, due nomi come i nostri partivano avvantaggiati dal fatto di godere un poco di notorietà, ma credo che la stessa esperienza possa valere per qualsiasi artista, creativo più o meno conosciuto. 

Il disco inizialmente doveva essere un triplo cd e un’opera da presentare in teatro, pensi che questa versione sia comunque rappresentativa di quello che volevi produrre?

Beh, ripeto, “Vdb23” era l’embrione di qualcosa che stavamo sviluppando. in quanto tale contiene tutta l’alchimia creativa e compositiva come dire, al grezzo. E’ assai rappresentativa di quello che “la strana coppia” stava progettando all’epoca ma è altresì vero che rimarrà purtroppo l’ incipit di un’ opera incompiuta. 

Ci puoi dire essenzialmente come è stato il processo di scrittura dei brani e delle registrazioni? Tu avevi già le musiche pronte,Cclaudio ha inserito i testi oppure in studio sviluppavate idee insieme? 

E’ stato divertente, molto divertente. A Claudio chiesi inizialmente di produrre artisticamente con me il disco e di provare a poggiare dei testi su alcuni spunti brevi. Non ci fu necessità di entrare in merito alle tematiche dei testi nati dalle nostre chiacchierate, dal confrontarsi quotidianamente su tutto, dal condividere esperienze passate, presenti… Gli mandai una manciata di provini facendogli presente che quelli di minor durata e strutturati più in forma canzone mi sembravano adatti ad essere cantati. Claudio fece il contrario…. in breve tempo scrisse i testi e le melodie vocali sui pezzi più lunghi… sulle suite del disco. Una meraviglia!! 

 

C’erano molte ipotesi su come potesse suonare il disco: personalmente l’ho trovato sorprendente innanzitutto per la modernità dei suoni, nessuna nostalgia di epoche passate (penso ad esempio alla traccia iniziale, potente, quasi industrial, con quella linea di basso così evocativa). E’ così? Tu come lo definiresti dal punto di vista del suono?

Non saprei come definirlo, compongo note e suoni nello stesso momento. Vengo dall’elettronica e smanetto da sempre synth, computers etc. Il suono nasce da alcune scelte obbligate tipo:  a casa ho due synth, un basso, un piano wurlitzer, se serve un arpeggio o lo faccio col basso o con un synth, se serve un groove ritmico utilizzo basso e distorsori e così via…. Cerco di utilizzare tutto il potenziale che uno strumento dispone. Non uso campionatori e raramente campioni già confezionati, uso molto l’editing come elemento creativo e sonoro. Non credo che il disco abbia un suono moderno, ha un suono personale e, forse, al di là del “tempo”.

 

C’è un pezzo, un momento in particolare di cui sei maggiormente soddisfatto, di cui puoi dire, ecco abbiamo raggiunto quello che volevamo, o invece sei soddisfatto di tutto il disco?

Non sono mai soddisfatto di un disco anche se ho imparato col tempo ad accettare serenamente questo mio modo di vivermi la cosa. Ad un certo punto mi dico beh, ora basta, il disco va chiuso. bBsta menate, basta dubbi…. e basta ripensamenti soprattutto. In fondo un disco è la polaroid di un momento preciso della vita e in quanto tale posso dire senza dubbio che “Vdb23” rappresenta uno dei momenti più alti e belli del mio piccolo percorso artistico. Ed è stato essenziale ovviamente, la collaborazione con Claudio perché questo avvenisse. Sotto il profilo del contenuto sono oltre che soddisfatto, sono orgoglioso di noi.

 

E’ molto bello il pezzo La melodia de Terrence, con i tuoi ricordi, la presenza di vecchi amici come Ghigo. delle tue tante esperienze musicali (Litfiba, CCCP, CSI etc). Di queste quali ricordi con più affetto e soddisfazione musicale?

Sono parti fondamentali della mia vita, ma appartengono ad un passato che sento ormai lontanissimo. Ne vado orgoglioso e fiero, ma sono storie troppo importanti e troppo diverse tra loro. Impossibile paragonarle o dire quale io ricordi con più affetto. 

 

Una corsa è un altro dei pezzi che amo di più al momento, bellissima la coda finale di pianoforte e violino, puoi dire come è nato?

Una corsa l’ ho composta, così com’è, in una notte. una lunga cavalcata, una corsa… Ma non ero riuscito nel finale a creare la quiete un po’ malinconica che desideravo. Così ho mandato ad Alessandra Celletti il tema “elettronico” del finale della suite e le ho chiesto di farne un arrangiamento suo per piano. Lei è magica… lo è stata per l’ennesima volta. Claudio poi ha tirato fuori un testo di una bellezza sconvolgente, autobiografico in parte e in parte affine a quelli che erano i nostri desideri in qui giorni: rinascere, chiudere col passato che ci aveva devastato, tornare a correre finalmente sereni… e poi a chiudere il violino struggente di Fulvio At Renzi… un altro cameo.

 

Che ricordo hai di questo lavoro fatto con Claudio? Ho letto che lo hai definito un “apri mente”.

Questo lavoro è legato a Claudio. Si, lo chiamavo “apri mente”… e lui sorrideva col suo ghigno inconfondibile…. 

 

Alcuni dei testi di Claudio (“Questo presente è vivo, ho lasciato il corpo ci sono”) sono straordinariamente e meravigliosamente evocativi, sembra quasi che abbia voluto lasciarci un testamento sonico, sembra quasi che annunci il suo imminente passaggio a un’altra dimensione, che ne dici?

Col senno di poi lo credo anche io. Ovvero, credo che niente avvenga a caso. in realtà chiesi a Claudio di scrivere un testo, sulla base di quella che fu la mia esperienza, sugli ultimi sette minuti di vita di mio padre… sono certo che abbia voluto raccontarci ben oltre scrivendo quelle parole.

 

Di cosa ti occuperai tu adesso? Hai già dei progetti? La tua decisione di abbandonare per sempre la musica è adesso rientrata dopo questa esperienza?

Non abbandonerò la musica suonata. Progetti? beh, ne ho tanti… alcuni in atti e altri in divenire, ma ormai non faccio più programmi. Ogni volta che credo di avere fatto la scelta giusta puntualmente mi ritrovo catapultato altrove. Ringrazio il cielo per avermi dato la fortuna di vivacchiare dignitosamente della mia più grande passione e di aver potuto condividere con Claudio qualcosa che porterò sempre con me. Hugs…

(Paolo Vites) 




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