DANIELE RONDA/ Dai palchi con Ligabue agli “occhi della nonna”: l’intervista

- Claudia Cabrini

Ha suonato con Ligabue nei più grandi stadi italiani, ha vinto il prestigioso premio Lunezia come miglior artista folk. E’ Daniele Ronda, ecco l’intervista di CLAUDIA CABRINI

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Daniele Ronda

Il suo terzo singolo, tratto dall’album “La Rivoluzione” è uscito soltanto pochi giorni fa, ma è già un gran successo. Si intitola Gli occhi di mia nonna, e ci svela un po’ di più, a proposito di quella magia che solo i nipoti possono davvero capire e condividere.  Lui è Daniele Ronda, dodici mesi fa vinceva il ‘Premio Lunezia’ come miglior artista folk, quest’estate apriva i concerti negli stadi dell’amatissimo Luciano Ligabue. Daniele si esibirà, in occasione del suo nuovo ‘La Rivoluzione Tour’, il 13 dicembre all’Auditorium Conciliazione di Roma, in occasione del Concerto di Natale, tradizionale appuntamento natalizio con la grande musica, proposto in televisione, in prima serata, proprio la sera della Vigilia di Natale. Il 14 dicembre torna a Milano in occasione del SoleTerre Festival, a calcare il palco dell’Alcatraz. Il 6 lo troviamo nella grande Firenze, al Combo. Il 26 dicembre al Babalula di Crema.  L’abbiamo incontrato, ed ecco cosa ci ha raccontato…

Com’è nata ‘Gli occhi di mia nonna’?

È nata così, quasi per caso. Certo ricca di sentimento e pensieri, ma non è stata una scelta prettamente commerciale o manageriale. Questo singolo ha l’essenza d’esistere proprio perché molto rappresentativo di questa Rivoluzione di cui nel brano stesso, e poi nell’intero album, si parla. Rivolte, ed esperienze di vita che non passano così, facilmente, ma che inevitabilmente condizionano e condizioneranno anche le tue singole decisioni future, quelle che prenderemo, e soprattutto che plasmeranno le persone che diventeremo. E poi, beh, ovviamente un ruolo importate lo investono anche tutti i volti che ogni giorno incontriamo, quello delle persone. Persone che, nel bene o nel male, condizionano quello che siamo. E poi, ecco, in Gli occhi di mia nonna domina ovviamente questa figura, importante, nella famiglia, quale quella dei nonni. Credo sia universale l’idea che dei nonni non si possa parlar male proprio mai. Ci amano alla follia, ci viziano e ci coccolano. Una sorta di racconto in poesia, dunque, proprio sul tema del rapporto nonno-nipote che, per altro, non ricordo sia stato toccato in precedenza nella musica. Di questo magico legame che ci unisce ai genitori dei nostri padri si parla e si canta sempre troppo poco. Si parla sì di tante figure famigliari, ma dei nonni mai. Però i miei nonni mi hanno insegnato tanto, e mi hanno cresciuto benissimo. Per questo mi sono permesso di tramandare anche ai miei ascoltatori un po’ di quegli insegnamenti che proprio la mia nonna ha cercato (e spero ci sia riuscita, a farlo nel migliore dei modi) di tramandarmi.

Quest’anno parteciperai alla seconda edizione del SoleTerre Festival, il 14 dicembre, a Milano. Com’è nata l’idea di questa esibizione live, sul palco dell’Alcatraz? E cosa significa, per te, esibirsi in un contesto solidale come quello?

Il mio rapporto con SoleTerre, che per chi non lo sapesse si occupa di innumerevoli progetti equosolidali sparsi per il mondo, nasce in occasione di una collaborazione risalente ad anni fa, con i bambini di Kiev. Loro che ancora oggi pagano il prezzo di un disastro non voluto, come quello di Chernobyl, che tuttavia li ha coinvolti loro malgrado, e senza che ne avessero per altro la benché più minima colpa. Un’esperienza davvero grandissima per me, che mi ha arricchito moltissimo ovviamente come persona ed uomo ancor prima che come musicista. Sono stato lì, a Kiev, in mezzo a loro. Ho instaurato così con SoleTerre  un rapporto duraturo e commovente, che davvero va avanti da anni. Il loro inno, tra l’altro, è proprio tratto da il mio primo album. Quest’anno torno ad esibirmi con loro in un ambito decisamente folk. Tanti amici e tanti grandi artisti sul palco, magari – perché no – anche l’incipit di occasioni nuove, per stringere rapporti, anche lavorativi, e ottenere così nuovi contatti in questo grande mondo passionale della musica.

 

Hai aperto quest’estate tutte le date del tour di Luciano Ligabue negli stadi. Cosa hai imparato da questa esperienza?

Anzitutto ammetto suonar su di un palco, in uno stadio, sia stata un’emozione davvero indescrivibile. Soddisfazione, tuttavia, raggiunta anche con grande impegno e molta fatica. Un’occasione immensa, che mi ha fatto sentir anche un po’ fortunato, nel mio piccolo. Ho fatto ascoltare la mia musica a migliaia di persone. E anche nei giorni successivi la rete, il web, ha subito iniziato a vedermi più protagonista del solito, perché anche grazie all’opportunità che Luciano mi ha dato, chi ancora non mi conosceva ha invece assaporato ed apprezzato la mia musica. Molti infatti hanno poi anche, e con mio grandissimo piacere, deciso di unirsi alla nostra Community, una grande famiglia in continua espansione. Insomma, un bellissimo ricordo. Un immenso piacere. Quindi, cosa ho imparato da questa magnifica esperienza? Beh, ho capito, nuovamente, che questo mestiere è proprio quello che voglio fare nella vita.

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