FIDELIO/ La trama dell’opera di Beethoven rappresentata alla Prima della Scala 2014

- La Redazione

Alla prima della Scala di Milano del 2014 verrà rappresentata Fidelio, unica opera scritta da Ludwig van Beethoven. Vediamo com’è nata e di che cosa parla la trama

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Il Teatro alla Scala

Fidelio è un’opera musicale ideata da uno dei maggiori compositori della storia della musica mondiale: Ludwig van Beethoven. Da un punto di vista prettamente tecnico, Fidelio può essere indicata come un Singspiel, ossia un’opera che prevede alcune parte cantate e altre semplicemente parlate. L’opera è stata suddivisa da Beethoven in due atti e, stando ad alcuni documenti, dovrebbe essere stata composta nel lasso di tempo che va tra il 1803 e il 1805. Il dato certo che la prima rappresentazione è avvenuta il 20 novembre 1805 a Vienna e per la precisione nel Teatro Theater and der Wien, con la direzione del maestro Ignaz von Seyfried, che rappresenta un’altra pietra miliare di questo genere musicale. Altra cosa certa è che questa è l’unica opera scritta da Beethoven.

L’opera come detto, si disloca su due atti, ed è basata o ,quanto meno il soggetto è stato tratto, dallo scritto “Leonore ou l’amour conjugal” di Jena Nicola Bouilly, che inizialmente era stato pensato per un altro musicista, ossia Pierre Gaveuax, che avrebbe dovuto comporre una musica adatta, ma poi non se ne fece più nulla per una serie di ragioni. La storia raccontata in Fidelio è un fatto realmente accaduto in Francia durante il periodo che è stato chiamato e conosciuto come Terrore e che fu la conseguenza degli eccessi sotto tale punto di vista della Rivoluzione Francese.

Il fatto raccontato nell’opera tra le altre cose ha avuto l’autore come testimone oculare per cui l’ha potuto descrivere nei minimi particolari, aggiungendo un certo pathos che consente allo spettatore di rivivere in qualche modo quelle emozioni. I fatti accadono nei pressi di una prigione ubicata nelle vicinanze di Siviglia, dove un potente uomo di legge, Don Pizarro, fa rinchiudere per motivi personali un proprio nemico giurato di nome Florestan. Ovviamente l’arresto è del tutto illecito, ma a quel tempo contavano molto di più le conoscenze e il potere di cui si era in possesso. La moglie di Florestan, Leonore, disperata per quello che era successo e soprattutto stravolta perché non messa a conoscenza di dove il proprio compagno fosse stato rinchiuso, decide di impegnare anima e corpo per riportarlo a casa.

Dopo alcune ricerche arriva ad avere dei sospetti piuttosto fondati sulla prigione dove effettivamente è tenuto Florestan. La donna, per entrare nella prigione, decide di travestirsi da uomo e di assumere il nome di Fidelio. Inizialmente incomincia a imbonirsi il carceriere Rocco affinché possa ottenere l’informazione di cui tanto era in cerca. Tuttavia, suo malgrado si ritrova in un triangolo d’amore in quanto la figlia di Rocco, credendola un uomo, si invaghisce di lei. Questo crea rabbia nel pretendente alla giovane Marzellina, Jaquino.

Nel frattempo Don Pizarro, essendo messo a conoscenza per tempo dell’imminente arrivo di un illustre funzionario dello Stato e temendo di come il suo illecito nei confronti di Florestan possa venir scoperto, chiede a Rocco di uccidere Florestan, ma riceve un rifiuto: il che vuol dire che dovrà fare quasi tutto da solo con la sola eccezione della fossa.

Fidelio viene a conoscenza della cosa, ma non sa chi sia il condannato a morte e inconsapevolmente aiuta lo stesso Rocco nello scavare la fossa per il proprio marito. Alla fine tutto si risolve al meglio, anche grazie all’arrivo del funzionario con Florestan e Leonor che possono riabbracciarsi.

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