IO?DRAMA/ Concerto e intervista: ecco perché non ci hanno presi a Sanremo

- Luca Franceschini

Torna la band di Fabrizio Pollio, assenti dalle scene da un po’ di tempo. LUCA FRANCESCHINI è andato a sentirli in concerto e ha parlato con loro

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Io?Drama

Incominciavano a mancarci un bel po’, gli Io?Drama. Dopo il concerto al Carroponte del settembre 2012, in cui avevano dato l’addio al chitarrista Fabrizio Vercellino, la band di Fabrizio Pollio si era presa una pausa di riflessione. C’era da riposarsi dal lungo tour appena concluso, decidere dell’opportunità di far entrare un nuovo membro in formazione, lavorare sul nuovo materiale per dare un seguito a “Da consumarsi entro la fine”, il loro secondo disco, datato ormai 2010. 

Piano piano, i tasselli sono andati a posto: il gruppo si è riposato (per la verità Fabrizio neanche troppo, visto che ha continuato a girare l’Italia da solo, coi Rezophonic o con il suo nuovo progetto I Becchini), ha trovato un nuovo chitarrista nella persona di Giuseppe Magnelli e ha registrato il nuovo disco, che s’intitola “Non resta che perdersi” e che sarà disponibile a maggio. 

Nel frattempo, circa un mese fa, è uscito il singolo “Vergani Marelli 1”. Il brano è una vecchia conoscenza di chi segue abitualmente la band: presentato in anteprima dal vivo assieme ai brani dell’ep “Mortepolitana”, è stato poi lasciato fuori dalla track list definitiva, in attesa di nuove occasioni. Oggi questo ricordo amaro e scanzonato del periodo passato da Pollio in quella zona di Milano, diventa l’occasione per cantare della crisi e delle difficoltà che stanno togliendo la speranza a molti (“Che indifferenza fa, una vita in più?” canta nel ritornello) ma anche dei sacrifici che, in nome della musica, si fanno più che volentieri. 

Ed è proprio “Vergani Marelli 1” che dà il via alle danze al Circolo di Mariano Comense, la location prescelta per celebrare il ritorno dal vivo degli Io?Drama dopo sedici mesi di assenza. Per la verità c’era già stato il set di apertura ai Glasvegas ai Magazzini Generali di Milano, ma quello era stato più che altro un aperitivo, qui si parla di pasto completo. 

“Quella di Mariano Comense è stata un po’ la data zero di quello che sarà il nostro nuovo giro di concerti – mi ha detto qualche giorno dopo Fabrizio, che ho raggiunto al telefono proprio per scambiare due chiacchiere su questa serata – stiamo mettendo in piedi uno spettacolo nuovo, ci presentiamo con un nuovo chitarrista, io ora suono il basso e non più la chitarra acustica, quindi nel complesso il nostro suono è cambiato, abbiamo anche un po’ di roba elettronica preregistrata… Insomma, un po’ di novità che volevamo essere sicuri che funzionassero. Abbiamo scelto Mariano Comense perché non è Milano: quella non ce la volevamo giocare subito, aspettiamo di avere il disco fuori prima di andare a suonare là!” 

E le portate più attese, rimanendo sulla metafora culinaria, erano senza dubbio i brani del nuovo album: ne sono stati proposti tre, oltre al singolo, che, pur bello, è forse il meno interessante e quello più in linea col disco precedente. Notevole è risultata “Non resta che perdersi”, con un incedere marziale e una linea vocale della strofa che mi ha ricordato molto i CSI. Di grande impatto anche “Il sasso e lo stivale”, che inizia come una ballata ma sfocia presto in un’esplosione di chitarre che non eliminano tuttavia la carica melodica che da sempre contraddistingue questa band. È presto per giudicare, ma sembra proprio che questo nuovo lavoro potrebbe risultare il più duro della carriera della band. Il violino di Vito Gatto rimane fondamentale nella definizione del sound ma le chitarre di Giuseppe Magnelli (che sembra già perfettamente integrato nell’organico) sono davvero potenti. Se a tutto questo aggiungiamo che Fabrizio Pollio ha abbandonato l’acustica in favore del basso, possiamo capire come l’impatto complessivo sia risultato molto più massiccio.

A metà show, arriva l’annuncio che anche loro hanno provato quest’anno ad andare a Sanremo. “Ma evidentemente – dice divertito Fabrizio dal palco – se state ascoltando il pezzo è perché non ci hanno preso. Chissà perché? Ho una mezza idea che il testo possa c’entrare qualcosa…”. In effetti “Babele” ha un grande potenziale radiofonico (del resto questi ragazzi le canzoni le sanno scrivere, lo hanno già ampiamente dimostrato) ma non risulta esattamente in linea con il buonismo a buon mercato che spesso e volentieri ci viene propinato dall’Ariston. Peccato, perché in un’edizione coraggiosa come quella di quest’anno, ce li avrei visti più che volentieri. 

Per il resto, il numerosissimo pubblico ha fame di cose conosciute, ragion per cui i grandi classici non mancano: c’è “Musabella”, proposta insolitamente come seconda ma che non fallisce nel suo compito di infiammare gli animi, c’è “Auto aut aut” che come al solito scatena il pogo tra le prime file, c’è la profondissima ballata “Nel naufragio”, che è una delle cose più belle realizzate in Italia negli ultimi vent’anni (non esagero. Del resto esiste youtube, scopritelo da soli). Arrivano anche cose più vecchie come “Acquaragia”, preceduta dal solito assolo di violino da parte di Vito. Poi una versione completamente riarrangiata di “China sulla fine del mondo” e una “Pelle liscia” che si stravolge in un’orgia rave degna dei migliori Primal Scream. 

Da “Mortepolitana” viene proposta solo “Il fotografo”, per altro il brano più emozionante, almeno per chi scrive. A chiudere il tutto, arriva la sempre presente “Il testamento di un pagliaccio”: un manifesto poetico che forse risulta un po’ superato, alla luce della notevole crescita lirica di Pollio. Ma i fan la amano e dal vivo ha sempre un impatto dirompente. Logico che non se ne vada più dalle setlist. Un concerto intenso ma breve, in definitiva, più breve rispetto agli standard a cui il gruppo ci aveva abituato negli ultimi tempi. 

Quando gli chiedo se sia rimasto contento di questo show, la sua risposta è netta: “Dimmelo tu! Ti è piaciuto?” Rispondo che sì, è stato un gran concerto ma che, a conti fatti, un po’ la sua chitarra acustica mi è mancata. 

“Con questo disco abbiamo voluto creare un nuovo sound nel quale l’acustica non era prevista. Lo so che si potrebbe pensare che l’abbiamo fatto per esigenze di formazione, perché non abbiamo mai avuto un bassista fisso e cose così. In realtà è stata una scelta voluta. Ma a te che sei un fan dell’acustica, anticipo che ne sentirai molta sul mio disco solista, che pubblicherò a breve. Vedi, gli Io?Drama hanno una loro estetica particolare di cui io faccio parte solo per un quarto, visto che ci sono altre tre persone assieme a cui penso i pezzi. Normalmente compongo io ma ci sono poi tante cose che lascio fuori perché le riteniamo non adatte alla band. Ecco, alcune di quelle finiranno sul mio disco e saranno canzoni pensate per chitarra e voce, con l’aggiunta al massimo di qualche strumento di contorno. Sono pezzi che propongo da anni nei numerosi live che faccio da solo in giro per l’Italia. Quest’anno avrò fatto almeno un centinaio di concerti di questo tipo. Sono un artista che punta tutto sulla dimensione live per cui il mio primo feedback è quello col pubblico. Mi piace provare i pezzi in anteprima per vedere come vengono accolti, non sono certo uno di quelli che è geloso delle cose che scrive! Infatti anche “Vergani Marelli 1″ era nata come un mio pezzo solista ed era già stata eseguita più volte dal vivo. Poi, con l’arrivo di Giuseppe, ci siamo decisi a darle una nuova veste tutti insieme ed ha funzionato.” 

Obbligatorio a questo punto chiedere del nuovo innesto, soprattutto alla luce del fatto che, quando ci parlammo l’ultima volta, circa un anno e mezzo fa, mi aveva detto che non era sicuro che gli Io?Drama avrebbero reclutato un altro chitarrista. “In effetti non abbiamo mai pensato di prendere qualcuno per forza. Sul piatto c’erano diverse idee, tra cui quella di reclutare un session man esclusivamente per i concerti, visto che già sul nuovo disco ho suonato io tutte le parti di chitarra. Ma ci siamo anche detto che, se proprio fosse arrivato uno dal cielo che avesse fatto al caso nostro, lo avremmo preso senz’altro. Bene, io e Giuseppe ci conosciamo dai tempi dell’università. Lui suonava nei Grenouile, band che io amavo molto e con cui abbiamo diviso parecchi palchi., oltre che la stessa etichetta, visto che anche loro incidevano per Via Audio Records. Siamo sempre stati i suoi primi fan e lui è sempre stato il nostro primo fan. Abbiamo sempre saputo che, se mai un giorno avessimo dovuto cambiare chitarrista, quella sarebbe stata la nostra prima scelta. E così è stato: Vito ha lasciato la band, i Grenouile si sono sciolti per cui non ho fatto nient’altro che mandargli un sms con scritto: ‘Sali a bordo?’. Lui ha risposto di sì e dunque eccoci qui. Personalmente, usando una metafora calcistica, Giuseppe è il bomber che abbiamo sempre voluto!” 

Gli comunico la mia impressione positiva sui nuovi pezzi e voglio sapere cosa ne pensa di questo indurimento del suono che mi è parso di sentire: “C’è stato sicuramente un certo indurimento ma non è una cosa così sorprendente. Gli Io?Drama nascono come band che, nel suo piccolo, ha sempre cercato di sperimentare, di fare qualcosa fuori dal comune. Ho sempre amato band come i Joy Division che, con pochi mezzi, tiravano fuori un sound perfettamente riconoscibile. Quando avevamo io 22 anni e Vito 18, il nostro suono era quello che puoi sentire su “Pelle Liscia”. Poi, maturando, abbiamo virato verso qualcosa di più classico, inserendo molta più melodia. Con “Mortepolitana” volevamo fare qualcosa che ci definisse maggiormente ma non è uscito bene, si sente che è un lavoro nato in un periodo di instabilità. Per cui, con “Non ci resta che perdersi” l’idea era quella di recuperare un po’ di arroganza e sentirai che in effetti è un disco che di arroganza ne è pieno!”   

Il discorso si sposta poi sul produttore Niccolò Fragile, che è un pezzo grosso della musica italiana: “Ci ha chiamato e ci ha detto: ma voi vi arrangiate i pezzi da soli? Gli abbiamo risposto di sì e lui, molto tranquillamente, ci fa: ok, allora ci sentiamo più avanti!” Ci ha detto che ama tutti quei gruppi come Muse o Depeche Mode che hanno un’impronta caratteristica, indipendente dal produttore che si scelgono. Per cui ci ha detto che con noi, sicuramente si sarebbe divertito. ‘Voi fate le vostre canzoni come meglio credete, io penserò a farle suonare come mai voi potreste fare.'” 

La mia curiosità a questo punto è salita un bel po’ ma a quanto pare ci sarà ancora da attendere: “Al momento siamo in fase di missaggio, uscirà a maggio, non prima. A quel punto inizieremo a suonare dal vivo in maniera massiccia, come abbiamo sempre fatto.” 

Ancora qualche mese di attesa, dunque, ma per ora le premesse ci sono tutte: “Non resta che perdersi” segnerà un altro grande passo nel cammino artistico degli Io?Drama. Diventeranno uno dei più grandi gruppi rock del nostro paese? Personalmente, per quanto mi riguarda, credo che lo siano già. Ma ci sono ancora ampie possibilità di crescita… 

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