GOV’T MULE/ Un Capodanno unico e irripetibile sulle orme degli AC/DC

- Lorenzo Randazzo

Le serate di Capodanno offerte dai Gov't Mule sono eventi unici e irripetibili. LORENZO RANDAZZO ci racconta di cosa si tratta. L'ultimo evento dedicato agli AC/DC

mulenye_R439 Gov't Mule

Negli ultimi anni chi ha trascorso il capodanno a Broadway, in una delle 2.894 poltroncine del vecchio Beacon Theatre, ha avuto la fortuna di vedere uno spettacolo esclusivo ed irripetibile. La trama anno dopo anno è cambiata eppure gli attori sono sempre stati gli stessi. Con la sola eccezione del 2008, da oltre dieci anni, lo storico teatro newyorchese festeggia l’arrivo del nuovo anno con la musica dei Gov’t Mule.  E ogni appuntamento regala emozioni uniche perché sempre particolari sono le interpretazioni e le set list delle serate. Un appuntamento fisso per gli appassionati della jam band di Asheville che per l’occasione confluiscono da ogni dove.

Durante le serate di Capodanno, così come in quelle di Halloween, vengono eseguiti interi set tematici dedicati a singoli artisti o band. Lo scorso Ognissanti è stato il turno di Neil Young e nel precedente New Year’s Eve i Muli hanno pagato tributo ai Doors con anche Robby Krieger sul palco. In passato è stato il turno dei tre King della musica (Freddie King, Albert King e BB King), dei Rolling Stones (Stoned Side of the Mule), di Joe Cocker (Mad Dogs & Englishmen), dei Led Zeppelin e della Jimi Hendrix Experience. In venti anni i Gov’t Mule hanno eseguito dal vivo oltre mille canzoni differenti di più di duecento artisti (i Beatles sono i più coverizzati).

Proprio poco prima di Natale è stata messa in commercio una di queste esibizioni “The Dark side of the Mule”, il concerto di Halloween 2008 in cui i Mule interpretano i Pink Floyd. In questo caso i Gov’t Mule un piccolo vantaggio lo avevano: il batterista Matts ha militato nei Blue Floyd, cover band del gruppo inglese, e pure Haynes vanta alcune occasionali partecipazioni. Per molte band è abitudine diffusa presentare nei propri show alcune cover. Non è invece da tutti mettersi in gioco, fare proprio e rivisitare il lavoro di un altro artista soprattutto quando già si dispone di un proprio repertorio (pure consistente) da presentare e da promuovere. Ma anche questo è parte del mestiere di una Jam Band come lo erano i capostipiti Grateful Dead.

Buona parte delle esibizioni della band di Warren Haynes può essere scaricata a pagamento nei vari formati sul sito Muletracks.com che raccoglie diverse centinaia di concerti. Tra questi è già disponibile “Back at the Beacon”, la sera di San Silvestro 2014. Quello che sarebbe stato il tema della serata lo si poteva immaginare dalla locandina di presentazione del concerto: scritta bianca su sfondo nero che rimanda all’album Back in Black e il lighting bolt tra Gov’t e Mule. Inoltre per sgombrare il campo da ogni equivoco come scenografia dietro al palco una grossa scritta “Mule” con lo stesso font degli AC/DC. 

Eppure il primo set si apre con brani autografi No Reward, Scared to Live e Captured tratti dall’ultimo album di inediti Shout! Una prima cover è Politician brano dei Cream presentato come unica Jam insieme a Fool’s Moon. Non mancano poi i classici dal vivo come Banks of the Deep End, Painted Silver Light e Time to Confess.

Railroad Boy è stupenda: un traditional folk già presente in By a Thread arrangiato in chiave rock “alla Led Zeppelin”. Non manca nemmeno lo strumentale Allmaniano  Kind of bird da Shades of two World composto dallo stesso Haynes e da Dickey Betts. Infine Bring on the music, già brano migliore di Shout!, è incendiario e fornisce un primo assaggio di una serata a forti tinte hard rock.

Per il secondo set si unisce ai Muli Myles Kennedy, voce e chitarra degli Alter Bridge nonché cantante della band di Slash con cui i Muli avevano già collaborato in Shout! per la canzone Done Got Wise. 

Countdown, 3-2-1… Happy New Year New York City e il nuovo anno ha inizio direttamente nell’infermo con le note di Highway to hell. Da subito fa un certo effetto sentire una canzone degli AC/DC con una voce che non sia quella di Bon Scott o di Brian Johnson. La partenza sembra un po’ contratta, il suono e la voce non appaiono così fluide ma si tratta solo di abituare l’orecchio alla voce melodica e pulita di Myles e al sound Southern dei Muli per apprezzare fin da subito lo spirito della performance. 

Infatti con la successiva, la strepitosa Let There be Rock, tutto si sistema. Una annotazione: per queste esecuzioni volutamente viene lasciato poco spazio alla fantasia interpretativa. I brani non vengono né stravolti (lo fanno decisamente di più con i loro) e nemmeno rimangono fedeli all’originale, l’intenzione è solo quella di pagare tributo ad una band fondamentale per la storia del rock e di offrire un regalo ai propri fans. Pertanto non c’è margine per estensioni ritmiche, per virtuosismi chitarristici e per improvvisazioni musicali: T.N.T, Problem Child, Dirty Deeds Done Dirt Cheap, Whole Lotta Rosie e via via tutte le altre si riconoscono sin dalla prima nota.

Dal vivo non si può certamente replicare lo spettacolo faraonico della band Australiana pertanto i Muli sul palco adottano qualche espediente: i rintocchi a morte delle campane infernali di Hells Bells sono sostituite da un grosso Gong cinese, mentre lo stuolo di cannoni napoleonici di For those about to Rock sono rimpiazzati da moderne bordate di cannone.

Warren Haynes: “È da anni che stavamo parlando di fare un set dedicato agli AC/DC ma la voce è un po’ fuori dalla mia gamma vocale. La Voce di Myles è più alta della mia ed il fatto che fosse disponibile quest’anno è stato grandioso. È la persona più indicata per farlo e io posso concentrarmi nel suonare la chitarra”. Tutte le diciotto cover sono cantate da Myles fatta eccezione per Ride on dove Warren con la sua sei corde conquista il centro del palco e si impossessa anche del microfono; con la chitarra aggiunta di Myles il lento blues diventa il brano più fantasioso e improvvisato del set.

Tutte le canzoni sono dei primi AC/DC dal 1975 al 1981 (fino a For Those about to Rock) e si tratta non solo di un “Best of” con brani “saccheggiati” prevalentemente da Back in Black (Shoot to Thrill, Rock and Roll ain’t noise pollution, Back in Black, You Shock me all night long e la già citata Hells Bells) ma anche di canzoni che non vengono eseguite da anni dalla band Australiana e che difficilmente verranno più proposte come Night Prowler o Beating Around the Bush.

La conclusione è per l’unico bis It’a long way to the top (if you wanna rock’n’roll), canzone che Brian Johnson non esegue mai in concerto, in cui il suono originale della cornamusa dello scozzese Bon Scott è ingegnosamente sostituito dalla tastiera e dalla tromba di Danny Louis.

Il capodanno al Beacon è questo: trenta canzoni e quattro ore di musica, una vera e propria maratona rock. Unica, imprevedibile e irripetibile.





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