LE STORIE/ Il senza tetto che suona il piano e il detenuto che piange (video)

- Paolo Vites

Cinquant’anni, senza casa e senza lavoro, un ex marine è finito per la strada. Un detenuto ha invece trovato un giudice speciale, le storie. di PAOLO VITES

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Donald Gould

C’era una vecchia canzone di Joni Mitchell che più o meno diceva: “Nessuno si fermava a sentirlo suonare, nessuno lo aveva mai visto alla televisione, ma quell’uomo da solo suonava davvero bene, e lo faceva gratis”. La canzone, For Free, era una riflessione sul suo ruolo di star super pagata che viaggia in limousine e ha folle adoranti e un musicista di strada che suona per qualche spicciolo. Ma non c’è differenza nel risultato finale: tutti e due fanno bella musica, anzi, sembra suggerire la Mitchell, lui forse ne fa anche di migliore.

La musica arriva dal cuore, e se uno lo ha al posto giusto, non è un problema di soldi. La fai comunque, perché non puoi tenertela dentro, devi farla uscire se no stai male. La devi regalare, magari farai sentire bene qualcuno che passa di lì in fretta.

Donald Gould potrebbe essere il protagonista della canzone di Joni MItchell. Cinquant’anni, senza lavoro e senza casa, è un ex marine, un veterano dell’esercito americano. Magro, pelle e ossa, i capelli lunghi e sporchi, una barba anche quella lunga e incolta. Uno dei tanti barboni che popolano le strade delle opulente città del ricco occidente. A Saratoga, dove sopravvive più che vivere, in Florida, hanno messo un pianoforte su un marciapiede, a disposizione di chi voglia fermarsi e suonarlo. Una cosa bella. Un invito alla bellezza nel caos delle nostre metropoli. Come dire, dai fermati qualche minuto e pensa qualcosa di bello, esprimilo, mettilo in comune. 

Donald, che dopo il servizio militare sognava di diventare insegnante di musica, nel 1998 ha perso la moglie. Il dolore per la perdita della donna che amava lo ha buttato in mezzo alla strada, si è dato alla droga e all’alcol per cercare di mettere a tacere il dolore. Ha perso tutto, casa e lavoro. Ma ha trovato qualcosa.

Ha trovato quel pianoforte sul marciapiede e un giorno si è messo a suonare. Poi lo ha fatto di nuovo, finendo per farlo quasi tutti i giorni. Donald ha perso tutto, ma non ha perso il suo cuore. Nella sua devastazione umana è rimasto il desiderio del bello, un modo per sconfiggere il dolore, anzi celebrarlo, più forte di droga e alcol. 

Suona le musiche di Bach, anche quelle di qualche rock star come Billy Joel. La gente se n’è accorta di quanto è bravo. Lo hanno filmato con i telefonini e i video dell’ex marine con i capelli lunghi e sporchi e le braccia ossute sono finiti su Youtube, dove in breve tempo sono stati visti da più di quattro milioni di persone. Ha detto che sperava di tirare su qualche moneta in quel modo, ma si capisce a sentirlo suonare che non era neanche quello, seppur giusto, desiderio a muoverlo. Lui suona per se stesso e probabilmente per la moglie morta. Per tenere vivo quello che resta di un cuore dolorante e ferito. La musica gli ha fatto ritrovare una presenza nello sguardo su di sé.

Adesso è finito in televisione dove lo hanno intervistato e il proprietario di un locale di Saratoga, ha promesso di assumerlo. Suonerà il piano in quel locale, magari ricomincerà una vita. Sono affari suoi, è il suo mistero.

Lui, come cantava tanti anni fa Joni Mitchell, “suona davvero bene e lo fa per niente, lo fa gratis, lui suona dolcemente e teneramente”. 

 

In un’altra città, sempre in Florida, a Miami-Dade, è accaduto qualcosa di altrettanto straordinario. Devono essere giorni straordinari da quelle parti, questi. Quando il cuore torna a sanguinare. 

Un tale, Arthur Booth, 49 anni, è finito in tribunale accusato di furto e resistenza alle forze dell’ordine. Il giudice, una donna, Mindy Glazer, ha sentenziato una cauzione di 43mila dollari, cifra che ovviamente lui non può pagare. Dopo aver così deciso, si è fermata e ha chiesto al detenuto: “Lei ha fatto le scuole medie alla Nautilus?”. Lui è rimasto scioccato, poi ha guardato bene il giudice ed è scoppiato in un pianto dirotto, mormorando Oh Dio oh mio Dio. Si erano riconosciuti. Due vecchi compagni di scuola, lei diventata giudice, lui un poco di buono.

Il giudice ha sorriso e ha detto che le dispiaceva di vederlo in quella condizione, poi ha aggiunto: “”Era il più dolce di tutti i ragazzi alle scuole medie, era il migliore di tutti. Giocavamo insieme a football, e guardate cosa è successo”. Lo ha detto non per giudicarlo, ma commossa anche lei. Mi dispiace tanto vederla qui, ha detto ancora, ma spero che riuscirà a cambiare strada e a rifarsi una vita. Poi sorridendo ha aggiunto: “L’unica cosa davvero triste è quanto siamo invecchiati”. Come dire, la vita non è finita, si può sempre ricominciare. Lui è stato portato via sempre in lacrime, come se lo sguardo diella ex compagna di classe adesso giudice avesse tolto da lui le sue scorie cattive, le sue tossine accumulate chissà perché, e adesso Arthur Booth poteva vedersi davvero per quello che è ancora, il ragazzo più dolce di tutti, il migliore di tutti.

Anche per lui, come per Donald, la vita potrebbe ricominciare. Succede, quando un cuore incontra un altro cuore. Come una presenza nello sguardo.



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