CLAUDIO CHIEFFO/ “Ho un amico grande grande”, al Meeting il nuovo disco per i 70 anni dalla nascita

- Paolo Vites

In occasione dei 70 anni dalla nascita, esce un nuovo disco di Claudio Chieffo, canzoni per bambini ma non solo. Si intitola “Ho un amico grande grande”, la recensione di PAOLO VITES

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La copertina del CD

L’autentico spessore, musicale e lirico, delle canzoni di Claudio Chieffo forse cominciamo a scoprirlo ora, a quasi dieci anni dalla scomparsa, quest’anno che di anni ne avrebbe compiuti 70. In questo senso si cala il nuovo cd pubblicato da Galletti-Boston in occasione del Meeting di Rimini, “Un amico grande grande”, contenente anche uno splendido libretto con le illustrazioni dell’artista Arcadio Lobato (più i testi e alcune foto). L’idea alla base, come dimostrano appunto le illustrazioni e la copertina del cd, era quella di raccogliere le canzoni dell’artista forlivese con maggiore attinenza ai piccoli, ai bambini, una sorta di catechismo in musica. 

Ma è davvero così? Proprio la riscoperta continua che le canzoni di Chieffo ci offrono mostrano piuttosto due cose: lo spessore profondo e misterioso delle sue canzoni e la tenerezza semplice e diretta della sua fede.

Ecco allora che le canzoni raccolte in questo disco possono sì essere pensate idealmente come rivolte ai piccoli, ma limitarsi a questo vorrebbe dire che si pensa alla fede cristiana come qualcosa di ridotto o, peggio, a compartimenti stagni. La fede è una esperienza unica, sebbene la vita tenda a dividere anch’essa, e Claudio Chieffo ha sempre dimostrato una purezza e una positività che – allora sì – si può associare a quanto Gesù disse una volta: “Se non ritornerete come bambini”.

Questo cd contiene quattordici brani, due dei quali del tutto inediti. Si tratta di Favola, composta nel 1978 e qui in una registrazione nello studio privato, la cantina della sua abitazione, tra il 2000 e il 2005 e L’uomo cattivo, composta addirittura nel 1965, anche questa registrata negli anni tra il 2000 e il 2005. Queste due registrazioni ci dicono un sacco di cose. Ad esempio come Chieffo amasse tornare e ritornare sul suo repertorio, lui per primo a indagare, a cogliere nuove sfumature, date dal tempo e dalla percezione esistenziale, a sfidare la validità della canzone stessa, che lui diceva sempre essere un atto creativo di cui non aveva il controllo, come se arrivasse da oltre. Sono registrazioni che danno accesso  a una dimensione privata e intima dell’artista che fa sobbalzare il cuore. 

Un altro esempio del modo particolarissimo con cui Claudio viveva la sua arte è Canzone di Benedetto, composta nel 1982 e incisa solo nel 2000, nel disco “Come la rosa”, un disco quello particolare, forse quello con i suoni e gli arrangiamenti migliori, a cura di David Horowitz, e la bella chitarra suonata da Jack Cavari. Dedicata al figlio omonimo, Canzone di Benedetto fa coppia con Martino e l’imperatore qui inclusa nella versione del 2000, benché scritta e già registrata nel 1977. Due canzoni per i due figli maschi, in cui i figli stessi sono solo lo spunto per arrivare a dichiarare come tutto senza la presenza di Dio rischia di frantumarsi, anche l’amore per i figli.

Nel disco anche due delle composizioni considerate leggere del cantautore, Quattro infermieri e Avrei voluto essere una banda, in una registrazione informale risalente al 1986 in cui risalta tutto il divertimento di Chieffo nel fare musica.

Gli altri brani compresi nel cd sono alcuni dei suoi più belli di sempre: L’amico, Quando uno ha il cuor buono, Non avere paura, Lasciati fare, I cieli e soprattutto Il seme, nella versione incisa nel 1999 con le belle chitarre di Fabrizio Scheda e Paolo Giovannini, un brano che schianta sempre il cuore per l’incredibile consapevolezza del proprio io che caratterizzava Claudio Chieffo. Un io umile che chiedeva sempre di essere amato. Lo diceva anche Luigi Giussani, quando ad esempio commentò il brano L’amico: “E’ lo sguardo penetrante di uno che, adulto nella fede, riconosce che tutta la propria grandezza dipende dal gesto di quella umiliazione di Dio, del chinarsi di Dio su di noi. Mi ha donato tutto il mondo. Come fa a donarci tutto il mondo? Ci dona il significato del mondo, perché Lui è il significato del mondo!”.

Alla fine del cd O presepe Gloria, quest’ultima nello splendido arrangiamento di Mark Harris dal disco del 1987 (una canzone per i martiri innocenti, i bambini non nati, gli amici scomparsi, i santi sconosciuti, oggi più attuale che mai).

Alla fine dell’ascolto sì, possiamo dirlo: sono canzoni per bambini. Con la speranza e l’augurio che torniamo davvero tutti a essere bambini così: “C’è Qualcuno con te, non ti lascerà mai, non avere paura, prendi i campi e vai”.

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