LETTURE/ “La musica al rovescio”: Mauro Meli si racconta

- Giuseppe Pennisi

Il libro di Mauro Meli La musica al rovescio – la musica classica ed il teatro d’opera raccontati da un grande direttore artistico. La recensione di GIUSEPPE PENNISI

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La copertina del libro

Perché ci si incammina su una professione così precaria, e così lasciata spesso agli umori degli amministratori locali (sindaci, assessori e quant’altro)? Si può unicamente rispondere che lo si fa meramente per passione. Tenendo conto i periodi di attesa (più o meno lunghi) tra un incarico e l’altro, nel corso di una vita professionale si guadagna tanto quanto un dirigente della pubblica amministrazione o di una media industria. Si hanno momenti così entusiasmanti  che si pensa di avere toccato il Cielo, ma anche delusioni profonde. Eppure rispondere che lo si fa ‘unicamente per passione’ è necessaria anche una grande dose di curiosità.

E’ questa la conclusione che traggo dalla lettura del libro di Mauro Meli La musica al rovescio – la musica classica ed il teatro d’opera raccontati da un grande direttore artistico (Ponte delle Grazie, 320 pp. € 18.60). 

Mauro Meli ha lavorato a lungo con Claudio Abbado a Ferrara per poi andare a dirigere teatri, festival e istituzioni musicali a Torino; Cagliari, Milano, Parma. Insegna economia delle aziende culturali presso il dipartimento di economia e management dell’Università di Ferrara e è, per la terza volta, al Teatro Lirico di Cagliari adesso nella veste di direttore artistico.

Quando ho preso in mano il volume mi aspettavo un saggio sulla situazione (non buona ma pessima) dei teatri e delle istituzioni musicali che potesse essere di ausilio al Governo ed al Parlamento nel cercare di mettere ordine al settore. Un libro pensato, però, anche come ausilio alla didattica ed in cui (come ha fatto di recente un musicologo di rango) l’autore si sarebbe tolto numerosi sassolini dalla scarpe – tenute ben allacciate – anche soffrendo per i sassi, per tanti anni della sua peripatetica vita da un teatro all’altro. 

In tal caso, La musica al rovescio avrebbe significato quello che c’è dietro le allocazioni del Fondo unico per lo spettacolo, un bilancio della legge delle fondazioni lirico-sinfoniche istituite con la legge del 29 giugno 1996 e successive modifiche, proposte per come migliorare la normativa. Un temo, insomma, per specialisti diretto a fornire l’esperienza dell’esperienza a chi ha il compito di governare il settore.

Invece, c’è  ben altro. Dopo un’introduzione sulla passione per la musica e la presentazione delle dramatis personae di una ‘commedia’ che dura da trent’anni, la vicenda è narrata in cinquantasei capitoletti (non necessariamente presentati in ordine cronologico o di importanza) in cui i tre decenni di attività,quasi sempre condivisa con ‘grandi nomi’ del teatro in musica (da Carlos Kleiber a Placido Domingo, senza tralasciare Lucio Dalla). 

Un libro che ricorda quella memorialistica francese in cui le atmosfere, i ritratti, gli affetti, i sentimenti intimi, il paesaggio sono più importanti dell’evoluzione dell’intreccio.

 In effetti in La musica al rovescio ci sono tante dramatis personae (gran parte dei personaggi della musica ‘colta’ degli ultimi trent’anni) ma non c’è vicenda. Perché essa è il ‘sottostante’: la storia di un amore , nato in gioventù ed ancora fresco come allora, in un mondo affollato da tanti personaggi , per lo più celebri ma anche meno noti, ed in tanti luoghi differenti. Tanto i personaggi quanto i luoghi sono descritti con una penna facile ed un pizzico di umorismo.

Un libro da leggere per capire perché la musica ci cambia la vita.



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