MICHELE D’AMBRA/ “Come l’alba”: un viaggio nel cuore dell’uomo

- Paolo Vites

Jazz, poesie, canzoni: è il bel disco del molisano Michele D’Ambra “Come l’alba” un viaggio intenso ala scoperta del Mistero che fa ogni cosa. La recensione di PAOLO VITES

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Michele D'Ambra

Un disco che assembla voci diverse,  riflessioni recitate e canzoni vere e proprie è certamente qualcosa diverso da quello che fa qualunque cantautore, che scrive le sue canzoni e se le incide. Non è questo il solo fatto che colpisce del bel disco di Michele D’Ambra, ottimo pianista e bella voce, “Come l’alba”, ma è già un dato indicativo. Spostare l’attenzione da se stesso per allargare l’abbraccio musicale condividendolo con altri. E’ il segno di un modo di intendere la vita.

Poi ci sono le canzoni, belle, toccanti, appassionate e la classe dei musicisti che hanno lavorato a questo disco di impostazione raffinatamente jazz. D’Ambra, che non è un professionista, racconta di aver inciso questo disco dopo che suo figlio lo aveva sentito cantare alcune canzoni. Gli ha chiesto di chi erano e per Michele si è aperta l’autostrada dei ricordi, quando le aveva composte anni prima e ha così deciso di metterle finalmente su disco.

Un disco che si apre con la voce recitante di Nicola Sorella su un affascinante sottofondo di pianoforte e che introduce all’intimità segreta dell’autore, che adesso diventa pubblica, Per la Tua gloria.

Quello di D’Ambra è un viaggio, è la sfida lanciata da un Altro al nostro essere uomini poveri e miserabili, un gesto d’Amore da cogliere per ritrovare se stessi (“I tuoi occhi, la mia paura, ma chi sei, cosa vuoi, perché mi chiami? Sono stanco, non ho voglia di sentire nessuno” canta in Io e…). Diversi sono i reading affidati a voci diverse che intervallano le canzoni, tra cui A Edith Stein.

Non siamo davanti all’usuale repertorio finto-sentimental-gioioso che ammorba gran parte delle chiese italiane. Come Claudio Chieffo, da cui D’Ambra ha preso più di qualche cosa come ispirazione (ad esempio in Per Gianluigi, cantata splendidamente dalla brava Laura Aguzzoni), si tratta del viaggio nel travaglio e nella gioia di una esperienza che mai lascia tranquilli, ma apre squarci di ferita e di desiderio.

Musicalmente, tra i pezzi che colpiscono di più, l’intensa Luna, su un tappeto sonoro squisitamente jazz, e una melodia di grande intensità; la briosa Aurora dove la voce di D’Ambra piace particolarmente nella sua ruvida profondità; la melodia folk di E canta, affidata alla bella voce di Elissa Giuditta e Roberta D’Ambra (su testo di Tagore, il poeta bengalese); la già citata Per Gianluigi affidata alla voce di Laura Aguzzoni, bellissima, con pianoforte e violoncello.

Un viaggio che si conclude con una certezza: Resurrezione (“I miei occhi cercano il tuo cammino dammi la forza di continuare”) affidata alla voce del bravo Gianni Aversano.

Un disco curato in ogni dettaglio, anche il nel libretto interno con i testi, foto, acquerelli. Un disco che trasuda Amore. Un viaggio, nel cuore dell’uomo. 

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