“Nadia Toffa e la Terra dei Fuochi”/ Migliaccio “Era furiosa per quel mostro e poi..”

- Silvana Palazzo

Nadia Toffa e la Terra dei Fuochi: parla Alessandro Migliaccio. “Era furiosa per quel mostro e poi…”, dice l’autore de Le Iene

nadia toffa verissimo
Nadia Toffa a Verissimo

Alessandro Migliaccio, giornalista d’inchiesta napoletano e autore de “Le Iene” sin dal 2001, ricorda Nadia Toffa. Si sono conosciuti nel 2009, poco dopo l’arrivo della giornalista bresciana nella redazione del programma di Italia 1. Dopo alcuni servizi a Napoli, l’inviata si è concentrata sulla Terra dei Fuochi e i picchi di tumori, in particolare infantili, tra gli abitanti del cosiddetto “triangolo della morte”. Migliaccio la ricorda come «una donna eccezionale, professionista straordinaria». Con lei aveva «un legame molto intenso e affettuoso». E quindi nell’intervista rilasciata a Il Mattino spiega: «Mi mancherà tanto e mancherà a tutte le persone che ha conosciuto». Migliaccio ha ricordato come viveva Nadia Toffa i servizi nella Terra dei Fuochi: «Era molto coinvolta, spesso in auto – quando spegnevo la telecamera – mentre tornavamo si sfogava e si incazzava per tutte quelle persone ammalate, per i bambini con poche speranze di vita perché il mostro, come lo chiamava, li stava uccidendo».

“NADIA TOFFA E LA TERRA DEI FUOCHI”: PARLA ALESSANDRO MIGLIACCIO

Per Nadia Toffa quello della Terra dei Fuochi non era un problema di inquinamento ambientale. «Le dissi che secondo me respiravano un’aria piena di veleni e lei replicò “vieni da me a Brescia e il veleno te lo faccio sentire io nell’aria della mia città”». Ora, quando riflette su quell’episodio, pensa: «Forse potrebbe essere vittima di una Terra dei fuochi del Nord». Una cosa è certa per Alessandro Migliaccio: fare la Iena per Nadia Toffa non era solo un lavoro. «Era una missione: doveva aiutare il prossimo». L’autore ricorda a Il Mattino che la giornalista amava fermarsi a parlare con la gente, anche a telecamere spente, creando così un legame fortissimo, che è testimoniato peraltro dall’ondata di affetto durante la malattia e dal dolore per la sua morte. «Nadia non era una persona comune, ma assai speciale. Se entravi nella sua vita, ci restavi per sempre». Migliaccio però ha un grande rammarico: «A Pasqua mi ha scritto che forse scendeva a Napoli. “Aspetto il via libera e corro”». Dovevano lavorare a temi sociali forti. «Ma non ha fatto in tempo a rivedere la sua amata città».



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