Nadia Toffa, mamma Margherita/ “Stiamo portando avanti le sue battaglie”

- Davide Giancristofaro Alberti

Nadia Toffa, mamma Margherita Rebuffoni parla della figlia al Corriere, e delle numerose battaglia che sta portando avanti assieme alla Fondazione

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«Queste interviste mi fanno bene, mi distraggono. Mi sembra di averla accanto». Così parla Margherita Rebuffoni al Corriere della Sera, la 71enne mamma di Nadia Toffa, compianta inviata de Le Iene scomparsa negli scorsi mesi dopo una breve malattia. In casa non ci sono decorazioni, non ci sono alberi ne presepi, ne luci, ma lo spirito di Nadia è presente: «Lei ci sarà, c’è – afferma ancora la mamma – la sento, ho fede. Abbiamo parlato tanto del dopo, credeva nella reincarnazione. Diceva: “Mamma, meno male che ti ho incontrata. A te posso aprire l’anima”». Nadia e la mamma hanno vissuto in simbosi i 21 mesi della malattia che lo scorso agosto l’ha portata via. «È sempre stata un peperino, un terremoto piacevolissimo. Quanto mi faceva preoccupare con le sue inchieste… Quando è andata in Iraq non ho dormito fino al suo rientro in Italia». I primi 18 mesi sono state assieme a Milano, dove Nadia si divideva fra le terapie e il lavoro: «Ho imparato di più in quell’anno e mezzo con lei che in tutta la mia esistenza. Avrei fatto qualunque cosa per accontentarla e lei mi ha permesso di accudirla. Le medicine però andavano controllate ogni giorno, era complicato…».

MAMMA MARGHERITA: “IN ESTATE RACCONTATI A NADIA UNA BUGIA…”

Poi la mamma di Nadia ha dovuto raccontare una piccola/grande bugia alla figlia poco prima di morire: «All’inizio dell’estate – racconta – le ho raccontato una bugia: le ho detto che ero debilitata, che avevo bisogno di essere ricoverata alla Domus Salutis per delle cure. E le ho chiesto di venire con me, visto che avevamo promesso di non lasciarci. Non sapeva che è una struttura per malati terminali. È venuta a mancare lì, il giorno prima mi sono accorta che era cambiata. Ho cercato di affrontare la sua malattia con rispetto. “Quando vuoi, vola tesoro mio”, le sussurravo». La signora Margherita ha dovuto affrontare altre sofferenze nella vita, come la morte della sorella Marilena, quando aveva appena 21 anni: «Se ne vanno sempre i più buoni – sottlinea – per questo dicevo a Nadia di fare la cattiva… Lei i cattivi non li perdonava. Si è consumata per la difesa dei bambini, anche se non voleva farne per via del suo lavoro. Ripeteva che non si immaginava vecchia…». Il giornalista del Corriere della Sera, racconta poi del crollo emotivo della mamma di Nadia, che ad un certo punto è scoppiata in lacrime: «Non so se siamo all’inferno o al purgatorio, ma di sicuro questo non è il paradiso. La vita è dura, per tutti… Quando sono andata in pensione per qualche tempo ho frequentato Psicologia a Padova, e ora la psicanalisi mi sta aiutando, ma il lutto va affrontato da soli».

Lo scorso mese è uscito il libro “Non fate I bravi” di Nadia Toffa (che ha voluto riprendere proprio le parole della mamma), una serie di testi che l’ex Iena ha scritto negli ultimi mesi prima di morire: «La sorprendevo mentre digitava sullo smartphone al buio – dice ancora la mamma – in totale ha scritto oltre 450 testi. Mi aveva chiesto di farli avere a Lorenzo Fazio (direttore editoriale di Chiarelettere, ndr)». Parte dei proventi andranno alla Fondazione Nadia Toffa, in difesa delle persone più deboli, ma anche al Besta (centro tumori di Milano) e alla Santissima Annunziata di Taranto, dove il prossimo 20 dicembre il reparto di oncoematologia pediatrica sarà intitolato proprio a Nadia. «Stiamo portando avanti le sue battaglie – ha concluso la signora Margherita – forse adesso che è venuta a mancare ha più potere di quando era in vita… Prima ero una donna quieta, introspettiva: l’energia che ho ora è la sua. Mi ha insegnato l’autostima. Mi diceva: “Mamma, ricordati che esisti. E quando non ci sarò più la tua vita deve andare avanti, perché la vita è sacra. Non sprecarne nemmeno un minuto. Io ti starò accanto”».





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