Nei pangolini virus simile a Coronavirus/ Questo “formichiere” è l’ospite intermedio?

- Silvana Palazzo

Nei pangolini è stato individuato un virus simile a Coronavirus: questo “formichiere” è l’ospite intermedio di Sars-Cov-2? Parla il professor Edward Holmes

pangolino pixabay
Pangolino (Foto: Pixabay)
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Sulla “nascita” del nuovo Coronavirus continuano a interrogarsi gli scienziati di tutto il mondo. Nello specifico, si cerca di risolvere il complesso “rompicapo” relativo al salto dagli animali all’uomo di Sars-CoV-2 che ha prodotto la pandemia che sta dilagando in tutto il mondo. Le prime risposte sono arrivate da uno studio italiano che vi abbiamo riportato nelle scorse settimane, ora interviene il professor Edward Holmes, un virologo che lavora nella School of Life and Environmental Sciences e la School of Medical Sciences dell’Università di Sydney. L’esperto ha lavorato a stretto contatto con i colleghi cinesi e in tutto il mondo per riuscire a “sbloccare” il codice genetico del virus da cui nasce l’infezione Covid-19 per scoprirne le origini e tutti gli elementi utili che possono favorire lo sviluppo di un vaccino. Comprendere il percorso evolutivo del virus è fondamentale infatti per combattere la pandemia e individuare minacce future di altri coronavirus. «Il ruolo dei pangolini nella comparsa di Sars-CoV-2 non è ancora chiaro, ma è sorprendente che il virus nel pangolino contenga alcune regioni genomiche che sono strettamente correlate al virus umano». Il suo studio, dunque, identifica nei pangolini i possibili ospiti intermedi per il Sars-CoV-2. Da qui la richiesta che vengano rimossi dai mercati umidi per prevenire la trasmissione del virus all’uomo.

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I PANGOLINI E IL CORONAVIRUS “ALRI VIRUS CHE POTREBBERO COLPIRCI”

«La fauna contiene molti coronavirus che potrebbero potenzialmente passare all’uomo in futuro», ha dichiarato il professor Holmes. Proprio la pandemia di Covid-19 deve insegnarci che bisogna vietare il commercio di animali selvatici e quindi i cosiddetti “mercati umidi”. Lo stesso Holmes ha lavorato allo studio pubblicato su Nature Medicine che smentisce l’ipotesi che il nuovo coronavirus sia stato prodotto in laboratorio. Usando l’analisi comparativa dei dati genomici, gli scienziati hanno dimostrato che Sars-CoV-2 non è un virus manipolato. «Non ci sono prove che sia uscito da un laboratorio. In realtà, questo è lo scenario da cui vi mettevamo in guardia». Il professor Holmes oggi ha pubblicato un commento sulla rivista Cell col collega Yong-Zhen Zhang del Centro clinico di salute pubblica di Shanghai e della School of Life Science at Fudan University. I due scienziati hanno esaminato i campioni prelevati dal mercato umido di Wuhan, dove si ritiene che il virus abbia avuto origine. E in tal senso sono arrivate conferme. Ma fanno notare che «non tutti i primi casi sono associati al mercato, quindi la storia potrebbe essere più complicata».

Dallo studio è emerso che «i coronavirus hanno chiaramente la capacità di saltare i confini della specie e di adattarsi ai nuovi ospiti». Da qui la convinzione che «in futuro ne possano emergere altri». Trovare la strategia giusta oggi è importante dunque anche in chiave futura. Per questo chiedono la sorveglianza dei coronavirus animali nei mammiferi. È noto che i pipistrelli sono portatori di molti coronavirus, ma non sappiamo bene quali altre specie possano farlo e che potenziale hanno per emergere nell’uomo. Inoltre, suggeriscono di contrastare il commercio illegale di animali selvatici e di rimuovere mammiferi e fauna selvatica dai mercati umidi.

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