Nek, dall’adolescenza passata in chiesa, al lavoro coi sacerdoti/ “Ho imparato che la fede non è finita”

- Rossana Briga

Un Nek insolito racconta delle sue esperienze all'interno dell'oratorio, dove ha scoperto la musica, e dei suoi viaggi con un compagno di avventure che l'ha aiutato a capire cos'è la fede

nek microfono sanremo SCREENSHOT 2023 640x300 Foto Matteo Rasero/LaPresse 06 Febbraio 2019 Sanremo, Italia Spettacolo Festival di Sanremo 2019, seconda serata Nella foto: Nek – Mi farò trovare prontoPhoto Matteo Rasero/LaPresse February 06th, 2019 Sanremo, Italy Entertainment Sanremo music festival 2019, second evening In the photo: Nek – Mi farò trovare pronto

Nek e il passato in oratorio: “Un posto molto ricco di esperienze”

Ci sono eventi e persone che ti segnano per sempre, accompagnandoti, nel bene o nel male, per tutta la vita. Nek, al secolo Filippo Neviani, ha deciso di parlare dell’importanza che hanno avuto i sacerdoti nella sua vita. Nato a Sassuolo, il cantautore cinquantunenne – come molti di noi – ha vissuto tanti momenti in oratorio durante la sua infanzia ed adolescenza. Questo gli ha permesso di avvicinarsi alla Chiesa, ma soprattutto ai sacerdoti: uno in particolare, don Davide Banzato, gli è rimasto particolarmente nel cuore per tutte le esperienze condivise in giro per il mondo.

Se noi tutti lo conosciamo come l’uomo-rocker, che dà tutto sé stesso sul palco, nell’intervista rilasciata all’Avvenire scopriamo un lato più intimo e meno conosciuto di Nek. “Senza alcun dubbio”, si legge nell’articolo “i sacerdoti sono stati importanti nella mia formazione. Negli anni ’80 c’erano le messe rock ed io facevo l’animazione. C’erano dei sacerdoti di passaggio che erano trascinatori di folle, entusiasti del loro ministero”.

Nek e i viaggi con Don Davide

Sempre tramite l’intervista sull’Avvenire, scopriamo che Nek ha affrontato diversi viaggi in giro per il mondo con un sacerdote in particolare, don Davide Banzato. Il cantante racconta così le loro esperienze più importanti: “Con lui ho condiviso tanti momenti, che mi hanno fatto conoscere l’uomo e non solo il pastore. Abbiamo fatto dei viaggi insieme, delle esperienze attraverso le povertà del mondo”.

Uno in particolare è rimasto impresso nella memoria di Nek: quello fatto in Brasile, dove ha potuto constatare sul campo il reale significato del lavoro di don Davide. “Ricorderò per sempre un viaggio in una favela: ho toccato con mano quello che Don Davide fa. Dagli incontri per la strada, alle iniziative per cercare di avvicinare i più emarginati. Ecco, lì tocchi con mano la chiamata di un sacerdote. È un compito estremamente complicato, che porta via tempo, energia fisica e mentale”, continua nell’intervista.

Nek e la fede infinita

Nel momento in cui ha toccato con mano ciò che accade nel mondo e quello che le persone cercano di fare sul campo, Nek ha realizzato cosa significhi essere un sacerdote e cosa voglia dire realmente avere fede. “La fede”, sostiene nell’intervista “non ti risolverà i problemi, ma aiuta a sopportare i carichi e ad accettare le situazioni difficili ed il dolore”.

E poi, l’idea che non la figura del sacerdote sia quasi di uno psicologo: “Quante parole di conforto regalano?”, si domanda sull’Avvenire, e dice “C’è l’idea che il sacerdote resti arroccato sull’altare, lontano dalla vita quotidiana. Invece è quasi uno psicologo”.







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