“No cellulare ai minori di 12 anni”/ Proposta di legge: “Altera attività cerebrale”

- Alessandro Nidi

Proposta di legge contro l’utilizzo del cellulare da parte dei minori di dodici anni: “Una telefonata altera l’attività cerebrale dei bambini per 60 minuti”

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(Pixabay)

No al cellulare ai minori di 12 anni: è questa, in estrema sintesi, la proposta di legge che un gruppo di deputati, capitanato dalla prima firmataria, Rosalba De Giorgi (gruppo Misto) ha presentato, con la finalità di ridurre drasticamente l’utilizzo dei dispositivi elettronici come smartphone e tablet ai ragazzini al di sotto di quella soglia d’età, proponendo inoltre la possibilità di usarli unicamente sotto la stretta supervisione dei genitori, pena una sanzione economica indirizzata proprio a questi ultimi.

Sulle colonne de “Il Sole 24 Ore”, l’onorevole De Giorgi ha illustrato nel dettaglio le ragioni che hanno indotto lei e i suoi colleghi a presentare il provvedimento: “La mia proposta di legge non vuole essere una crociata contro la tecnologia, che in determinate situazioni può avere un impatto positivo sull’apprendimento, ma vuole invitare a far attenzione ai potenziali pericoli che corrono i bambini”. Insomma, un vero e proprio monito, ma anche un grido d’allarme, teso a consentire di riportare in auge una tematica spesso dibattuta, ma della quale sovente ci si dimentica.

“NO AL CELLULARE AI MINORI DI 12 ANNI”: LA PROPOSTA DI LEGGE

Per quanto concerne la proposta di legge relativa al divieto di utilizzo del cellulare da parte dei minori di dodici anni, assegnata alla commissione Trasporti della Camera in sede referente lo scorso 29 aprile, l’onorevole De Giorgi menziona uno studio eseguito dall’istituto di ricerca neuro-diagnostica di Marbella, in Spagna: “Gli esperimenti furono condotti su un ragazzo di 11 anni e una ragazza di 13, usando uno scanner collegato a un dispositivo per misurare l’attività delle onde cerebrali. Stando ai risultati, una telefonata, anche solo di due minuti, avrebbe la capacità di alterare la naturale attività del cervello di un bambino fino a 60 minuti dopo il termine della conversazione”. Per poi aggiungere, sulle colonne de “Il Sole 24 Ore”: “E chissà quante volte al giorno assistiamo, magari anche distrattamente, in una qualsiasi città, a scene in cui bambini, sotto gli occhi dei genitori a dir poco compiaciuti e compiacenti, utilizzano un telefono cellulare di ultima generazione per parlare con qualcuno o per aprire icone colorate che rimandano a chissà quali applicazioni, convinti che si tratti di un gioco”.



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