NUOVA CONSONANZA/ Un dittico contemporaneo a Roma

- Giuseppe Pennisi

Il più «romano» e il più antico festival di musica contemporanea è quello di «Nuova Consonanza» la cui 56esima edizione è in corso in questi giorni

IMG 2713 ridt
Foto di Marta Cantarelli per Nuova Consonanza

Il più «romano» e il più antico festival di musica contemporanea è quello di «Nuova Consonanza» la cui 56esima edizione è in corso: iniziata il 13 novembre si concluderà il 21 dicembre. «Nuova Consonanza» è un’associazione di musicisti e compositori contemporanei fondata a Roma tra gli anni 1959 e 1962 per iniziativa di Mario BertonciniMauro BortolottiAntonio De BlasioFranco EvangelistiDomenico GuacceroEgisto Macchi e Daniele Paris, con l’intento di promuovere la musica contemporanea e di avanguardia in Italia mediante l’organizzazione di festival, convegni, conferenze e attività concertistiche.

Il gruppo, che annovera tra i suoi soci anche Ennio Morricone, si ripromise di costruire una piattaforma per permettere ai giovani compositori di far ascoltare la propria voce, con concerti e concorsi musicali. Dopo una iniziale serie concertistica nel Ridotto del Teatro Eliseo, «Nuova Consonanza» organizzò il primo festival presso il Teatro delle Arti e, nel 1964, per opera di Franco Evangelisti, fu costituito il Gruppo di Improvvisazione «Nuova Consonanza», collegato al gruppo di improvvisazione californiano New Music Ensemble.

«Nuova Consonanza» organizza inoltre il Concorso internazionale di composizione Franco Evangelisti in collaborazione con la rete Rai Radio 3. Nel 1999 da un’idea di Michele Dall’Ongaro (ora Presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, viene costituito il De Musica, «uno spazio dedicato agli studenti di composizione delle Accademie e dei Conservatori europei».

Il 56esimo Festival spazia per tutta la città con prime mondiale di musica da concerto ed anche operistica. Dopo una inaugurazione dedicata alle giornaliste morte in guerra, il Festival che quest’anno porta il titolo di «Musica e pensiero / Musica è pensiero» ideata dal presidente Lucio Gregoretti e proiettata verso uno scambio vivo fra la musica e gli altri ambiti culturali e sociali, propone oltre 20 appuntamenti.

Tre di questi appuntamenti riguardano teatro musicale. Ho seguito il primo il 15 novembre nel delizioso Teatro Palladium, una struttura elegante del 1927 nel cuore del Quartiere Garbatella. Ora appartiene all’Università di Roma III. L’appuntamento è un dittico: due debutti mondiali.

Il primo In mappa compescere risum su un libretto di Isabella Ducrot (che lo ha tratto da una sua novella ispirata da uno dei suoi numerosi viaggi in Asia, in particolare in Buthan). L’aspetto interessante è che il breve lavoro è messo in musica da quatto giovani compositori Caio de Azevedo (Brasile), Hao cuu (Cina), Ivan Gostev (Russia) e Maskim Liakh (Belorussia), tutti sui venticinque anni ed allievi di Moritz Eggert della Musikhochsule di Monaco. Ricordo un’operazione analoga al Magazine della Staatsoper di Berlino nel 2005 dove i giovani compositori erano addirittura sette (Seven Attempted Escapes from Silence) ed ad ognuna delle sette scene mutava il regista (mentre non cambiavano cantanti e mimi).

Lo spettacolo ebbe successo e venne ripreso per tre stagioni. Uno degli elementi del successo è stato il libretto di Jonathan Safran Froer (la cui voce registrata collegava le varie scene ed i vari stili di composizione). Il libretto di In mappa compescere risum è sostanzialmente debole: l’emozione provata da due turisti occidentale di fronte al frugalissimo pasto di bambini avviati alla «carriera ecclesiastica buddista». La musica è elegante e minimalista ed i quattro hanno ben fuso i loro stili, ma il canto – un declamato da parte di un soprano (Eleonora Clapps), un tenore (Maurizio Maiorana) ed un baritono (Simone Spera) ha poco a che fare con quanto suonato dall’ensemble del conservatorio A. Scarlatti di Palermo diretto da Fabio Correnti. Le scene sono in gran misura proiezioni delle foto di viaggio della Ducrot.

Di tutt’altro stampo L’asino magico di Tessaglia libretto e musica di Marcello Panni. E’ una pantomima per attori, marionette, pupi, mimi e piccola orchestra. Il lavoro è tratto da una novella di Luciano di Samosata (nella traduzione di Luigi Settembrini) a cui Panni si è già accostato due volte. Una volta negli anni Novanta del secolo scorso in Germania e più di recente a Palermo, per uno spettacolo per bambini. In questa versione resta l’immaginifico dello spettacolo per bambini (marionette, ombre cinesi, proiezioni sceniche accattivanti ed eleganti) ma vengono aggiunti gli aspetti erotico-scabrosi. La messa in scena e la regia sono di Fabrizio Lupo. Le due voci narranti (Maurizio Maiorana e Nicola Franco) leggono il testo con una forte flessione palermitana. La musica, eseguita dall’ensemble del conservatorio A, Scarlatti, è piena di brio, allegria, ironia e ritmo. Un vero successo, che merita di essere replicato e che avrebbe potuto reggere da solo l’intera serata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA