Nuovi parametri per “colori” regioni/ Come funziona sistema: ecco le 24 combinazioni

- Silvana Palazzo

Sono stati fissati nuovi parametri per decidere i “colori” delle regioni. Come funziona il sistema “aggiornato”? Ecco le 24 combinazioni e le novità: dalla zona bianca ai test antigienici

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In metropolitana a Milano (LaPresse)

Con il nuovo decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri sono stati fissati nuovi parametri per la classificazione delle regioni secondo i colori associati ai diversi livelli di rischio epidemiologico, da cui scaturiscono le restrizioni anti Covid. L’ultima modifica era stata fatta il 5 gennaio, ma ora c’è anche la zona bianca. A ciò si aggiungono nuovi parametri per rendere più facile l’applicazione della zona arancione. Questi saranno validi dal 16 gennaio al 5 marzo, a meno che non ci siano nuovi interventi con altri Dpcm. Stando a quanto evidenziato dal Post, ora i colori delle Regioni dipendono da tre macro aree: incidenza settimanale dei contagi da coronavirus ogni 100mila abitanti, livelli di rischio e scenari. Per quanto riguarda la valutazione dell’incidenza settimanale, è stata stabilita una soglia a 50 casi ogni 100mila abitanti, ma è un indicato che va incrociato con altri due: livelli di rischio (basso, medio e alto) e quattro scenari (1, 2, 3 e 4). Da ciò scaturiscono 24 possibili combinazioni.

NUOVI PARAMETRI “COLORI” REGIONI: 24 COMBINAZIONI

Le valutazioni si basano soprattutto sul numero di nuovi focolai, andamento accessi al pronto soccorso per coronavirus, tasso di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive, efficienza del sistema di contact tracing. Invece per determinare gli scenari si considera l’indice Rt, che serve a misurare la trasmissione del coronavirus. Con indice Rt inferiore a 1 si va nello scenario 1, con un indice Rt tra 1 e 1,25 in quello 2, con indice Rt tra 1,25 e 1,5 nello scenario 3 e poi c’è lo scenario 4 con indice Rt superiore a 1,5. Quindi, si va in zona bianca se in scenario 1 con rischio basso e incidenza settimanale inferiore 50 casi/100mila abitanti. Ma con incidenza minore ai 50 casi ogni 100mila abitanti si può finire in zona gialla se si ha scenario 2, 3 o 4; se il rischio è moderato si prescinde dallo scenario, se è alto invece allora la zona è gialla per scenario 1 o 2, arancione per 3 e rossa per 4. Passiamo ad una incidenza maggiore ai 50 casi ogni 100mila abitanti. In caso di rischio basso, la zona è gialla. Se moderato, è gialla in caso di scenario 1, arancione per il 2, rossa per il 3 o 4. In caso di rischio alto, è arancione per scenario 1 o 2, rossa per scenario 3 o 4.

NEL BOLLETTINO ANCHE TEST ANTIGENICI

Se il passaggio ad un colore più “grave” scatta quando il monitoraggio indica il peggioramento della situazione, quello ad un colore migliore è più complesso: serve che siano passati almeno 14 giorni dal precedente cambio di colore e che per tre monitoraggi di fila sia indicato un colore ipotetico migliore di quello assegnato. Inoltre, non si può scendere di più di un colore alla volta e i 14 giorni possono scendere a 7 a discrezione della Cabina di regia. L’altra novità riguarda il bollettino, che presenterà da domani due dati importanti: numero nuovi positivi trovati grazie ai test antigenici e numero test antigenici eseguiti ogni giorno. In questo modo si potrà valutare anche l’impatto di questi test rapidi nella strategia di testing delle regioni. Ma soprattutto questi dati potrebbero condizionare il calcolo della percentuale di positività dei tamponi.



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