Pep Guardiola “Carlo Mazzone non mi voleva a Brescia”/ “Quando verrò in Italia…”

- Davide Giancristofaro Alberti

Pep Guardiola si racconta ai microfoni di Bobo Tv: “Quando verrò in Italia giocherò come con il Bayern Monaco, a Barcellona erano animali competitivi”

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Pep Guardiola, allenatore del Manchester City (Foto LaPresse)

E’ un Pep Guardiola a 360 gradi quello che è stato intervistato da Bobo Tv, trasmissione in onda sulla piattaforma video streaming Twitch, condotta da Vieri, Adani, Cassano e Ventola. Si comincia parlando di Lionel Messi, che lo stesso tecnico catalano definisce il più forte di tutti: “Non ha perso mai una partitella in allenamento, se per caso l’avesse persa andava via dall’allenamento. Sono quattro-cinque nella storia così, con questa mentalità. Oltre le qualità. Può giocare dappertutto”. Un Messi che è stato trasformato proprio da Guardiola a falso centravanti: “Ricordo i primi anni al Barcellona con Laudrup che faceva il centravanti, lasciando i due centrali senza marcatura per tenere un uomo in più in mezzo. Se loro decidono di venire a prendere l’attaccante a 40 metri, allora puoi attaccarli alle spalle. Io l’ho imparato da Crujiff. Quando ho visto Messi ho pensato che era perfetto perché primo toccava più palloni. Sull’esterno stava a volte 20 minuti senza toccare palla, e non mi stava bene perché il più forte deve toccare tanti palloni. E con il Real Madrid ho deciso di metterlo lì”. Messi che era la stessa del suo Barcellona, una squadra che Guardiola definisce “animali competitivi, uno voleva essere più forte dell’altro nella stessa squadra”.

Di quella squadra faceva parte anche Busquets, uno dei pochi sopravvissuti: “Busquets è molto forte, capisce tutto. Non ha un grande fisico ma a livello mentale è fortissimo. Per sopravvivere 10-15 anni al Barcellona devi essere davvero forte”. Su Xavi e Iniesta invece: “Erano incredibili, anche io mi chiedo perché non sbagliavano mai uno stop. Il buono di questi giocatori è che venivano pressati ma non si sentivano mai pressati. Sapevano perfettamente cosa fare. Il Barcellona ha vinto tanto per questo: erano speciali come il Milan di Sacchi, ad esempio”.

PEP GUARDIOLA: “CRUIJFF, BIELSA, LA FINALE DI CHAMPIONS, IL BRESCIA…

Un Barcellona stellare che deve tanto a Cruijff, ex tecnico proprio di Guardiola: “Tutto è iniziato con Cruijff – le parole dell’allenatore del Manchester City – quando perdevamo non era colpa della difesa per lui ma perché giocavamo male con il pallone. Noi abbiamo vinto due Champions con 8 giocatori dell’accademia che giocano così da sempre ed è tutto merito di Cruijff. Poi è logico che quando metti un ragazzo che gioca sempre così con calciatori come Messi, Xavi… è come bere un caffé”. C’è tanto Cruijff in Guardiola, ma anche tanto Bielsa: “E’ unico, nessuno lo può imitare, il suo calcio è d’autore, è una gioia, attaccare tutti, difendere tutti. Marcelo è un regalo per il calcio, onesto, produce solo cose buone e non cerca scorciatoie”.

Incalzato sulla finale di Champions League in programma sabato prossimo: “Amichevole? Noi al City non siamo tanto abituati a giocare queste amichevoli”, mentre su Mazzone, suo allenatore ai tempi di Brescia, ricorda: “Arrivo dal Barcellona a Brescia in un albergo brutto, io mi sentivo una stella. Lui mi dice: “Pep io non ti volevo qua, perché io ho acquistato Giunti e devo vedere come giocare. Io ti voglio bene però e vedremo come farti giocare”. Poi c’è stata la vicenda doping ed è stato come un padre per me. Quell’anno è stato un peccato perché con Baggio potevamo andare avanti. Baggio era intelligentissimo. Lui era sempre al posto giusto”. Infine un’apertura all’Italia e alla Serie A: “I primi momenti ho avuto tantissime difficoltà. Al Barcellona non facevamo mai cross, chi segnava di testa? Sono arrivato in Germania con Ribery, Robben, Lewandowski e Muller e dovevo crossare. Per forza. Quando verrò in Italia farò lo stesso”.

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