Perché venerdì 17 porta sfortuna?/ La spiegazione arriva dalla cultura greca e latina

- Chiara Ferrara

Perché venerdì 17 porta sfortuna? Tutte le teorie: da quella medievale a quella pitagorica, fino alle spiegazioni della cultura latina e greca

venerdì 17
Venerdì 17

Si ritiene, nella cultura italiana, che il venerdì 17 porti sfortuna, ma non molti sanno il perché. Occhi al calendario, i più superstiziosi sono saltati dalla sedia quando hanno visto che a settembre di quest’anno sarebbe arrivato proprio quel giorno, che non è per nulla ben visto. Le motivazioni risalgono ad alcune interpretazioni che arrivano da più di un popolo: dai greci ai latini, fino a persino alcuni matematici. Vediamo tutte le interpretazioni.

L’infausta giornata è caratterizzata da due elementi: il venerdì, che nella tradizione cattolica è considerato il giorno della morte di Gesù nonché quello del diluvio universale, ed il numero 17, alla cui iella si riconducono diverse teorie. L’ipotesi che quest’ultimo non sia proprio fortunato, infatti, accomuna diverse scuole di pensiero. Nel Medioevo, innanzitutto, la sua scrittura in caratteri romani (XVII) veniva spesso confusa con il suo anagramma VIXI, che in latino significa “Vissi” e veniva scritto sulle lapidi (“Sono morto”). Rimanendo nella cultura latina, inoltre, pare che nel corso della battaglia di Teutoburgo, avvenuta nel 9 d.c., la diciassettesima legione romana venne distrutta, per cui il numero anche in questo caso venne associato alla morte. Anche nell’antica Grecia, tuttavia, si era concordi su tale possibilità. I pitagorici, infatti, lo ripudiavano poiché si trovava fra il 16 e il 18, due numeri considerati la pura rappresentazione dei quadrilateri 4×4 e 3×6, ovvero la perfezione.

Perché venerdì 17 porta sfortuna? Cosa dicono smorfia napoletana e cabala

La smorfia napoletana concorda con le diverse teorie secondo cui il venerdì 17 porta sfortuna, tanto che il numero viene legato alla “disgrazia”. La Cabala, al contrario, si distingue. Essa si basa infatti sulla concezione ebraica. Il 17 deriva dalla somma delle lettere ebraiche têt (9) + waw (6) + bêth (2). Queste, nella lettura, portano alla parola tôv, che vuol dire “buono, bene”. È per questa ragione che il numero han una concezione positiva, a discapito di quanto accade nelle altre culture.

Il 17, ad ogni modo, è in buona compagnia. I numeri considerati iellati non sono infatti pochi. Il più comune è il 13, evitato soprattutto all’estero. Esso è considerato sfortunato perché successivo al 12, che viene ritenuto invece perfetto nella religione.



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