Peste suina, in Piemonte primo caso su cinghiale/ Rischi e conseguenze sull’uomo

- Luca Bucceri

Peste suina, in Piemonte primo caso su cinghiale: quali possono essere i rischi e le conseguenze sull’uomo e sui mercati

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Foto Pixabay.com

È allarme cinghiale in Piemonte, dove su una carcassa di cinghiale è stato riscontrato un caso del virus. A sottoporre il corpo dell’animale deceduto alle analisi del caso è stato l’Istituto Zooprofilattico dell’Umbria e delle Marche, centro di referenza nazionale per le malattie da postivirus, che hanno riscontrato il caso sul cinghiale a Ovada, in provincia di Alessandria. Secondo quanto riportato dall’Ansa, la documentazione è stata successivamente trasmessa al Ministero della Salute che la notificherà all’Oie, l’Organizzazione mondiale della sanità animale.

Stando a quanto riportato da La Stampa l’allarme sul possibile arrivo della peste suina in Italia era già stato lanciato giorni fa da Confagricoltura Piemonte, che aveva riferito di “un forte rischio” di diffusione legato “all’eccessiva proliferazione” dei cinghiali. Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, aveva avvisato sul possibile “danno enorme per i nostri allevamenti e per la sicurezza alimentare” e il caso riscontrato nell’alessandrino mette tutti in allarme su quello che sarà il futuro prossimo del commercio.

PESTE SUINA, QUALI RISCHI E CONSEGUENZE PER L’UOMO

Quello che tutti si stanno domandando una volta scoperto il caso di peste suina sulla carcassa di un cinghiale è che effetto potrebbe avere questo virus sull’uomo. Ancora scottati dal Covid-19 e in piena pandemia, il rischio di un nuovo contagio e di una nuova epidemia impossibile da fermare aleggia sugli esperti che stanno analizzando nel dettaglio il virus per cercarne di capire la portata e le possibile conseguenze collegate alla salute dell’uomo e di chi si ciba dell’animale affetto dalla malattia scoperta di recente.

Stando a quanto riferito da La Stampa uno dei possibili rischi a breve termine è il divieto di commercio delle carni suine italiane da parte di tutti quei paesi che non riconoscono il principio di regionalizzazione. Per l’uomo, nello specifico, non ci sarebbe alcun rischio in quanto la malattia non sarebbe trasmissibile dall’animale all’uomo e da uomo a uomo.

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