PICCO CORONAVIRUS/ “I segnali positivi non avvicinano (ancora) la fine”

- int. Massimo Ciccozzi

Finalmente dati positivi sul contagio da coronavirus, ma le misure di contenimento vanno tenute ancora per un periodo lungo

studio imperial college
In un reparto di terapia intensiva (LaPresse)

La crescita dei contagi di coronavirus in Lombardia, la regione italiana più colpita dall’epidemia, continua a diminuire. A livello nazionale si è invece toccato ieri il numero più alto dall’inizio dell’emergenza di persone guarite: 1.590. La notizia più positiva è la riduzione di circa il 50% degli interventi sul territorio a Lodi e Bergamo, le zone più colpite fino a oggi. Tutto questo porta alcuni studi statistici e matematici a prevedere una data in cui l’Italia sarà finalmente libera dal virus, cioè a metà maggio. E’ troppo azzardata? Ne abbiamo parlato con il professor Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-medico di Roma, il primo a scoprire la fonte di arrivo del Covid-19 e il primo a provare che il virus stesso è penetrato in Italia da due porte, quella cinese e quella tedesca.

Secondo una ricerca dellʼEinaudi Institute for Economics and Finance, la fine del contagio dovrebbe verificarsi tra il 5 e il 16 maggio. In Lombardia, in particolare, non ci dovrebbero essere più casi a partire dal 22 aprile. Il picco è invece previsto per la prossima settimana. Sono date che hanno un fondamento? Quali indicatori ci dicono che sarà così?

Gli indicatori epidemiologici dicono solo che il virus sembra stia rallentando. Migliora ancora l’andamento dei casi positivi al coronavirus ed è in diminuzione il dato dei decessi. Possiamo dire che le misure adottate stanno danno i frutti attesi. I modelli statistico-matematici possono darci solamente un’indicazione di tendenza, un’idea di dove stiamo planando con le misure di contenimento. Queste previsioni sono soggette a continui aggiornamenti e saranno sempre più affidabili man mano che la Protezione civile aggiorna i dati, dando così la possibilità di ricalcolare le curve sui dati nuovi.

Se queste date saranno confermate, bisognerà mantenere le misure di isolamento e lockdown ancora per un certo periodo. Fino a quando?

Sì, le misure vanno lasciate ancora per un periodo che si potrà definire solo verso la fine e ci sarà un rientro alle abitudini graduale. Ci vorrà del tempo. Non bisogna affrettarsi con il rischio di vanificare gli sforzi fin qui fatti.

Secondo gli ultimi dati sono aumentati i guariti. Quando un guarito non è più contagioso?

E’ un virus totalmente nuovo e non sappiamo nulla su quanto tempo sia contagiosa una persona quando viene dichiarata guarita, così come non sappiamo della sua immunità se parziale o definitiva. Si stanno facendo studi su questo argomento.

Secondo il virologo dell’Università di Padova, Andrea Crisanti,  i dati segnalano che i contagi continuano ad aumentare e “la fonte principale di contagio, soprattutto in Lombardia, è a casa: stiamo cioè vedendo un effetto ‘Diamond Princess’ e c’è un contagio intra-familiare particolarmente importante, anche considerando che il numero di positivi è in realtà molto più alto di quello stimato”. Questo che cosa significa, visto che siamo obbligati a stare in casa? 

Le persone si infettano in casa perché a volte il nucleo familiare è a rischio quando c’è una persona asintomatica che può trasmettere il virus, ma sappiamo che è abbastanza raro e avviene solo nel 10% massimo dei casi o nelle case di riposo e in luoghi simili. Ma il trend delle infezioni è in decremento. Vero è che non sappiamo ancora molto sugli asintomatici. Lo studio di Crisanti ci ha comunque fornito degli aspetti scientifici interessanti su questo argomento.

In Veneto si parla di sperimentare cure domiciliari somministrando anti-malarici. Anche a Medicina, in Emilia-Romagna, sono partite alcune sperimentazioni di cure a domicilio. E’ una buona pratica da utilizzare e diffondere?

Certo. Il contact tracing e le cure domiciliari quando le persone che non hanno sintomatologia grave possono essere curate in casa senza andare in ospedale è una buona soluzione perché, per prima cosa, non si affollerebbero gli ospedali senza motivo. Seconda cosa, nel caso fossero positivi, amplificherebbero i contagi.

Il Sud potrebbe diventare il nuovo fronte dei focolai?

Beh, si pensava a una ascesa virale viste le persone che dalla Lombardia e dal Veneto sono rientrate nei luoghi di origine, ma poi sono passate non solo le due settimane stimate come periodo di incubazione, bensì tre se non quattro, e non è successo nulla di più che il normale andamento di contagi. Questo perché da subito le persone hanno seguito diligentemente le regole date dal ministero e dalla Protezione civile.

Quando si potrà dire che l’epidemia sarà finita?

Quando arriveremo a zero contagi e poi, aspettando altre due o tre settimane, se rimarremo ancora senza contagi.

La IRBM di Pomezia inizierà a breve i test di un vaccino sui topi e a fine giugno sugli uomini. Potremo vedere un vaccino prima dei tempi finora ipotizzati, cioè almeno 12-18 mesi?

Il vaccino ha i suoi tempi tecnici, non credo prima di un anno, quindi per l’inverno 2021, non questo.

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