PIL, CLASSIFICA UE/ Il balzo avanti dell’Italia mentre la Germania arranca

- Ugo Arrigo

Si è parlato tanto della crescita dell’Italia nel secondo trimestre dell’anno. Vediamo come sono andate le cose nel resto dell’Eurozona

klaus regling
Strasburgo, sede Parlamento Ue (LaPresse)

Il presidente del Consiglio Draghi ha commentato molto positivamente nell’ultima conferenza stampa l’andamento dell’economia italiana pur ricordano le nubi all’orizzonte e le prospettive più incerte per il secondo semestre: «La crescita annuale acquisita finora è pari al 3,4%, più di quanto stimato per tutto il 2022. È un dato molto positivo anche confrontato con tutti gli altri Paesi. Cresceremo più di Francia e Germania».

La crescita economica dell’Italia nel secondo trimestre, inattesa nelle dimensioni, è stata oggetto di analisi nel nostro precedente contributo. Nell’occasione non abbiamo però avuto spazio per un’analisi comparativa con gli altri Paesi europei perché l’Istat nello stesso giorno aveva anche pubblicato i dati dell’inflazione nel mese di luglio, che erano di evidente interesse tanto dal punto di vista dei consumatori quanto da quello degli analisti.

È dunque venuto il momento di ritornare sul tema della crescita per analizzare l’Italia nel contesto europeo e in particolare in quello dell’Eurozona.

Un’osservazione importante in premessa, dato che sembra aver avuto termine quella sorta di incantesimo che sembrava gravare ormai da decenni sulla nostra economia. Per esso:

– Nelle fasi tranquille del ciclo economico, in assenza di recessioni significative, l’economia italiana cresceva molto meno, anche meno della metà, della media europea e dei suoi maggiori Paesi (Germania e Francia in primo luogo).

– In presenza di recessioni importanti la caduta era molto più grave, come abbiamo visto con la recessione mondiale del 2008-09 e in quella generata da politiche economiche insensate nel 2011-13.

– Il recupero dopo le recessioni era anch’esso assai più lento degli altri Paesi.

Veniamo ora alla recessione prodotta dalla pandemia da Covid nel 2020-21, illustrata nel Grafico 1 rispetto all’insieme dell’Euro area:

– L’effetto sull’economia italiana è stato più rapido e più consistente rispetto agli altri Paesi in quanto la pandemia si è manifestata per prima e in maniera del tutto inattesa da noi e il Governo Conte I ha reagito correttamente con un rigido lockdown. In conseguenza nel primo semestre il nostro Pil reale si è ridotto di quasi 18 punti percentuali rispetto all’ultimo pre-pandemia, il IV del 2019. Nell’Euro area, in cui siamo inclusi con un peso non piccolo, la caduta è stata di 15 punti, dunque tre in meno.

– Per fortuna, a differenza delle due precedenti recessioni, si è trattato sia per l’Italia che per l’Euro area, di una recessione a “V”, con un recupero molto veloce dopo la caduta, una volta eliminata gran parte delle chiusure. Già al III trimestre 2020 il Pil reale italiano aveva recuperato più di 13 dei quasi 18 punti persi mentre l’Euro area 11 punti dei 15 perduti. Poi nei due trimestri seguenti, l’autunno 2020 e l’inverno di inizio 2021, la ripresa si è arrestata a causa delle successive ondate di Covid alla quali si è potuto porre rimedio solo grazie alla diffusione delle vaccinazioni.

– Solo nella primavera ed estate 2021 la crescita ha potuto riprendere e il Pil dell’Euro area ha recuperato il livello del pre-Covid nell’ultimo trimestre del 2021 e l’Italia nel primo del 2022, conservando il nostro Paese un piccolo dislivello di mezzo punto percentuale. Rispetto al pre-Covid siamo infatti un punto percentuale al di sopra mentre l’Euro area un punto e mezzo. È dunque terminata l’anomalia che vedeva per l’Italia cadute maggiori nelle fasi recessive e riprese più lente e parziali, entrambe in grado di accrescere il gap rispetto alle economie europee.

Grafico 1 – Pil reale dell’Italia e dell’Euro area (Indici 2019 IV trim.=100)

Ma veniamo ora alla differenze tra l’Italia e i principali Paesi nel II trimestre di quest’anno, illustrate nel Grafico 2. A livello di variazioni congiunturali, dunque sul trimestre precedente, i Paesi con maggior crescita sono stati la Svezia, la Spagna e l’Italia, che con valori pari o maggiori all’1% hanno superato lo 0,7% stimato per la media europea. Con una crescita inferiore alla media la Francia, l’Austria e il Belgio, mentre la Germania è rimasta ferma e il Portogallo, che è il Paese cresciuto di più nell’ultimo anno, ha invece visto nel trimestre una piccola diminuzione.

Grafico 2 – Pil reale nel II semestre (Variazioni congiunturali e tendenziali)

A livello di variazioni tendenziali il Paese cresciuto di più nell’ultimo anno è appunto il Portogallo, con quasi il 7%, seguito dalla Spagna con oltre il 6% e l’Austria con quasi il 5%. Italia, Svezia e Francia si collocano tra il 4,6% e il 4,2%, sopra la media europea, mentre occorre segnalare il caso particolare della più grande economia dell’area, quella tedesca, che in un anno ha fatto solo un più 1,5%, davvero pochissimo. 

La locomotiva tedesca è ferma sui binari? Sembrerebbe di sì, sicuramente danneggiata da una maggiore esposizione alla crisi del gas e forse anche dall’avere come settore trainante della propria industria quello dell’automotive, soggetto a molte incertezze e a una domanda che la pandemia aveva drasticamente ridimensionato.

Analizzati i dati del II trimestre conviene ora fare il punto su come sono messi i diversi Paesi in relazione al recupero della caduta prodotta dal cCvid. Essa è descritta nel Grafico 3, in cui l’istogramma blu rappresenta la riduzione percentuale del Pil reale prodotta dalla pandemia nella prima metà del 2020 rispetto al IV trimestre 2019 la quale risulta recuperata al II trimestre 2021. La componente verde, presente in tutti i Paesi tranne Spagna e Germania, segnala la maggior crescita al II trimestre rispetto al completo recupero della pandemia. Infine, la componente rossa rappresenta la caduta della pandemia che non risulta ancora recuperata.

Grafico 3 – Effetti della pandemia sul Pil reale (Riduzione % al II trim. 2020 rispetto al IV trim. 2019 e recupero al II trimestre 2022)

Gli undici Paesi considerati possono essere divisi in tre gruppi: 1) a elevati effetti della pandemia; 2) a medi effetti della pandemia; 3) a ridotti effetti della pandemia.

– I Paesi con i maggiori effetti sono quelli dell’area mediterranea occidentale, Italia, Francia, Portogallo e Spagna, con cali del Pil reale compresi tra il 18% (Italia e Francia) e il 22% (Spagna). A parte la Spagna che ha ancora due punti e mezzo da recuperare, i restanti sono tutti un punto al di sopra del livello pre-Covid.

– I Paesi con effetti medi (Grecia, Belgio e Austria) hanno avuto cali del 14-15% e conseguito un pieno recupero: Belgio e Austria sono due punti sopra e la Grecia addirittura tre (peraltro coi suoi dati fermi al I trimestre anziché al secondo).

– Infine i Paesi a basso impatto vedono la Germania con un -11% e i Paesi nord europei con riduzioni a una sola cifra. Questi ultimi risultano aver abbondantemente recuperato e di essi Olanda e Finlandia sono due punti sopra il livello pre-Covid (ma coi dati disponibili al secondo trimestre) e la Svezia ben cinque punti sopra.

– Anche in questo caso si evidenzia l’anomalia tedesca: il Covid ha ridotto il Pil solo dell’11%, la metà del Paese peggiore che è stato la Spagna, ma tale calo non è stato ancora completamente recuperato e il Pil risulta ancora al livello dell’ultimo trimestre del 2019.

Nei primi anni 2000 la Germania non cresceva, faceva peggio persino dell’Italia, ed era considerata il malato economico dell’Europa. Riuscirà a riprendersi oppure ritornerà a esserlo? Il Grafico 4 confronta il caso tedesco, quello italiano e quello francese, mostrando la caduta del Pil dovuta alla pandemia e la successiva ripresa sino al trimestre scorso. Finalmente possiamo ritornare a dire di aver comportamenti e risultati economici simili agli altri Paesi e migliori di qualcuno di essi, tra i quali il gigante tedesco.

Grafico 4 – Pil reale di Italia, Francia e Germania (Indici 2019 IV trim.=100)

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