PENSIONI/ Esodati, un fondo può ancora salvarli

- Giuliano Cazzola

Il disegno di legge di Cesare Damiano è stato bocciato dalla Ragioneria di Stato. GIULIANO CAZZOLA ci spiega cosa si può fare a questo punto per gli esodati

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Esodati, dopo la stroncatura della Ragioneria generale dello Stato è ormai segnato il destino del disegno di legge AC 5103 a prima firma Damiano (l’autorevole deputato del Pd non perde occasione per ricordare che il provvedimento è condiviso da tutti i gruppi della Commissione Lavoro, salvo – aggiungiamo noi – il dissenso di carattere personale del sottoscritto che non ha condiviso il percorso seguito nella consapevolezza della sua insostenibilità finanziaria).

Tra poche ore avrà inizio la sessione di bilancio che precluderà, a termini di regolamento, l’esame di qualunque altro provvedimento di carattere finanziario. Così si arriverà vicino al giro di boa dell’anno, quando diventerà molto improbabile l’approvazione finale del provvedimento da parte del Senato, anche ammesso che si trovi una copertura sufficiente a risolvere almeno qualche ulteriore problema. La partita si gioca, pertanto, all’interno della legge di stabilità, insieme a tante altre aperte nel confronto tra governo e maggioranza.

Chi scrive aveva sostenuto, fin dall’agosto scorso, che l’unica strada possibile era quella di negoziare con il governo e appoggiarsi a un provvedimento destinato ad arrivare sicuramente in porto (come la legge di stabilità appunto) senza accontentarsi di abbaiare alla luna, per banali ed espliciti motivi elettorali, con il progetto bipartisan a prima firma Damiano. Ma il problema di ulteriori misure di salvaguardia esiste e merita di essere risolto nel solo modo possibile, attraverso un percorso di gradualità che consenta di risolvere i problemi non tutti in una volta, ma anno dopo anno e creando, innanzitutto, un clima di fiducia negli interessati.

La prima cosa da fare è quella di ottimizzare nel migliore dei modi le risorse già stanziate che non sono per nulla irrilevanti (si tratta complessivamente di nove miliardi in un decennio). Questo obiettivo può essere realizzato con la costituzione, nella legge di stabilità, di un Fondo specifico pro-esodati, in cui far confluire da subito, anno dopo anno, le risorse già stanziate a favore degli scaglioni già coperti dei 65mila e dei 55mila (a cui dovrebbero aggiungersi, ha dichiarato il ministro, altri 10mila casi).

In questo modo si otterrebbe un uso più flessibile e completo degli accantonamenti e si avrebbe la possibilità di reimpiegare direttamente gli eventuali risparmi (si dice che gli stanziamenti siano sovrastimati) alla salvaguardia di altre fattispecie non considerate. Poi ci sarebbero gli ulteriori 100 milioni sul 2013, promessi dal governo che andrebbero a implementare il Fondo per il 2013. Il tutto dovrebbe essere raccolto in un emendamento, in sede di conversione della legge di stabilità. L’emendamento potrebbe indicare delle nuove casistiche, demandando a decreti ministeriali le modalità e i criteri di intervento a tutela dei cosiddetti salvaguardati, fino a concorrenza degli stanziamenti per l’anno considerato.

Perché il Paese vada avanti è giusto che sia spezzato il circuito perverso che, partendo dalla cassa integrazione e passando per la mobilità (o attraverso un’extraliquidazione), arriva direttamente alla pensione. Ma il tormentone degli esodati deve trovare qualche ragionevole soluzione, anche nell’interesse del governo, il quale deve offrire un’alternativa credibile rispetto al vecchio impianto assistenziale se vuole vincere la sua difficile battaglia, tutta controcorrente. E deve farlo sul piano delle politiche attive affinché sia concessa un’altra opportunità di impiego a chi perde il lavoro in età matura. Un’alternativa che per ora non è in vista.

Ecco perché la battaglia degli esodati evoca solo sconforto, perché essa è l’emblema dell’Italia di sempre, di un Paese che non accetta i cambiamenti e pretende che le cose vadano sempre allo stesso modo. Rattrista l’impegno assatanato delle forze politiche su di un tema che conduce malinconicamente il Paese a rammendare le solite vecchie calze delle pensioni, a cui il sistema Italia è disposto a concedere tutto. Si finge di versare calde lacrime (di coccodrillo) per la difficile condizione dei giovani, ma alla fine interessano solo gli anziani.

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