DIETRO LE QUINTE/ Firenze e il sogno proibito di Salvini che divide la Lega

- Daniele Marchetti

La Toscana ribolle. Spente le luci della kermesse renziana, nella Lega (toscana) c'è subbuglio. Qualcuno vuole tentare la scalata di Firenze. E le strade si dividono

matteo_salvini_12_lapresse_2018 Taser, al via la sperimentazione in 12 città - LaPresse

La Toscana ribolle. E proprio mentre si spengono i riflettori sulla kermesse renziana dei “comitati civici”, la Leopolda della rinascita affianco se non fuori dal Pd, nei circoli toscani della Lega s’infiamma il dibattito. Pomo della disputa il futuro. Due le fazioni in campo. Da un lato i “grillofili” per i quali è giunto il momento di porre fine all’esperienza di centrodestra per strutturare una vera alleanza politica con il Movimento 5 Stelle. E dall’altro gli indomiti “berlusconiani” per i quali il patto con il Cav è sacro quanto l’acqua del Po.

Un confronto rimasto fino ad oggi latente, sottotraccia, ma che adesso, con l’avvicinarsi di appuntamenti elettorali decisivi, scoppia in tutta la sua irruenza. A dare la stura agli scissionisti è il consigliere regionale e portavoce dell’opposizione in Consiglio regionale della Toscana Jacopo Alberti il quale, senza giri di danza, parla apertamente e pubblicamente delle elezioni amministrative al Comune di Firenze della primavera prossima, come di una “occasione per un laboratorio politico di rilevanza nazionale”.

Il tema è chiaro: battere il ferro del Governo finché è caldo per tentare la storica scalata a Palazzo Vecchio con una coalizione gialloverde.

In fondo tutto sembra agevolare e prefigurare “il grande abbraccio”. Da un lato l’inesorabile quanto amaro declino di Forza Italia orfana, in Toscana, dei pilastri storici alla Verdini, Bonaiuti, Pera e ridotta a numeri di pura testimonianza (dai 16 consiglieri Pdl del 2015 ai 2 attuali). Dall’altro un Movimento 5 Stelle che al di là della conquista dei Comuni di Livorno e Carrara manifesta una carenza atavica di leadership regionale e quindi facilmente aggregabile.

Ma a destare i maggiori sospetti sono i movimenti interni alla Lega toscana e le conseguenti disposizioni assunte nell’ultima ora.

Innanzitutto la sostituzione improvvisa e senza preavviso del reggente segretario regionale Manuel Vescovi, storicamente legato alla coalizione di centrodestra, con l’astro nascente ed oggi consulente del ministro Salvini, Susanna Ceccardi: primo sindaco leghista della Toscana.

Epurazione a cui è seguito a stretto giro di posta — notizia degli ultimi minuti — il commissariamento dei segretari territoriali, da mesi in piena attività con gli altri partner di coalizione in vista delle elezioni amministrative della primavera 2019.

Una “rivoluzione a freddo” che alla luce della parole del consigliere Alberti assume un significato politico evidente ed allarmante per gli ex compagni di cordata, tanto da far twittare alla capogruppo azzurra a Montecitorio Maria Stella Gelmini “In Toscana, e a Firenze in particolare, assistiamo già da qualche settimana a strani ammiccamenti tra Lega e M5s in vista delle regionali e delle comunali. Ma l’alleanza gialloverde non era solo emergenza per il governo nazionale? Matteo Salvini ha qualcosa da dire?”.

Allarme a cui, seppur non direttamente, sembrano replicare le asciutte quanto liquidatorie parole del solitamente felpato ed abilissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, per il quale “Non si può pensare di riproporre tale e quale la tradizionale alleanza di centrodestra per il futuro anche prossimo”.

Se non un vero e proprio endorsement, un autorevole (neppure tropo velato) incoraggiamento per la Ceccardi ed Alberti.

Chi ha orecchie, intenda!





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