SPILLO/ L’inciampo che può far crollare il Governo è fuori dal Parlamento

Lega e Movimento 5 Stelle sono due partiti distinti e distanti. Il loro Governo ha un solo nemico: la caduta del Pil e del numero degli occupati

20.01.2019 - Alfonso Ruffo
Bagarre in aula al Senato (LaPresse)

Ora che il decreto su Reddito di cittadinanza e Quota 100 sulle pensioni è stato varato può essere il caso di fare il punto della situazione che ci ha portato fin qui. Partendo dall’inizio e cioè da quando i programmi di Lega e Movimento 5Stelle hanno cominciato a infiammare il cuore degli elettori delusi dalle precedenti esperienze politiche.

In principio, in un tempo non molto lontano, i due movimenti militavano in schieramenti diversi: uno alleato con Berlusconi e Meloni nel centrodestra, l’altro fieramente solo in un’area poco presidiata e vagamente di sinistra. Erano l’uno contro l’altro armati e si combattevano fieramente dichiarandosi alternativi.

Il voto ha premiato entrambi, più i 5Stelle che i leghisti che conquistavano però la supremazia nel loro fronte segnando la fine del regno di Arcore. Dopo qualche settimana di scontri e confronti, con molte abiure e poca coerenza rispetto alle premesse, i due nemici mortali diventavano amici. Non riescono a definirsi alleati, ma firmano un contratto che deve regolare meticolosamente i rapporti di forza e il modo di soddisfare gli impegni assunti con gli elettori. Chiamano per garante un avvocato, Giuseppe Conte, che diventa Premier. Hanno il coraggio di chiamare l’esecutivo che nasce Governo del Popolo.

Poiché la fortuna aiuta gli audaci, la formula diventa di uso comune anche se nega la realtà. Il popolo, infatti, si era chiaramente espresso per l’uno o per l’altro contendente nel presupposto che le due storie, i due programmi, le due squadre, fossero del tutto incompatibili. Il diavolo e l’acqua santa. Nasce un gioco delle parti di rara raffinatezza. Il Governo del Popolo vuole tutto e il suo contrario. Ma non c’è contraddizione perché raccoglie in seno maggioranza e opposizione con i protagonisti che si scambiano con naturalezza i ruoli a seconda delle circostanze. Il compromesso diventa la regola.

L’intero spettro delle posizioni possibili è coperto. Se uno dice No Tap, l’altro risponde Sì Tap. Se qualcuno si schiera per la Tav, qualcun altro si oppone. Se una parte promuove i termovalorizzatori, l’altra li boccia. Se c’è chi chiude i porti agli immigrati, c’è subito chi vorrebbe aprirli. E così via senza timore di sbagliare.

Gli altri partiti, soprattutto Forza Italia e Pd, non hanno alcuno spazio da occupare e infatti non si vedono e si sentono poco. Troppo impegnati a leccarsi le ferite per avere una minima capacità di reazione di fronte all’ircocervo che nessuno immaginava di dover affrontare e contro il quale le armi abituali non servono.

Diversamente da come accadeva nel passato, i due principali attori di questa sceneggiatura – Salvini e Di Maio – vanno d’accordo in privato e litigano in pubblico, forse per dar soddisfazione alle schiere di cittadini che li seguono e che conservano un’identità distinta e distante nonostante il patto d’azione. Tutto è regolato con la stessa moneta: se tu vuoi una cosa a me ne devi dare un’altra che la compensi. Così le nomine, così i provvedimenti di legge, così la propaganda.

Una formula inedita che può essere sconfitta da un solo nemico: la debolezza dell’economia con la caduta del Pil e il crollo degli occupati.

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