TAV, CONTE “HO DUBBI ANCH’IO”/ Ira Salvini vs M5s, “voteremo contro stop bandi”

- Niccolò Magnani

Tav, P.Chigi “emerse criticità”, Conte si dice “dubbioso” e il Governo è a rischio. Salvini “eletto per sbloccare i nodi”, fonti Lega “voteremo contro decreto M5s”

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Vertice Salvini, Di Maio, Conte (LaPresse, 2018)

Le scorribande tra Palazzo Chigi, Viminale e Camera proseguono e l’impressione è che neanche in serata si riuscirà a trovare una quadra sulla “famigerata” Tav: «Bruxelles finanzia il 40% della Tav, ma ha detto di essere pronta a salire al 50% per questo progetto molto importante. […] Non faremo un tunnel da soli, confido che gli italiani confermino il loro impegno», sono le parole giunte oggi pomeriggio dal Ministro dei Trasporti francese Elisabeth Borne. Il pressing prosegue mentre dal Premier Conte giungono invece nuovi dubbi in merito che non lasciano ben sperare Lega e tutti i Sì Tav in Parlamento: «anche io sono dubbioso: ma vi do una notizia.. più tardi convoco una conferenza stampa», spiegando poi di aver convocato il direttore generale della Telt, Mario Virano, per provare a dirimere la scelta da fare entro lunedì 11 sui bandi Ue. Salvini fa invece sapere «Fino alle 3 di notte ho discusso di Tav: ribadisco che gli italiani mi chiedono, meritano e si aspettano crescita e futuro. Voglio un paese che va avanti, non che torna indietro. Se sono stati spesi soldi per fare un buco preferisco spendere altri soldi per finire quel buco sotto la montagna, piuttosto che spenderne per riempirlo. Ovviamente c’è la tutela dell’ambiente, ma una cosa non esclude l’altra». Di contro, fonti della Lega spingono per una possibile crisi di Governo laddove si dovesse arrivare ad un muro contro muro sull’opera Torino-Lione: se il M5s presentasse un decreto per fermare i bandi «noi voteremo contro», rilanciano le fonti leghista all’Ansa.

SALVINI, “ELETTO PER SBLOCCARE NODI COME LA TAV”

Dopo le criticità emerse dai primi resoconti e la conferma arrivata dal vicepremier Luigi Di Maio, è Palazzo Chigi direttamente a far uscire una nota in mattinata che mette sull’attenti Lega e M5s sulla mancanza di accordi ancora sul fronte Tav. «Saranno necessari ulteriori incontri all’interno del governo non essendoci un accordo finale», si legge nella nota del Premier Conte dopo il vertice in notturna, e aggiunge «Sono emerse criticità che impongono un’interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto (la Francia, ndr), per verificare la perdurante convenienza dell’opera e la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici» fanno sapere ancora da Palazzo Chigi. Secondo fonti vicine al Governo, riportate dall’Adnkronos e Tg Com24, la Lega vuole un Sì senza rinvii, anche a costo di chiamare un referendum o un voto in Parlamento; il M5s invece prosegue sul No-Tav come linea politica invalicabile e si rischia, andando oltre uno dei due punti, di far cadere il Governo. Salvini si dice però più “calmo” di quanto viene disegnato sui quotidiani questa mattina e giusto poco fa a Potenza ha raccontato ai cronisti «Non sono stato eletto per bloccare ma per sbloccare»

DI MAIO, “COME SE NE ESCE? È TOSTA”

Niente da far, sulla Tav non è stata presa alcuna decisione dopo il vertice. Non sono bastate 5 ore di incontro a Palazzo Chigi per trovare la quadra, ed ora il governo rischia l’empasse. Il Movimento 5 Stelle è contro l’alta velocità, la Lega vuole farla, e di conseguenza uno dei due schieramenti deve cedere: ma chi farà il passo indietro? I pentastellati non possono tradire ulteriormente il proprio popolo, ne fanno quindi più una questione meramente politica, mentre la Lega pensa che la Tav possa dare una spinta allo sviluppo dell’Italia e soprattutto un messaggio positivo agli investitori internazionali. Difficile capire come se ne esce, e anche il ministro del lavoro, Luigi Di Maio, ha provato a fatica a destreggiarsi fra le domande dei giornalisti: «Crisi di governo no – le parole rilasciate ai microfoni di Affaritaliani.it – ma vertice infruttuoso sì. Ci riproviamo oggi. Come se ne esce? E’ tosta». Il governo cerca di prendere tempo ma non si potrà andare oltre l’11 marzo, quando il cda di Telt dovrà dare il via libera ai bandi. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

TAV, VERTICE INFRUTTUOSO: NESSUNA DECISIONE

Nessuna decisione sulla Tav dopo il vertice notturno a Palazzo Chigi. Nella serata di ieri era andato in scena un incontro alla presenza del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, nonché dei due vice Di Maio e Salvini, e del ministro Toninelli, proprio per tirare le somme sulla questione alta velocità, ma fonti di maggioranza, come riportato da TgCom24.it, fanno sapere che dopo cinque ore nulla è stato risolto. L’unica cosa certa è che si starebbe pensando di chiedere un bilaterale con la Francia per verificare i criteri di finanziamento, null’altro. Conte ha promesso che entro domani, venerdì 8 marzo, arriverà la decisione definitiva, e per ora non ha proferito parole, ma chi ha visto Salvini e Di Maio lasciare il vertice, li ha descritti come scuri in volto, forse a seguito di una nottata tutt’altro che leggera. I tempi stringono visto che nella giornata di lunedì 11 marzo ci sarà il consiglio di amministrazione di Telt che dovrà dare il via libera ai bandi, e in gioco vi sono circa 800 milioni di euro di commissione Ue che l’Italia rischia di perdere. I due schieramenti sono sempre fermi sulle rispettive posizioni: la Lega vuole che la Tav vada avanti, chiedendo tutt’al più un referendum regionale o il voto in parlamento; il M5s è invece contro l’opera, e ne fa forse più una battaglia politica, visto che un “si Tav” rischierebbe di allontanare ulteriormente i suoi elettori già delusi. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

TAV, VERTICE NOTTURNO A PALAZZO CHIGI

«Stasera ci sarà un sì o un no. Il forse non esiste», ha spiegato il Ministro Salvini ai cronisti assiepati fuori da Palazzo Chigi poco prima del vertice di Governo sulla Tav probabilmente “decisivo”, come ritiene il leader della Lega. Il messaggio per M5s e Conte è chiaro, bisogna discutere ad oltranza per arrivare, ove possibile, a quel “Sì-Tav” che al momento Di Maio e Toninelli non vogliono sentirne parlare. «Costa di più non fare la Tav che farla», ribadisce ancora una volta il Ministro degli Interni, che poi aggiunge «Il treno è più sicuro, costa meno e inquina meno, su questo non c’è nessuno che mi possa far cambiare idea». Non disdegna un piccolo commento sulla Legittima difesa raggiunta oggi alla Camera (dove comunque l’alleanza con i grillini ha tenuto) – «Fatemi festeggiare la legge sulla legittima difesa. Una buona notizia per i cittadini perbene» – prima di entrare definitivamente a Palazzo Chigi dove questa sera potrebbe letteralmente succedere di tutto. La Commissione Europea, come riporta il Corriere della Sera, sarebbe pronta a dare un’altra strigliata al Governo italiano proprio sul tema della Tav: pronta una nuova lettera a Roma per ricordare come l’eventuale «no» alla Tav «comporterà la violazione di due regolamenti Ue del 2013 e la perdita di circa 800 milioni di cui 300 milioni entro marzo e il resto successivamente».

NUOVO VERTICE SULLA TAV A P.CHIGI

Un nuovo vertice, l’ennesimo, che si preannuncia questa sera – con trattative “a distanza” – tra il Premier Giuseppe Conte e i vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio: il tema, neanche a dirlo, è la Tav Torino-Lione dopo altri scontri tra i due partiti della maggioranza su Legittima difesa (passata oggi alla Camera nonostante lo scetticismo del M5s) e vaccini (con la lettera di Salvini al Ministro Grillo per rinviare l’obbligo istituto dalla Legge Lorenzin). «Il governo prenderà le decisioni giuste, lavoriamo con metodo e in modo trasparente» spiega Conte da Belgrado prima di rientrare in Italia proprio per il vertice convocato a Palazzo Chigi stasera. «Il lavoro procederà nella direzione giusta, non vedo rischi per il governo. A Salvini e Di Maio non ho nulla da chiedere se non responsabilità», rilancia il Presidente del Consiglio davanti alle domande “pressanti” dei colleghi in Serbia. Le posizioni però restano tutt’altro che “vicine”, se non proprio con distanza siderale tra le parti come confermano alcune fonti del M5s all’Adnkronos: secondo Di Maio «una decisione sarà presa entro venerdì, perché la società Telt deve scegliere se dare l’avvio ai bandi Se qualcuno crede che sulla Tav possa cadere il governo si sbaglia.Mi fido di Conte che farà la sintesi delle posizioni».

BUFFAGNI VS SALVINI

Quel che è certo è che il passaggio di dossier Tav da Toninelli a Conte rappresenta una “sconfitta” per il Movimento 5Stelle in attesa di capire come si potrà risolvere il rebus-resa dei conti tra Lega e 5Stelle da questa sera fino a venerdì prossimo: il Ministro dei Trasporti dovrà affrontare una doppia mozione di sfiducia (Pd e Forza Italia) il prossimo 21 marzo e inevitabilmente esce ridimensionato nel ruolo e nell’importanza all’interno del CdM sul tema forse più importante dell’intero Governo. Salvini, raggiunto dai cronisti nel pomeriggio, spiega «C’è bisogno di infrastrutture, io ragiono con tutti, ma l’Italia deve andare avanti, non può fermarsi o tornare indietro. Io ho le idee chiare, aspetto di confrontarmi con gli altri, entro venerdì ci sarà una risposta definitiva». Buffagni (Sottosegretario M5s) si dice invece certo che la conclusione del nodo-Tav sarà un’opera ferma per molti altri ancora: «C’è un parlamento che credo che sia rappresentativo della volontà dei cittadini che farà le valutazioni. La Tav sembra la panacea di tutti i mali delle infrastrutture, ma è ferma da anni e se anche qualcuno avesse mai dato l’ok anche un anno fa a questa roba, oggi non si sarebbe mosso niente».

LA “PROPOSTA” DEL M5S

All’Adnkronos le medesime fonti M5s spiegano quale sia la “tattica” imbastita da Di Maio per provare a risolvere l’impasse di queste ore: «l’unica mediazione possibile per tendere una mano all’alleato di governo è dare sì il via libera ai bandi – decisione che comunque creerebbe non poche tensioni nel Movimento, a partire dalla giunta Appendino già in serie difficoltà – ma a patto che il no al traforo venga messo nero su bianco nella decisione che il governo dovrà formalizzare». Per il M5s i fondi dei bandi andranno dirottati sulla linea storica del Frejus, «le altre risorse rimanenti traslate su altre grandi opere. Avviando una trattativa con l’Europa, anche alla luce dei nuovi assetti che potrebbero delinearsi a Bruxelles dopo il voto del 26 maggio» concludono sempre le fonti di Governo in mano ai colleghi dell’Adn.

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