PREVISIONI UE/ Campiglio: senza interventi di Bce o Bruxelles non andremo lontano

- int. Luigi Campiglio

La Commissione europea ha diffuso le nuove previsioni economiche. L’Italia dovrà cercare di evitare un aumento eccessivo dell’inflazione

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Paolo Gentiloni, commissario Ue (LaPresse)

La Commissione europea ha rivisto al ribasso le previsioni sull’economia di Ue ed Eurozona e, ovviamente, anche dell’Italia. Il Pil del nostro Paese quest’anno crescerà, secondo Bruxelles, del 2,4% (contro il 2,7% medio dell’Eurozona), mentre l’anno prossimo dell’1,9% (+2,3% nell’Eurozona).

L’inflazione (+5,9%) sarà invece inferiore alla media dell’area euro (+6,1%). «Mi sembrano tutto sommato previsioni caute – è il commento di Luigi Campiglio, Professore di Politica economia all’Università Cattolica di Milano -, anche perché non è facile elaborare delle stime in un momento in cui siamo reduci da almeno due shock particolarmente pesanti per l’economia. Il quadro complessivo è quello di una decelerazione non fortissima, ma comunque significativa».

Le incertezze in effetti non mancano, non solo in Europa.

Sì, lo scoppio della pandemia ha investito le catene del valore globali. Stiamo attraverso una fase piuttosto critica perché potrebbe esserci un ulteriore peggioramento delle dinamiche economiche o al contrario l’opportunità per una risalita. Le previsioni a livello mondiale sembrano sorridere ancora alla Cina, nel frattempo per l’Italia resta importante capire l’andamento del reddito familiare disponibile e del mercato del lavoro.

Queste previsioni, nonostante siano elaborate considerando il prolungarsi delle tensioni geopolitiche, appaiono comunque ottimistiche per l’Italia: la crescita del Pil è in linea con quella acquisita alla fine dello scorso anno (+2,3%), quindi ci sarebbe modo di recuperare il calo del primo trimestre (-0,2%), e l’inflazione non dovrebbe crescere molto ancora, considerando che quella acquisita ad aprile era già pari al +5,3%. Cosa ne pensa?

Come dicevo prima, è complicato fare previsioni in questo contesto. Di certo possiamo però affermare che il dato al momento cruciale per l’Italia è quello dell’inflazione, perché per come è congegnata oggi la nostra economia quello che dobbiamo temere di più è la caduta del potere d’acquisto delle famiglie. Se aumentano i prezzi e i redditi restano fermi perché altrimenti si innesca la spirale prezzi-salari, il rischio è che vi sia un rallentamento dei consumi e degli investimenti. Un possibile deterioramento della nostra dinamica economica dipende quindi dal tasso di inflazione: non possiamo permetterci che cresca troppo.

I numeri forniti dalla Commissione europea sembrano in ogni caso allontanare lo spettro di una stagflazione.

Sì, questa è una buona notizia. Non abbiamo una stagflazione, ma una crescita lenta con un po’ di inflazione, superiore a quella prevista. In questo quadro resta cruciale il lavoro: se vi sono opportunità occupazionali vuol dire che ci sono prospettive di produzione e di vendita, che il potere d’acquisto delle famiglie non viene intaccato in maniera pericolosa, che c’è la possibilità di un dato positivo, non uno “zero virgola”, per il Pil di fine anno. Se dovessi dare una valutazione a pelle, credo che stiamo toccando il punto più basso e, se non arriverà qualche altra novità destabilizzante, ciò vuol dire che possiamo solo risalire.

La prossima settimana la Commissione europea dovrebbe prorogare di un altro anno la sospensione delle regole del Patto di stabilità. Prima, però, manderebbe all’Italia una chiara raccomandazione circa l’attenzione da prestare alla sostenibilità dei conti pubblici. Sembra una contraddizione.

Non lo sembra, lo è. Non voglio dire che siamo in un’economia di guerra, ma di sicuro non siamo in un’economia di pace. E in un quadro economico teso, di conflitto, con la sola cautela non si può andare molto lontano.

Servirebbe quantomeno una qualche iniziativa europea

Assolutamente, altrimenti non se ne viene fuori. Se siamo in una fase di cambiamento storico, quello che in economia tecnicamente si definisce cambiamento strutturale, non si può immaginare di continuare a seguire regole desuete. Questa è l’occasione per un intervento europeo coordinato. Non sarebbe un sacrilegio, quindi, se la Bce tirasse fuori dal cilindro qualche programma mirato ad assorbire i contraccolpi della crisi che già adesso si vedono e vengono registrati dalle previsioni della Commissione europea: la crescita lenta che viene prevista non ci può portare molto lontano. Se stiamo toccando il fondo, è anche vero che per risalire occorrono importanti munizioni economiche come investimenti, capacità di acquisto e un vivace mercato interno europeo.

(Lorenzo Torrisi)

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