PROCEDURA UE/ Il rinvio, la vera minaccia di Bruxelles da evitare

- int. Luigi Campiglio

Oggi il collegio dei commissari Ue è chiamato ad affrontare il tema della procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia

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Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari economici (LaPresse)

Oggi il collegio dei commissari Ue è chiamato ad affrontare il tema della procedura d’infrazione per eccesso di debito nei confronti dell’Italia, dopo che da Roma è arrivato un pacchetto da 7,6 miliardi di euro per riportare il deficit del 2019 verso il 2% del Pil. Nelle ultime ore si è fatta largo l’ipotesi che il negoziato avviato con Bruxelles dal Governo Conte possa portare al risultato sperato: evitare la procedura. Ma la scorsa settimana era anche emersa la possibilità di un rinvio della decisione in autunno. Abbiamo fatto il punto della situazione con Luigi Campiglio, Professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano.

Professore, anzitutto cosa ne pensa della mossa del Governo italiano mirata a ridurre il deficit di quest’anno?

La mossa in aggregato è stata corretta, lo si rivelerà ancora di più se il contenuto della Legge di bilancio sarà prevalentemente all’insegna degli investimenti. Se noi avremo l’accortezza economica e politica di proporre piani veri, robusti di investimenti, l’opposizione europea, ammesso che ci sia, sarà poco efficace. E noi finalmente riprenderemo a crescere.

In questo senso abbiamo avuto dei segnali sulla disoccupazione che sembrano incoraggianti.

Non ci sono ancora segnali di ripresa economica. Per quanto riguarda il mercato del lavoro faccio presente che il cosiddetto slack, cioè la quota di popolazione che sarebbe disponibile a lavorare se ce ne fosse l’opportunità, in Italia è il doppio del tasso di disoccupazione. Abbiamo quindi un potenziale inutilizzato enorme.

Intanto lo spread scende e il rendimento dei Btp a dieci anni è tornato sotto il 2%…

È tornata un po’ di calma geopolitica sui mercati e di questo si avvantaggiano un po’ tutti, in particolare il nostro Paese. Oramai il 70% del debito è in mani italiane, perlopiù di banche e fondi. Dunque un 30% del flottante del nostro debito è quello che fa i prezzi chiamiamoli di mercato. Il segnale dello spread in forte e rapida diminuzione è decisamente incoraggiante. Evidentemente i timori esterni si stanno affievolendo, si scommette sul fatto che la procedura verrà evitata.

Secondo lei è una scommessa vincente?

Credo che questo sia il momento meno opportuno per Bruxelles per mettersi sul piede di guerra. A parte l’annosa questione della Brexit, si fanno vicine le elezioni presidenziali 2020 per le quali Trump sarà in corsa e da lui possiamo aspettarci di tutto. Usa e Cina sono ancora più avanti dell’Europa, che non può quindi permettersi divisioni e difficoltà. Non dobbiamo poi sottovalutare l’intervento di Mattarella. Se si è pronunciato in favore di un accordo il Presidente della Repubblica, è difficile pensare che la Commissione “smentisca” una delle poche figure istituzionali rimaste in piedi in modo robusto e ascoltate all’estero.

E se l’Ue non dovesse ritenere sufficiente quanto fatto dall’Italia?

Sarebbe un fatto molto grave. Ci sarebbe certo poi il voto decisivo del Consiglio europeo la prossima settimana. Ma al di là delle questioni politiche, ho idea che si dimentichi l’Abc della demografia.

Cosa intende dire?

All’inizio dell’anno ho fatto svolgere un’indagine da Ipsos sulla caduta della natalità. E la cosa interessante che emerge è il consenso elevato che gli italiani hanno dato alle domande. Ho trovato un’immagine che aiuta a capire la situazione in cui ci troviamo. Negli ultimi 15-20 anni c’è stato un calo della popolazione italiana di età compresa tra i 20 e 39 anni pari al numero di residenti del Piemonte, regione che rappresenta l’8% del Pil nazionale: una vera e propria voragine. Il problema è che si dà come acquisito il risultato di scelte sciagurate che sono state fatte a partire dalla metà degli anni ’90 sulla famiglia. Le lascio immaginare cosa accadrebbe con nuove politiche di austerità.

E se Bruxelles rinviasse la decisione all’autunno?

Non sarebbe una buona soluzione. In realtà, assomiglierebbe di più a una minaccia. Che potrebbe portare a una manovra non rispondente ai nostri interessi. Noi dobbiamo tentare di fare, come fanno tutti gli altri, quello che è nell’interesse del nostro Paese, che è l’unico grande Paese davvero penalizzato in Europa. Certamente c’è chi vorrebbe tirare fuori il randello contro l’Italia. Dobbiamo cercare di evitare tutto questo, facendo anche scelte di politica economica che, come dicevo prima, possano aiutarci a tornare a crescere.

(Lorenzo Torrisi)

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