Ragazzino ebreo aggredito da due bulle 15enni/ Choc a Livorno: sputi, calci e pugni

- Davide Giancristofaro Alberti

Choc a Livorno dove un ragazzino di 12 anni è stato aggredito e presi a calci, pugni e sputi, da due 15enne autodefinitesi “bulle antisemite”

como
Pixabay

Choc a Livorno dove un ragazzino di soli 12 anni è stato aggredito solo perchè ebreo. A picchiarlo sono state due giovani di 15 anni che si sono definite le “bulle antisemite”: prima l’hanno insultato con epiteti razzisti, ricordando i forni crematori, poi gli hanno detto di essere “uno sporco ebreo” e quindi l’hanno preso a sputi, calci e pugni. Nonostante molti testimoni, nessuno ha difeso il ragazzino, che poi sotto choc è tornato a casa dal padre e ha raccontato il tutto. Il genitore ha quindi informato il sindaco di Campiglia Marittima, per poi presentare denuncia ai carabinieri: le due studentesse sono state in seguito identificate e la loro posizione è ora al vaglio della procura minorile di Firenze.

L’episodio si è verificato domenica scorsa in un parco comunale di Venturina Terme, e ovviamente la vicenda ha creato sdegno e preoccupazione non soltanto a livello locale ma anche nazionale, tenendo conto che il tutto è avvenuto tra l’altro a pochi giorni dalgiorno della memoria. «Purtroppo nessuno dei ragazzi presenti durante il pestaggio ha aiutato mio figlio e nessuno può voltare le spalle davanti a un episodio così grave», sono le parole del padre riportate dal Corriere della Sera.

RAGAZZINO EBREO AGGREDITO A LIVORNO, IL PAPA’: “NON RIESCO A SPIEGARMI QUANTO ACCADUTO”

«Non riesco a spiegarmi che cosa è successo — continua — so soltanto che mio figlio era terrorizzato e non dimenticherà mai che cosa è successo. Quando è tornato a casa in lacrime aveva i vestiti sporchi di sputi. È subito corso al lavabo per pulire il giacchetto e la felpa. Era disperato. Un’umiliazione insopportabile. Ho avuto la sensazione d’essere tornato agli anni terribili delle leggi razziali».

Purtroppo nessun famigliare delle ragazze si è fatto vivo: «Non ho sentito nessuno, né la ragazze né i loro familiari». Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi, che ha spiegato: «L’odio e la prevaricazione non ammettono giustificazioni e non devono essere sottostimati. Si tratta di un atto grave, che va condannato e che richiama tutti noi all’impegno quotidiano nell’educazione delle nuove generazioni al rispetto e al rifiuto di ogni forma di violenza e discriminazione».







© RIPRODUZIONE RISERVATA