RAI/ Luci e ombre del nuovo palinsesto, la fiction contesa

- Edmond Dantès

Nei giorni scorsi sono stati presentati i palinsesti Rai. Non sembra esserci un criterio di equivalenza o meritocrazia nella scelta delle fiction acquistate

nomine rai
La sede Rai in viale Mazzini (LaPresse)

Presentato al Superstudio Maxi di Milano, il palinsesto Rai della stagione 2022-2023 conferma grandi successi e lancia anche parecchie novità, soprattutto in ambito scripted: attesissima Esterno Notte di Marco Bellocchio, ma anche titoli come Il nostro Generale con Sergio Castellitto, Sopravvissuti con Lino Guanciale e Il giro del mondo in 80 giorni con David Tennant. Felici gli italiani, si dirà. Meno felici i produttori. Dietro questa scintillante ventata di novità lanciata dall’Amministratore delegato Carlo Fuortes appena qualche giorno fa si celano infatti equilibri non sempre espliciti, né sempre giustificabili.

In Rau, emittente pubblica finanziata dai cittadini, la decisione di acquistare una fiction piuttosto che un’altra dovrebbe essere guidata da criteri precisi, trasparenti, pubblici ma soprattutto meritocratici. Se la meritocrazia, però, non dovesse proprio piacere, almeno bisognerebbe optare per l’equilibrio, cercando di distribuire spazi e budget in modo più o meno equivalente. Analizzando, però, i palinsesti della prossima stagione pubblicati la scorsa settimana, sembra che in Rai non si segua né l’una, né l’altra strada.

Non solo: se il mondo va verso serie lunghe almeno dieci episodi, in Rai trovano spazio solo prodotti da tre, massimo quattro puntate. Con un vertiginoso aumento dei costi per i produttori.

Mentre alcuni gruppi – Fremantle e Asacha Media Group che ingloba la Stand by Me di Simona Ercolani in testa – hanno visto assegnarsi quasi il 50% del budget e degli spazi, il resto se lo spartisce una miriade di altrettanto validi produttori, tra cui PanamaFilm, Red Film e Banijay che la fa sempre da padrone nell’intrattenimento. Palomar, che ha firmato nientemeno che Il Commissario Montalbano ha ottenuto 12 serate in totale; e molti dei produttori leader del settore si sono visti ridurre spazi e budget.

Quello che si legge tra le righe, quindi, è un’evidente discrepanza, e la domanda sorge spontanea: come si decide del budget dello scripted in Rai? Non si tratta di esperienza, perché i produttori storicamente specializzati nel settore scripted non sembrano ricevere particolari attenzioni, e a guidare, in prima battuta, non è nemmeno l’audience. Forse allora la risposta è altrove, nelle molteplici influenze e pressioni che gravitano intorno a viale Mazzini. E con la lottizzazione storica delle reti Rai, d’altra parte, non sorprenderebbe nemmeno.

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