RAVENNA FESTIVAL/ Nel segno di Dante (e non solo)

- Giuseppe Pennisi

Tutto il programma della parte estiva del Festival di Ravenna, da Dante a Stravinskij a Lucio Dalla

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La Rocca Brancaleone, foto di Silvia Lelli

Così come Pesaro è la Bayreuth sull’Adriatico in quanto festival monografico e filologico dedicato a Rossini, Ravenna è la Salisburgo sull’Adriatico per l’ampiezza della scelta ed avere un festival diviso in due parti: una lunga ed estesa in estate ed una breve e dedicata specificatamente al teatro in musica in autunno. E’ giunto alla trentatreesima edizione ed ha acquisito una notevole autorevolezza sia in Italia sia all’estero anche se nel 2020 e probabilmente anche quest’anno gli spettatori stranieri saranno, a causa del Covid, meno del solito.

Per dare unità ad una manifestazione che ha numerosissimi spettacoli, il Ravenna Festival è a tema. Quest’anno il festival estivo è dedicato a Dante nel settimo centenario della morte del poeta. Dopo un’anteprima, il 9 maggio, con un concerto di Riccardo Muti con i Wiener Philharmoniker (poi replicato alla Scala), la manifestazione ha inizio con la prima mondiale di un’opera da Camera (Teodora di Mauro Moltabetti) e per due mesi, dal 2 giugno al 31 luglio, e con la programmazione autunnale, propone oltre 70 eventi. Dopo l’anteprima, Riccardo Muti percorrerà con la sua Orchestra Cherubini Le vie dell’Amicizia fino a Erevan per Purgatorio di Tigran Mansurian, parte del trittico di nuove commissioni che parte dall’Inferno di Giovanni Sollima e raggiunge il Paradiso di Valentin Silvestrov nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Tra gli artisti ospiti anche Alessandra Ferri, Beatrice Rana, Accademia Bizantina, Kavakos, Dutoit, Daniil Trifonov, Capossela, Elio, Neri Marcorè. Il Festival abita suggestivi spazi fra Ravenna, Cervia, Russi e Lugo – per lo più sotto le stelle – e conferma la scelta di prezzi accessibili e contenuti in streaming.

Iniziare la manifestazione il 2 giugno non è una scelta dovuta al caso: è un modo per ricordare, nel giorno della Festa della Repubblica, che l’Italia può e deve essere fondata anche sulla cultura e sulla musica.

Anche la trasferta in Armenia non è casuale. Riccardo Muti guida l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini a Erevan per riallacciare il dialogo intrecciato vent’anni fa e che ha radici nella storia Romana e Bizantina, quando Ravenna vantava una fiorente comunità armena. “Il Paese delle pietre che urlano”, come lo descrisse Mandel’stam, trova espressione della propria sofferta spiritualità e tradizione musicale, oltre che nel concerto del Naghash Ensemble e una messa armena, nella commissione al più importante compositore di quella terra di confine, Tigran Mansurian. È invece la Rocca Brancaleone, antico fortilizio veneziano, a trasfigurarsi in cittadella infernale per Sei studi sull’Inferno di Dante di Giovanni Sollima; al fianco del compositore palermitano la Cherubini diretta da Kristjan Järvi, il Coro della Cattedrale di Siena “Guido Saracini” e il controtenore Raffaele Pe. O luce etterna, con cui Valentin Silvestrov dà forma sonora alla luminosa evanescenza del Paradiso, sarà eseguita dal Coro da camera di Kiev a Sant’Apollinare in Classe, fulgida di mosaici.

Il programma estivo si inaugura con due prime. Il Festival torna a S. Vitale con l’opera da camera Teodora di Mauro Montalbetti, libretto e drammaturgia di Barbara Roganti; un percorso nel labirinto dell’esistenza dell’imperatrice ritratta in mosaico nella Basilica. Alessandra Ferri celebra al Festival quarant’anni di carriera nei panni di Winnie, la ballerina “âgée” immaginata da Béjart nel 1998 per Carla Fracci: la ripresa del beckettiano L’heure exquise, in coproduzione con il Royal Ballet, la vedrà sommersa da una montagna di vecchie scarpette da punta. Al suo fianco Carsten Jung (Hamburg Ballet), nel ruolo che fu di Micha van Hoecke; lo stesso Micha li guiderà nel riallestimento insieme a Maina Gielgud che ne fu seconda interprete.
La Basilica di S. Francesco, dove si tennero i funerali del Poeta, accoglie appuntamenti dedicati alla musica dei tempi di Dante o ispirata alla sua poesia, preceduti da una conversazione con il musicologo Piero Mioli. Sono coinvolte alcune tra le più autorevoli formazioni italiane specializzate in musica antica – Odhecaton, La Fonte Musica e l’Ensemble Micrologus – mentre la formula dei Vespri a S. Vitale si rinnova come Vespri danteschi, spaziando dalla tradizione trobadorica a nuove composizioni, a inclusione di una sortita nel “bestiario poetico” della Commedia, raccontato da Tiziano Scarpa.

La vastità del poema e la sua capacità di misurarsi con i linguaggi artistici più diversi è testimoniata anche dalla proiezione del capolavoro del muto Inferno (1911), sonorizzato live da Edison Studio in collaborazione con la Cineteca di Bologna; Flavio Caroli si concentrerà invece su I dipinti che hanno sconvolto il mondo dopo l’età di Dante e di Giotto. Altra importante prima è quella con Arto Lindsay, un omaggio alla Lectura Dantis di Carmelo Bene che nel 1981 commemorò la strage di Bologna dall’alto della Torre degli Asinelli.

Accanto ai concerti diretti da Riccardo Muti – Le vie dell’Amicizia e un’altra serata con la sua Cherubini (in programma La consacrazione della casa di Beethoven e la “Grande” di Schubert), la sezione sinfonica include Accademia Bizantina e Ottavio Dantone in inedita versione Romantica per Mendelssohn e Schumann. Mentre sul podio della Cherubini sale Leōnidas Kavakos, anche solista al violino con il violista Antoine Tamestit nella Sinfonia concertante K. 364 di Mozart, il 50° anniversario della morte di Stravinskij ispira il programma di Charles Dutoit e la Slovenian Philharmonic Orchestra. Dell’eredità di Stravinskij Roberto De Simone propone una rilettura inaspettata: in Les noces ovvero Lo ‘Ngaudio, eseguito dall’ensemble Ars Ludi diretto da Marcello Panni.

Tra le ricorrenze del programma 2021 non c’è quindi solo Dante, ma anche musicisti che, pur nella distanza cronologica e stilistica, hanno lasciato un segno indelebile. Allo stesso modo la stratificata identità della città è sempre vicina al cuore del Festival, che le rende omaggio, oltre che con Teodora, con La Pala d’oro di San Marco della Cappella Marciana, in occasione dei 1600 anni dalla fondazione di Venezia.
Il concerto de La Stagione Armonica diretta da Sergio Balestracci e la Missa Hercules Dux Ferrariae eseguita dagli Odhecaton, parte di In templo Domini con cui si rinnovano le liturgie nelle basiliche, rendono omaggio al compositore franco-fiammingo Josquin Desprez per il V centenario dalla sua morte. Fra gli ensemble vocali ospiti anche gli Swingles e i corsi A Filetta con lEnsemble Conductus.
Ad Astor Piazzolla il Festival dedica, oltre a una serata a Lugo, la sua “operita” Maria de Buenos Aires (regia di Carlos Branca, direzione musicale di Jacopo Rivani con Davide Vendramin al bandoneon) e Romance del Diablo, rilettura con il saxofono di Marco Albonetti accanto all’Orchestra Filarmonica Italiana.
Vinicio Capossela si accompagna invece all’Orchestra Maderna diretta da Stefano Nanni per un Bestiario d’Amore ispirato all’opera del XIII secolo di Richard de Fournival e degno dell’immaginazione dantesca.

Per il solo recital al piano di quest’edizione, il fuoriclasse Daniil Trifonov sceglie Prokof’ev, Debussy e Brahms. Le formazioni da camera della Cherubini visitano invece luoghi della città e della provincia destinati al volontariato, alla cura e al recupero delle persone con la rassegna La musica senza barriere.

Il percorso danza apertosi con L’heure exquise include il fiammante Don Juan creato da Johan Inger per Aterballetto: il coreografo svedese sfodera grazia, invenzione e ironia per meditare sul mito costretto a fare i conti con la parità dei generi e la fine del machismo. La serata Stravinsky’s Love curata da Daniele Cipriani unisce in scena Beatrice RanaMassimo Spada e Andrea Obiso alle étoiles internazionali (Vladimir Derevianko nei panni di Stravinskij per introdurre i brani della serata, Sergio Bernal, Ashley Bouder, Davide Dato, Simone Repele, Sasha Riva…), mentre il Progetto RIC.CI punta su La rivolta degli oggetti della Gaia Scienza, pièce del ‘76 ispirata a Majakovskij e oggi affidata a Fattore K., con le scene di Gianni Dessì. La terza cantica è invece l’orizzonte della collaborazione tra gruppo nanou e Alfredo Pirri, che presentano un primo bozzetto della coreografia destinata a debuttare nel 2022.

Nella sezione teatrale, Chiara Guidi della Societas Raffaello Sanzio propone Esercizi per voce e violoncello sulla Divina Commedia di Dante, mentre Lumina in tenebris nasce dalla collaborazione tra Chiara Muti ed Elena Bucci, che si inoltrano nella mappa di luci disegnata dal Poeta. Gli appuntamenti teatrali continuano con Sylvie e Bruno di Fanny e Alexander, dall’opera incompiuta di Lewis Carroll; Il defunto odiava i pettegolezzi di Menoventi, ispirato al testo di Serena Vitale sulla morte di Majakovskij, e Confini di ErosAntEros, coproduzione internazionale che riflette anche sui nodi irrisolti dell’Europa.

A Cervia-Milano Marittima si rinnova Il Trebbo in musica. La rassegna di parole e note – estesa, oltre che all’Arena dello Stadio dei Pini, a Piazza Garibaldi – include appuntamenti danteschi: da Aldo Cazzullo, autore di A riveder le stelle (Mondadori, 2020) in scena con Piero Pelù, a Neri Marcorè affiancato dall’Orchestra Corelli per dare voce alle figure femminili dell’universo dantesco, fino al Convivio con Ambrogio SparagnaPeppe ServilloMario Incudine e il coro “Libere note” diretto da Catia Gori. Quest’ultimo sarà anche il coronamento della Carovana creativa che percorrerà il Cammino di Dante da Firenze a Ravenna. Marco Belpoliti, autore di Pianura (Einaudi, 2021), racconta invece del paesaggio di queste terre con il controcanto di Giovanni Lindo Ferretti e il repertorio iconico di CCCP e CSI. A proposito di cantautori italiani, Cervia ospita anche Vi raccontiamo Lucio Dalla, di e con i critici musicali Ernesto Assante e Gino Castaldo e lo Stefano Di Battista Jazz Quartet; Federico Buffa per il racconto dell’amicizia fra Fabrizio De André e Gigi Riva in Amici fragili; il tributo a Enzo Jannacci firmato da Elio, altra icona della “milanesità” e della più arguta e illuminante canzone umoristica.

Al Pavaglione di Lugo, il Quinteto Astor Piazzolla è con l’Orchestra Filarmonica Salernitana G. Verdi per un tributo al centenario della nascita del compositore argentino. Ennio Morricone è invece celebrato, a un anno dalla scomparsa, da un concerto con Tosca e la Roma Sinfonietta diretta da Paolo Silvestri. L’Orchestra Corelli sarà guidata da Timothy Brock, specialista nell’ambito della musica per il cinema e in questo caso autore delle musiche, nella sonorizzazione di The General di Buster Keaton. Con una conversazione e la proiezione dell’omonimo film di Francesca Molteni e Mattia Colombo, Openings affronta il tema della soglia in termini architettonici e immateriali.

A Palazzo San Giacomo a Russin la ricorrenza dantesca porta a privilegiare parola, verso e rima con un focus sul rap – un convegno-incontro e un concerto di Rancore preceduto dal genius loci Moder. A Russi si celebra anche la stagione italiana del Rock Progressivo, con Uno nel tutto, che reinventa l’esperienza del Progetto Uno (nato dall’incontro fra due componenti dei disciolti Osanna con Vince Vallicelli) con il contributo di Enrico Gabrielli (Calibro 35) e Roberto Dell’Era e Stefano Pilla (Afterhours) e la dedica a Danilo Rustici.

Il percorso dantesco sarà coronato da Trilogia d’Autunno – La Danza, La Musica, La Parola: il progetto di Cristina Muti si compone di Metànoia (1-5 settembre) di e con Sergei Polunin; Faust rapsodia (1-3 ottobre), che unisce musica di Schumann e versi di Goethe con la regia di Luca Micheletti e la direzione musicale di Antonio Greco; dei luminosissimi endecasillabi di Dante nella voce di Elio Germano (11-13 ottobre) con Teho Teardo e regia di Simone Ferrari e Lulu Helbaek per Paradiso XXXIII. Il concerto solenne del 12 settembre che conclude le celebrazioni nazionali vedrà Riccardo Muti, l’Orchestra Cherubini e il Coro del Maggio Fiorentino visitare, dopo Ravenna, anche Firenze e Verona, unendo sotto il segno della musica le tre città di Dante.

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