Razzismo, fascismo e revenge porn nelle chat tra atleti Fisi: c’era anche l’allenatore/ Scoppia lo scandalo

- Chiara Ferrara

Razzismo, fascismo e revenge porn nelle chat tra alcuni giovani atleti della FISI con il loro allenatore: scoppia lo scandalo delle promesse degli sport invernali

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È scandalo sulle chat di gruppo di alcuni giovanissimi atleti della FISI (Federazione italiana sport invernali), a cui partecipava anche un allenatore. L’applicazione di messaggistica istantanea doveva servire a organizzare le attività sportive, come le convocazioni e le trasferte. Il contenuto, tuttavia, era di tutt’altra natura. I messaggi, secondo quanto riportato da Il Resto del Carlino, infatti, erano contraddistinti da razzismo e apologia del fascismo. Spesso proprio questi pensieri venivano spinti dal mister.

Nelle chat sono stati trovati inoltre innumerevoli foto e video a sfondo sessuale. L’aspetto maggiormente sconcertante è che i contenuti multimediali non erano soltanto scaricati da Internet e rifondivisi. Le protagoniste in alcuni casi erano le atlete del medesimo gruppo, alcune persino minorenni. Le loro immagini di nudo o in intimo venivano pubblicate a loro insaputa e ovviamente senza consenso nel gruppo dai fidanzatini a cui le avevano inviate. Un vero e proprio episodio di revenge porn.

Razzismo, fascismo e revenge porn nelle chat tra atleti Fisi: c’era anche l’allenatore, i provvedimenti

L’inchiesta sugli atleti della FISI, che ha coinvolto dodici atleti tra i 19 e i 21 anni, due minorenni e il loro allenatore, è stata avviata a settembre del 2023 dopo una denuncia anonima alla Procura. “Il tecnico istiga i ragazzi a insultare gli stranieri”, ha scritto qualcuno in una lettera. Nella primavera del medesimo anno la vicenda era stata scoperta dal CONI, che aveva sospeso l’allenatore, ma senza andare a fondo della questione. È così che con le chat, questa volta, è venuta fuori la verità. 

Il processo è iniziato a gennaio. La Procura aveva chiesto la sospensione di tutti i coinvolti per avere violato il codice di comportamento del CONI e lo statuto della FISI. I giudici tuttavia hanno ridimensionato la vicenda, assolvendo metà degli indagati e condannando i restanti a un mese di sospensione o semplicemente ammonendoli. Solo l’allenatore è stato sospeso per sei mesi.





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