RECOVERY E RIAPERTURE/ Fedriga: meno centralismo e basta con regole senza senso

- int. Massimiliano Fedriga

Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni, lancia un messaggio al disfattismo politico di alcuni partiti di governo

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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni (LaPresse)

L’orario del “coprifuoco” verrà rivisto a maggio sulla base dei dati pandemici. Forza Italia e Lega dicono no all’ordine del giorno di FdI, presentato per mettere in difficoltà i due alleati di centrodestra al governo, e sottoscrivono con Pd e M5s un ordine del giorno che impegna l’esecutivo ad aggiornare l’orario delle chiusure. Ma ieri è stato soprattutto il giorno della sfiducia al ministro Speranza. La mozione, presentata da FdI, è stata respinta da Camera e Senato.

Massimiliano Fedriga (Lega), presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, guida dal 9 aprile la Conferenza dei presidenti delle Regioni. In questa intervista affronta i principali problemi sul tavolo istituzionale delle Regioni, dal Recovery al piano vaccinale e alle prossime riaperture.

Presidente, come commenta l’accordo di maggioranza sul coprifuoco?

È stata trovata una sintesi che vedo molto positivamente: soprattutto in un momento come questo in cui siamo di fronte a un miglioramento della condizione pandemica.

L’obiettivo è togliere il coprifuoco?

L’obiettivo è tenere in equilibrio l’esigenza di tutelare la salute delle persone con la possibilità di riaprire le attività economiche. Che hanno sofferto e stanno soffrendo moltissimo.

Non era scontato poter riesaminare i parametri, dopo quello che è successo con l’ultimo decreto.

No, non lo era. Ma devo dire che la Conferenza delle Regioni ha fatto delle proposte costruttive che andavano in una direzione di grande equilibrio. Il paese è in un periodo difficile, in cui non ci sono certezze assolute. Vedo piuttosto un percorso da portare avanti insieme.

Cosa risponde a chi dice che tenendo chiuso si eviterebbe una ripartenza dei contagi costosa per tutti, anche per le attività economiche?

Chi difende questa tesi guarda la realtà con un binocolo girato al contrario. Nelle zone rosse in vigore fino a qualche settimana fa le persone in un modo o nell’altro circolavano. Indisciplina? No: vuol dire che il rigore osservato un anno fa, con tanta fatica e tanto stress, non è più proponibile.

Ma le regole sono fatte apposta per tutelare la salute.

Dobbiamo confrontarci con la realtà dei fatti e mettere in campo misure che siano condivise dai cittadini. Se si scrivono regole che non possono essere osservate, l’effetto, anche sanitario, è devastante. Per questo, come Regioni, abbiamo spinto per riaprire con regole sensate, ragionevoli. Non soltanto per aiutare il lavoro, ma anche per frenare i contagi.

Dove sta il buon senso?

Non capisco perché vietare di assistere a una partita di rugby fino al 1° giugno e consentire l’ingresso ad uno spettacolo teatrale dal 26 aprile. Si possono riaprire i ristoranti la sera senza dar loro il tempo di lavorare, chiudendo alle 22? Perché non consentire una lezione individuale in palestra di allievo e istruttore?

Se facciamo tutto questo?

Diamo un segnale di equità e un aiuto concreto a un mondo chiuso ormai da un anno che non ce la fa più. E al tempo stesso, con regole osservabili, non fatte per essere eluse, diciamo al paese che il Covid c’è ancora, che la pandemia non è passata.

La nuova linea del Pd sembra quella di stressare la Lega su temi indigeribili – l’orario del coprifuoco, il ddl Zan, il ripristino delle unità di soccorso in mare – per provocarne l’uscita dal governo. Come commenta?

Come presidente della Conferenza non entro nei temi di dibattito parlamentare nazionale. Mi limito a dire che le Regioni sono un ottimo esempio di collaborazione e di responsabilità: in Conferenza sono state superate tutte le divisioni di partito. Vuol dire che una sintesi unitaria è possibile. Secondo me è una grande prova di maturità.

Può servire di lezione anche alle segreterie dei partiti?

Non pretendo di insegnare nulla a nessuno, penso però che possiamo essere un buon esempio nazionale quando tutti i cittadini chiedono unità di intenti. Questa unità le Regioni l’hanno trovata partendo da posizioni differenti. Era già successo sotto la guida di Bonaccini, quando abbiamo proposto in modo unitario al Governo Conte le linee guida sulle riaperture.

Qual è il vero problema del ritorno alla scuola in presenza?

I trasporti, perché i mezzi adeguati non ci sono, ci vogliono anni per averne a sufficienza. I privati sono già stati coinvolti, il servizio odierno è garantito anche mediante l’uso di bus turistici, che però possono essere utilizzati principalmente sul trasporto extraurbano, perché non conformi al trasporto cittadino.

È vero che diverse Regioni hanno trasgredito le indicazioni di Figliuolo sul piano vaccinale per fasce di età, andando avanti a vaccinare per settori e decidendo come volevano?

No. I problemi vengono dal fatto di essere subentrati ad un piano vaccinale deciso dalla struttura commissariale del precedente governo, che prevedeva di somministrare AstraZeneca soltanto agli under 55 e per alcune categorie, personale scolastico, carcerario e detenuti e forze di sicurezza, per poi ampliarlo agli alti “servizi essenziali”.

Una dicitura molto ambigua. E Poi?

Con il nuovo governo, Figliuolo ha impostato la precedenza per fasce di età, ma il ministro della Salute ha chiesto di concludere la vaccinazione delle categorie professionali iniziate. Alla fine è arrivata l’ordinanza di Figliuolo che ha chiuso la discussione, ordinando la vaccinazione per fasce di età.

E adesso?

Adesso il lavoro è impostato. Le Regioni avevano già fatto osservare che un piano che non dà certezze crea tensione sociale. Concordo, e faccio i complimenti a Figliuolo, perché con la sua ordinanza ha fatto chiarezza e ha permesso alle Regioni di lavorare serenamente.

 Cosa pensa del green pass vaccinale per muoversi tra Regioni?

Bisogna vedere come viene strutturato. Tutta la parte di gestione informatica dev’essere fatta a livello centrale e oggi non ne abbiamo la disponibilità. Dovrebbe inserirsi all’interno del green pass europeo sul quale però mancano dettagli. Vediamo come funziona. Se deve servire ad attirare turismo dall’estero, mi sento di poter dire “usiamo qualsiasi mezzo”. Non deve però diventare uno strumento per altri scopi.

In violazione del rispetto dei dati personali, intende?

Mi auguro che l’abbattimento dei contagi con le vaccinazioni ci possa permettere da questo punto di vista di essere meno rigidi.

Le cito un passaggio di Draghi sul Recovery. La sfida sarà di “trovare un modo di attuazione dove le amministrazioni locali e il governo centrale, che sono chiamati a mole di interventi, trovino uno schema di governo del piano”. Come commenta?

Intanto ho ringraziato proprio oggi (ieri, ndr) il presidente Draghi per la sua volontà di coinvolgere i territori. Abbiamo una serie di interventi che si intersecano, perché non ci sono solo i fondi del Pnrr, ma anche i fondi strutturali europei: dobbiamo far sì che questi finanziamenti possano interagire tra loro. In secondo luogo occorre essere consapevoli che la valenza di questi interventi è nazionale.

Che cosa significa?

Vuol dire che non sarebbe accettabile una rissa tra i diversi territori per avere più progetti a scapito del vicino. Sarebbe un grave segno di immaturità. Nello stesso tempo il governo centrale deve avere ben presente che senza i territori è impossibile la “messa a terra” del Recovery.

Il Titolo V è all’altezza del compito?

Penso che la via maestra sia quella che ci insegnano le buone pratiche, ossia il potenziamento delle autonomie. Ho purtroppo avvertito nell’ultimo anno e mezzo, fortunatamente non da questo governo, un rigurgito centralista. Se il centralismo avesse campo libero in tempo di Recovery sarebbe devastante per il paese.

Perché?

Perché le capacità di investimento che hanno le Regioni sono nettamente superiori rispetto allo Stato centrale, non perché le Regioni siano capaci e lo Stato centrale no, ma perché le organizzazioni più snelle riescono ad essere più efficaci. Vorrei menzionare un ultimo punto.

Prego.

Il ministro Brunetta, che ringrazio, si sta occupando di un passaggio fondamentale, quello di un forte processo di semplificazione normativa. Troppe volte gli enti locali fanno fatica a intervenire perché tante norme nazionali tra loro contradditorie o non chiare mettono in crisi la velocità di intervento.

Un’ultima battuta: cosa pensa della mozione di sfiducia al ministro Speranza, ieri respinta?

Non entro nella questione, mi pare scorretto.

(Federico Ferraù) 

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