RECOVERY & TURISMO/ Obiettivi ambiziosi ma poche risorse dedicate, il mix che fa male

- Alberto Beggiolini

Dal Recovery il turismo riceverà 2,4 miliardi. Poche risorse per obiettivi ambiziosi. Perché resiste la concezione sbagliata che il settore tanto sa salvarsi da solo

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(LaPresse)

La ratifica della Ragioneria dello Stato sul piano di ripartizione dei fondi del Pnrr (191 miliardi, dei quali 25 già incassati) è finalmente arrivata. Con la conferma di quanto avevamo anticipato la scorsa primavera, ovvero che sui 6,68 miliardi previsti per il ticket cultura-turismo, 4,27 sono andati alla cultura e 2,4 al turismo.

Inutile dire che ci si aspettava di più, una volta ascoltate le parole di questo Governo, che in più occasioni ha sostenuto l’importanza dell’asset turismo, un centro di produzione che per l’Italia vale il 14% del Pil (basti pensare che nel 2020 il Prodotto interno lordo si è ridotto dell’8,9%, a fronte di un calo nell’Unione europea del 6,2%).

Poche risorse, insomma, per obiettivi invece ambiziosi: “…incrementare l’attrattività turistica e culturale del Paese modernizzando le infrastrutture materiali e immateriali del patrimonio storico artistico; migliorare la fruibilità della cultura e l’accessibilità turistica attraverso investimenti digitali e investimenti volti alla rimozione delle barriere fisiche e cognitive al patrimonio; rigenerare i borghi attraverso la promozione della partecipazione alla cultura, il rilancio del turismo sostenibile e della tutela e la valorizzazione dei parchi e giardini storici; migliorare la sicurezza sismica e la conservazione dei luoghi di culto e assicurare il ricovero delle opere d’arte coinvolte da eventi calamitosi; rinnovare e modernizzare l’offerta turistica anche attraverso la riqualificazione delle strutture ricettive e il potenziamento delle infrastrutture e dei servizi turistici strategici; supportare la transizione digitale e verde; sostenere la ripresa dell’industria turistica culturale e creativa”.

Ecco i tre capitoli specifici di intervento sul turismo.

Hub del turismo digitale (spesa prevista: 0,10 miliardi). L’obiettivo del progetto è creare un portale accessibile attraverso una piattaforma web dedicata, che consenta il collegamento dell’intero ecosistema turistico per valorizzare, integrare, favorire la propria offerta.

Fondi integrati per la competitività delle imprese turistiche (spesa prevista: 1,80 miliardi). L’investimento è destinato ad interventi diversi: credito fiscale (530 milioni) per aumentare la qualità dell’ospitalità turistica (sostenibilità ambientale, riqualificazione e aumento degli standard qualitativi delle strutture ricettive).

Caput Mundi-Next Generation Eu per grandi eventi turistici (spesa prevista: 0,50 miliardi). La terza azione rivolge un’attenzione particolare al patrimonio turistico del Paese, sfruttando il volàno dei grandi eventi che interesseranno.

I tre capitoli specifici di spesa per il turismo arrivano appunto ad un totale di 2,4 miliardi; eventuali altre risorse sono subordinate ad altre voci, che però solo marginalmente potrebbero interessare davvero al comparto.

Le aspettative, ovviamente, erano altre, e la nascita del ministero aveva fatto sperare in attenzioni finalmente diverse, ma evidentemente la vecchia concezione di un settore che ogni volta si sa salvare da solo non è mai scomparsa. Un preconcetto oggi più che mai rafforzato dai numeri di luglio e agosto, quando – secondo un’indagine Cna Turismo – è stato battuto ogni record per presenze domestiche di turisti italiani: 23 milioni.

Ma un conto è incassare una voglia di vacanze a lungo repressa, un altro è puntare alla riqualificazione virtuosa dell’intero comparto, che va aggiornato per poter confermare quel 14% di Pil finora prodotto, ma che potrebbe anche arrivare a generare ancora più potenza, se reso più competitivo.

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