Reinhold Messner commosso per il popolo sherpa/ “Morirono in tanti nella migrazione”

- Chiara Ferrara

L’alpinista Reinhold Messner si è commosso per il popolo sherpa nel corso della presentazione del suo libro “Lettere dall’Himalaya”

Reinhold Messner
Reinhold Messner

Reinhold Messner, a Cortina d’Ampezzo, ha presentato il suo nuovo libro (“Lettere dall’Himalaya”) e si è commosso nel raccontare la storia del popolo sherpa. Il principe degli scalatori non è riuscito a trattenere le lacrime di fronte al ricordo di quanti morirono nel 1500 nel corso della epica migrazione dal Tibet orientale verso la valle Solukhumbu. Il gruppo etnico originario del Nepal (composto in totale da 275.000 persone circa, di cui 20 mila accettarono di spostarsi) attraversò diversi passi ghiacciati a 6 mila metri di alta quota.

La presentazione del libro è avvenuta a margine della rassegna Una Montagna di Libri. Il settantaduenne è stato intervistato da Francesco Chiamulera e si è detto entusiasta per la prossima apertura di un nuovo «Messner Mountain Museum» in Nepal, che dovrebbe avvenire a maggio del 2022.

Reinhold Messner commosso per il popolo sherpa: la storia

Erano in 20mila, tutti insieme, anche con i bambini e ci furono molti morti”. Così Reinhold Messner, con la voce rotta dal pianto, ha raccontato la storia del popolo sherpa, che nel 1500 partì tra le montagne dell’Himalaya per trovare una nuova casa. In molti, a causa della difficoltà del percorso, non ce la fecero. “Nel 1986 sono andato a piedi a ripetere quella strada. Vedo davanti a me questa storia e mi prende l’emozione…”, ha ricordato.

Il principe degli alpinisti, inoltre, nel corso della presentazione del suo libro “Lettere dall’Himalaya”, ha voluto sottolineare come ad oggi sia molto più difficile compiere determinate imprese. Esplorare i diversi Paesi del Mondo, data la loro fragilità dal punto di vista geopolitico, è divenuto decisamente pericoloso. “In molti Stati dove mi sono avventurato negli anni Settanta, oggi non ci potrei più andare. Penso per esempio all’Etiopia, dove oggi c’è la guerra”. Per questi cambiamenti lo scalatore non nasconde l’amarezza. Non intende, ad ogni modo, mettere un punto alle sue avventure.



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