Riapertura scuole, insegnanti in rivolta/ “Lasceremo le cattedre vuote”

- Mirko Bompiani

Riapertura scuole, non si placano le polemiche: sindacati lanciano l’allarme insegnanti, 2 milioni di docenti rifiutano il sierologico.

riapertura scuole
Immagine di repertorio (LaPresse)

Prosegue senza esclusione di colpi il dialogo tra Stato e Regioni sulla riapertura delle scuole, ma attenzione al fronte insegnanti. Mentre si discute dei possibili effetti sulla curva epidemiologica del ritorno in aula, i docenti sono pronti a lasciare vuote le cattedre. Come riporta La Stampa, il 40% del corpo docente è over 55, con oltre 170 mila professori sopra i 62 anni. Molti addetti ai lavori hanno già reso noto di non voler tornare in classe, in quanto lavoratori fragili, senza dimenticare che le linee guida dell’Iss non fanno riferimenti alla «sorveglianza sanitaria eccezionale» prevista per i soggetti fragili.

«È una situazione molto complicata, abbiamo chiesto più volte che venga chiarita perché lascia senza tutele questi insegnanti e apre ulteriori incognite sulla ripartenza delle lezioni», le parole di Maddalena Gissi, segretaria della Cisl Scuola, ai microfoni de La Stampa. L’assenza di un docente potrebbe innescare un circolo virtuoso, considerando che il supplente potrebbe rientrare nella categoria dei soggetti fragili. «Serve un intervento normativo per stabilire come gestire questi insegnanti», il giudizio della Gissi.

Attenzione anche ad un altro dossier, quello dei test sierologici. Come spiegato da Libero, 2 milioni di docenti hanno detto no al test sierologico. E, in base a quanto denunciato da Fratelli d’Italia, in molte zone d’Italia i kit non sono nemmeno arrivati. Da qui l’appello di Mario Rusconi, Associazione presidi del Lazio: «Docenti e non, presidi e personale scolastico tutto facciano il test, anche se non è obbligatorio, come noi avevamo invece chiesto. È importante che lo facciano, per un senso di responsabilità morale e civile, e anche, direi soprattutto, per la tutela degli studenti e delle famiglie e di tutta la comunità scolastica».

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