Riforma pensioni/ Quando la Quattordicesima arriva a dicembre

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, la quattordicesima potrebbe essere erogata a dicembre per alcuni pensionati. I casi in cui ciò avverrà

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(Pixabay)

QUANDO LA QUATTORDICESIMA ARRIVA A DICEMBRE

Come viene ricordato in un articolo sul sito del Giornale, non tutti gli aventi diritto riceveranno la quattordicesima a luglio. È infatti prevista l’erogazione di tale somma a dicembre per “tutti coloro che diventeranno titolari di pensione o i pensionati che raggiungeranno il requisito anagrafico dei 64 anni entro l’anno, fatti salvi i requisiti reddituali. In particolare, come è scritto nel messaggio numero 2047 dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, rientrano nel requisito i pensionati che raggiungono i 64 anni di età entro l’anno a partire dal primo luglio 2021, in caso di gestione pubblica, e dal primo agosto 2021 in caso di gestione privata ed ex Enpals e chi diventa titolare di pensione durante l’anno in corso. I pensionati che, invece, alla data del 30 giugno 2021 hanno già raggiunto i 64 di età e rispettano i requisiti reddituali, riceveranno la somma aggiuntiva nella pensione a luglio 2021”. Continuano intanto ad arrivare richieste per una misura di riforma pensioni che aumenti la platea dei beneficiari della quattordicesima.

I DATI DEL BILANCIO INPS

Mentre si continua a discutere di riforma pensioni, quanto meno grazie alle sollecitazioni sindacali al Governo, il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps ha approvato ieri il bilancio consultivo dell’Istituto che nel 2020 ha fatto segnare un disavanzo da 7,1 miliardi di euro. Come scrive Il Sole 24 Ore, i contributi hanno subito un drastico calo di 11 miliardi di euro. Complessivamente, le entrate dell’Inps sono state di 472 miliardi, mentre le uscite sono arrivate a quota 479 miliardi. Ci sono stati 4,6 miliardi di maggiori uscite per prestazioni di protezione sociale e 1,7 miliardi per prestazioni pensionistiche. Complessivamente, al netto dei 6 miliardi finalizzati al contrasto della marginalità sociale, le erogazioni per prestazioni pensionistiche hanno raggiunto i 260 miliardi di euro. Ovviamente sui conti dell’Inps pesano gli effetti della pandemia, sia sul lato delle uscite (considerando l’erogazione di sostegni al reddito) che delle entrate. Nei giorni scorsi si è anche parlato delle pensioni cancellate a causa dei decessi per il Covid. La spesa pensionistica è in ogni caso cresciuta.

RIFORMA FORNERO, IL RITORNO “POTENZIATO”?

Le ipotesi sono tante, una strada precisa ancora non c’è e probabilmente sarà solo a settembre che prenderanno corpo i piani specifici per inserire la nuova riforma pensioni nella Manovra di Bilancio 2022: nel frattempo, secondo il focus pubblicato oggi da “IlGiornale.it”, uno degli scenari possibili riguarda il ritorno della Legge Fornero “potenziata” con l’allungamento ulteriore dei tempi per l’uscita dal lavoro. Senza più Quota 100 e con l’addio possibile all’Ape Social, la riforma Fornero potrebbe essere un’ipotesi molto più che credibile (con la Quota 41 che rimarrebbe per i precoci ed una platea allargata). «L’Europa qualche mese fa nelle sue raccomandazioni all’Italia in vista del Recovery Fund aveva chiesto la piena applicazione della riforma varata del governo Monti», spiega il Giornale, a cui va aggiunto l’adeguamento necessario dall’aspettativa di vita fissato dall’Istat. E allora la previsione che potrebbe scattare dal 1 gennaio 2022 vede la seguente suddivisione: «perequazione sempre fino a quattro volte il trattamento minimo; perequazione al 90% tra le quattro e le cinque volte il minimo; perequazione al 75% sopra le cinque volte il minimo. Di fatto le fasce intermedie passerebbero dall’attuale rivalutazione al 77% a quella che prevede un adeguamento del 90%». (agg. di Niccolò Magnani)

PENSIONI E FONDO INTEGRATIVO: LA SIMULAZIONE

Il Corriere della Sera ha presentato sul proprio sito online una simulazione di pensioni “modificate” da un eventuale fondo integrativo per capire come potrebbero essere nel futuro non tanto lontano i calcoli previdenziali nel nostro Paese, in attesa di una riforma che possa realmente “ribaltare” le annose problematiche della previdenza in Italia. Con una simulazione prodotto da Consultique per il CorSera, il fondo integrativo si dimostra ovviamente in grado di aumentare l’importo dell’assegno mensile: prendendo come casi Cometa dei Metalmeccanici e Fon.Te del Terziario, il commento Paola Ferrari, Cfa e analista dell’Ufficio Studi e Ricerche di Consultique, riporta «Nel primo caso, oltre alla previdenza pubblica, il soggetto percepirebbe anche una rendita vitalizia da previdenza integrativa pari a 4.707 euro netti annui. Nel caso della Linea Crescita del fondo Cometa, invece, la rendita vitalizia annua sarebbe di 5.732 euro». (agg. di Niccolò Magnani)

PENSIONI LAVORATRICI DIMISSIONARIE: LE NOVITÀ

Secondo quanto riportato da Pensionioggi.it, la norma sulle lavoratrici donne dimissionarie del settore statale non prevede più l’abbuono di 5 anni “automatico”: in attesa di capire con la prossima riforma pensioni quali saranno le novità importanti anche sul fronte dell’occupazione femminile (Opzione Donna, ma non solo), è importante quanto ribadito dal portale esperto di previdenza davanti alle richieste di tante lavoratrici statali. Lo sconto «sino ad massimo di 5 anni di contribuzione in presenza di un rapporto coniugale o con prole a carico» non è infatti più valido: formalmente non è mai stata abrogata eppure l’abbuono di 5 anni di contribuzione per la dimissionaria coniugata o con figli a carico non viene più concesso. «il beneficio risulta applicabile esclusivamente con riferimento alle lavoratrici coniugate o con prole a carico che al 31.12.1992 avevano presentato le dimissioni dal servizio ed erano in possesso di almeno 15 anni di servizio effettivo», spiega Pensionioggi.it chiarendo il “misfatto”. (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI AIRAUDO

In una lunga intervista a tpi.it, Giorgio Airaudo evidenzia che “in tutte la fabbriche italiane, non solo quelle Fiat, abbiamo lavoratori che negli ultimi 15 anni hanno visto allungarsi l’età pensionabile. Lavoratori stanchi, che non ne possono più. C’è un problema che il Governo Draghi, dopo gli ammortizzatori, dovrà di corsa affrontare”, ovvero quello della riforma pensioni, “una riforma definitiva, che dia garanzie e che duri qualche decennio”. Infatti, spiega il Segretario generale della Fiom-Cgil Piemonte, “i lavoratori si chiedono se fra 5 anni potranno andare in pensione o se ne frattempo gli anni saranno diventati magari 8 o 10… È una cosa che dovrebbe risolvere il Governo, il Parlamento, la politica. Ecco perché penso che i sindacati abbiano fatto bene, sabato scorso, a fare quelle che io chiamo manifestazioni di avvertimento”.

L’AVVERTIMENTO AL GOVERNO

Airaudo sottolinea infatti che la mobilitazione della scorsa settimana è stata un avvertimento che ha funzionato, visto che sullo sblocco dei licenziamenti “si è ottenuto qualcosa in più. Mi auguro che il Governo sappia che non si fa la riforma degli ammortizzatori sociali né quella delle pensioni senza il coinvolgimento del sindacato”. In questo senso è noto che da tempo Cgil, Cisl e Uil chiedono all’esecutivo di riprendere il confronto sulla previdenza. Interrogato sul fatto che veda o meno un modus operandi troppo accentratore di Draghi, Airaudo risponde: “Che ci sia stata una certa autosufficienza tecnocratica, sì, l’ho pensato”.

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