PENSIONI, RIFORMA QUOTA 100/ Ultime notizie: impennata spesa, 63 miliardi in 18 anni

- Niccolò Magnani

Riforma pensioni, l’allarme della Ragioneria su Quota 100: l’impennata della spesa pubblica di 63 miliardi in 18 anni. L’annuncio del Ministro Catalfo

stefano patuanelli
M5s: D'Uva, Di Maio e Patuanelli (LaPresse, 2019)

IMPENNATA SPESA PENSIONI CON QUOTA 100

Secondo i conti effettuati dalla Ragioneria Generale dello Stato, pubblicati oggi dal Sole 24 ore, la riforma di Quota 100 porta un maggior peso sulla spesa delle pensioni pari a 0,2 punti di Pil l’anno fino al 2036. Il che, tradotto in termini comprensibili, significa circa 63 miliardi in 18 anni: questo il conto tradotto per lo Stato in merito alla sperimentazione triennale di Quota 100, «Lo scostamento rispetto al livello di spesa pensionistica in rapporto al Pil che sconta la legislazione immediatamente previgente è particolarmente accentuato nei primi anni della proiezione» si legge nel dossier della Ragioneria. Gli effetti dei nuovi pensionamenti voluti da Lega e M5s si infrangono così sulla crescita della spesa pensionistica generale e anche per questo motivo, secondo l’organo di Stato, bisognerebbe ricorrere al più presto ai ripari. «Nel biennio 2020- 2021, in corrispondenza con il maggior ricorso al pensionamento anticipato da parte dei soggetti che maturano il requisito congiunto per il collocamento a riposo con almeno 62 anni di età e 38 anni di anzianità contributiva, la maggiore incidenza della spesa in rapporto al Pil – sottolinea e conclude la Ragioneria generale – ammonta a 0,5 punti percentuali. Negli anni successivi, il profilo dei nuovi oneri pensionistici in rapporto al PIL mostra un andamento decrescente».

QUOTA 100, I 3 POSSIBILI CORRETTIVI

Oltre che sul reddito di cittadinanza, l’attenzione del nuovo governo in vista della legge di Bilancio, la vecchia Finanziaria, si concentra anche sulla riforma pensioni, in particolare su Quota 100. Non ci sarà nel 2022, a meno di una proroga che però, secondo il Corriere della Sera, al momento viene esclusa. Sempre che nel 2021 ci sia ancora questa maggioranza… Comunque i possibili correttivi sono tre per ora. Il primo è la chiusura a fine 2020, un anno prima del previsto. L’alternativa, secondo il quotidiano, è lasciare il meccanismo in piedi fino alla sua scadenza naturale, ma dando una stretta ai requisiti previsti attualmente. Ad esempio, potrebbe essere alzata l’età minima da 62 a 63 anni. Il terzo correttivo che si sta valutando è lasciare Quota 100 in piedi fino alla fine ma allungando le finestre, cioè il periodo che deve passare tra il momento in cui si maturano i requisiti per andare in pensione e quello in cui si va effettivamente in pensione. Si tratta di tre interventi, alternativi tra loro, che non smonterebbero del tutto Quota 100, ma gli darebbero una stretta significativa. Potrebbero essere compensati col potenziamento di altre misure, come quelle per i lavori usuranti o l’Ape sociale. Quindi resterebbe la possibilità di andare prima in pensione, ma per determinate categorie. (agg. di Silvana Palazzo)

MINISTRO CATALFO DIFENDE LA QUOTA 100 E RILANCIA SU JOBS ACT

In una lunga intervista sul Messaggero, parla per la prima volta il neo-Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo che non ammette repliche sulle “ipotesi” di revisione della riforma pensioni di stampo Lega-M5s: «la Quota 100 non si tocca. Come sul Reddito di Cittadinanza, Le abbiamo fatte inserire nel nostro programma per noi sono importanti». Dopo averlo ribadito ieri in Senato, oggi arriva la conferma con tanto di dettagli nell’intervista al collega Simone Canettieri: «Il meccanismo funzionerà con il tempo e inizia a dare i primi frutti con le prime uscite dal pubblico impiego», spiega la Catalfo davanti alle difficoltà e alle non eccessive adesioni di questi primi mesi. Dopo aver valutato un possibile passo indietro sul Jobs Act – «Bisogna essere lucidi e guarderà la riforma nella sua complessità. Ad esempio la nascita dell’Anpal, la nuova agenzia per l’occupazione, è stato un fatto positivo e importante che non mi sento di criticare. Così come altre politiche sul lavoro. Occorre avere appunto uno sguardo d’insieme e non essere faziosi» – riabilitando ciò che fino a qualche mese fa era impossibile anche solo pensarlo in casa M5s, la “madrina” del RdC torna sul fronte pensioni e aggiunge «la Quota 100 era del governo e fa parte del programma di questo nuovo esecutivo. Parliamo di una misura migliorabile, questo sì. Ma che non sarà toccata».

DI MAIO: “QUOTA 100 RESTA”

Sulla scia di quanto spiegato ieri in Senato dal Ministro Nunzia Catalfo durante la nascita ufficiale del Governo Conte-bis, la riforma pensioni di Quota 100 – approvata dalla Lega proprio insieme al M5s dell’allora Ministro del Lavoro Luigi Di Maio – non dovrebbe essere modificata nella prossima imminente Manovra di Bilancio. Usiamo il condizionale perché in realtà, secondo quanto racconta da giorni il Sole 24 ore, un progetto di restyling sul provvedimento pensionistico c’è eccome nei piani del Partito Democratico che dovrà arrivare ad un accordo, giocoforza, con il Movimento 5 Stelle. Stopparla un anno prima; cambiare e alzare uno dei due addendi della Quota 100; eliminarla del tutto e sostituirla con Ape Social: queste le ipotesi maggiori, tutte però “scartate” (per ora) dallo stesso Di Maio intervenuto ieri a DiMartedì «Sono stato il ministro del Lavoro che ha fatto il decreto dignità, il reddito di cittadinanza, Quota 100 e questi provvedimenti non si toccano».

LE RICHIESTE UIL SULLA RIFORMA PENSIONI

Alla garanzia messa dal leader politico del M5s – «Ci stanno accusando di voler toccare quota 100: alla Legge Fornero non si torna, sia ben chiaro. Questa è una garanzia che dà il Movimento Cinque Stelle» – fa seguito la richiesta della Uil al Governo di mettere comunque mano alla riforma pensioni e adottare subito due misure già dalla prossima manovra. A parlare è il segretario confederale Uil Domenico Proietti che in una nota lancia un appello al Governo: «Il nuovo Governo deve continuare a cambiare la legge Fornero sulle pensioni. Dopo ape sociale e quota cento, che vanno confermate, è necessario garantire una flessibilità per tutti i lavoratori tra i 62 e i 63 anni», spiega il sindacalista che rimarca in successione anche l’avvio di quanto Salvini aveva già in mente sul finire del primo Governo Conte-1, la Quota 41. «Si deve stabilire che 41 anni di contributi sono sufficienti per andare in pensione a prescindere dall’età», conclude Proeitti nell’attesa che forse già questa settimana un primo tavolo al Mef verrà convocato con i tecnici che dovranno pensare, in rapida successione, i provvedimenti legati alla riforma pensioni e al futuro di Quota 100.

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