RIFORMA PENSIONI/ L’appello degli esodati per l’emendamento Nannicini

- Lorenzo Torrisi

Proprio 8 anni fa, dopo la riforma pensioni Fornero, iniziava il calvario degli esodati, che ancora non è terminato per circa 6.000 di loro

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L’APPELLO DEGLI ESODATI

Proprio il 6 dicembre del 2011 iniziava il calvario degli esodati a seguito della riforma pensioni targata Fornero inserita nel cosiddetto decreto salva-Italia. Oggi, a distanza di otto anni, ancora 6.000 di loro sono in attesa di una salvaguardia e per questo, tramite il Comitato 6.000 esodati esclusi, rivolgono un appello “al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Governo e a tutte le forze politiche affinché sia approvato l’emendamento nr. 58.0.10 alla Legge di Bilancio 2020 presentato in Commissione Bilancio dai Senatori Pd Nannicini, Laus e Manca con il quale si rende finalmente giustizia agli Esodati iniquamente discriminati dall’Ottava Salvaguardia che, nella Legge di Bilancio 2017, ha tutelato al requisito pensionistico del 31/12/2021 solo una delle sei categorie di lavoratori in essa comprese, lasciando altre migliaia di lavoratori, a parità di diritti, privati della meritata pensione”. L’occasione quindi per sanare questa ingiustizia è concreta e a portata di mano. Tocca al mondo politico decidere cosa fare.

LA CRITICA DI EMMA BONINO AL GOVERNO

In un articolo pubblicato sul Riformista, Emma Bonino affronta il tema delle divisioni interne al Governo, evidenziando come fosse chiaro già da questa estate che si sarebbe arrivati “alla completa subordinazione del programma del nuovo esecutivo all’agenda populista del governo Conte I”, compreso il tema della riforma pensioni. Scrive infatti l’ex ministra che “non c’è nulla delle cose peggiori fatte dalla maggioranza giallo-verde che sia stato disfatto dalla maggioranza giallo-rossa. Né le misure imposte dalla Lega e da Salvini, come sulla cosiddetta ‘sicurezza’ o sulle pensioni, né le misure imposte dal M5S e da Di Maio (e dalla vasta schiera di quelli che Massimo Bordin chiamava i suoi ‘gerarchi minori’), come sul reddito di cittadinanza e sulla giustizia. Per non parlare degli interventi richiesti all’unisono da leghisti e grillini, in particolare sul deficit spending e sulla guerra alle istituzioni e alle politiche europee, di cui troviamo abbondanti tracce nella discussione surreale sul Mes. Il Governo Conte II è una sorta di illusione ottica. È il governo Conte I con un soccorso rosso e con una compagine ministeriale mezza interna e mezza esterna alla sua mutata maggioranza parlamentare”.

LE DISPARITÀ DA CANCELLARE

Secondo Camillo Linguella, in tema di riforma pensioni bisognerebbe eliminare la “disparità fra la pensione di chi ha lavorato e chi non ha mai lavorato. Cioè fra la pensione di vecchiaia dei giovani che hanno cominciato a lavorare dopo il 1996 e coloro che per motivi validi e vari non hanno mai o poco lavorato (regolarmente) e che hanno diritto alla pensione di cittadinanza”. In un articolo su finanza.com spiega anche che ci si dovrebbe muovere si questi fronti: “Riduzione delle disparità pensionistiche uomo donna; Pensione di garanzia per i giovani; Ammodernamento e fruibilità dell’Ape sociale; Riconoscimento della disparità dei lavori e diversi requisiti di accesso alle pensioni; Estensione della 14 mensilità a tutti i pensionati; Equiparare gli importi minimi della pensione di vecchiaia contributiva all’importo massimo della pensione di cittadinanza; Nuovo sistema di perequazione delle pensioni che tengano conto anche della dinamica salariale non solo quella dell’inflazione; Riduzione delle tasse sulle pensioni come avviene nel resto della Ue; Riduzione dei tempi di attesa per il pagamento del Tfr dei pubblici dipendenti”.

IL RISENTIMENTO PER IL SISTEMA PREVIDENZIALE

In tema di riforma pensioni vanno segnalati i dati contenuti nel 53° Rapporto del Censis sulla situazione sociale italiana presentato oggi. Come riassume Adnkronos, “aumenta il risentimento nei confronti del sistema previdenziale. Per il 45,2% degli italiani l’età pensionabile non deve seguire l’andamento della speranza di vita mentre per il 43,2% speranza di vita ed età del pensionamento devono camminare insieme”. Nel rapporto si spiega anche che “il 53,6% delle pensioni erogate in Italia è inferiore a 750 euro mensili. Non sorprende allora che il 73,9% degli italiani sia d’accordo con la necessità di portare le pensioni minime a 780 euro al mese con risorse pubbliche”. Inoltre, quasi 2 milioni di pensioni in Italia “sono erogate da trent’anni o più (il 12% del totale), a fronte di una durata media di 24 anni. Sono il riflesso di periodi in cui era più facile andare in pensione, che però oggi generano costi significativi per la previdenza”. Da tener anche presente che “solo il 23,3% degli italiani dichiara di sapere bene che cosa sia la previdenza complementare (il 19,4% tra i 18-34enni)”.

LE PAROLE DI BEPPE SALA

Non è la prima volta che Giuseppe Sala nei suoi discorsi fa riferimento a un tema che interessa anche la riforma pensioni. Nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno accademico della Humanitas University, infatti, il Sindaco di Milano ha evidenziato come la città stia in qualche modo proponendo all’intero Paese un modello per tornare a crescere. “Non accontentiamoci di essere fieri di quello che abbiamo fatto e che le cose vadano bene, perché non possiamo illuderci che questo territorio possa trainare una rinascita di un Paese che ha una grande storia, dei grandi valori, ma ora è un po’ vecchio e un po’ stanco”, ha detto Sala secondo quanto riportato dal Corriere della Sera. Ha inoltre ricordato che in Italia “lavora il 45% dei cittadini e le pensioni pesano per il 16% sul Pil. Tutto questo è assolutamente intollerabile. Non è certo un’accusa politica la mia, anzi, in primis mi sento responsabilizzato anche io, perché la politica la faccio in prima persona. Ma ora o si imprime una trasformazione molto profonda o non ce la faremo”.

IN ARRIVO ARRETRATI PDC PER EXTRACOMUNITARI

Oltre che la riforma pensioni con Quota 100, l’anno scorso il Governo ha introdotto il reddito e la pensione di cittadinanza, prevedendo però, per i cittadini extracomunitari, la presentazione di una documentazione particolare riguardante l’attestazione della proprietà di beni immobili nel Paese di provenienza, tradotta in italiano e legalizzata dall’autorità consolare. Tale obbligo aveva creato non pochi problemi a tali cittadini. Ma ora, come spiega Italia Oggi, grazie anche a un decreto di fine ottobre l’obbligo di certificazione riguarda gli extracomunitari provenienti da circa venti Paesi, tra cui Svizzera e San Marino. Per coloro che provengono dagli altri Paesi e che hanno presentato la domanda di accesso a reddito e pensione di cittadinanza se la vedranno accolta e l’Inps riconoscerà loro anche gli arretrati dovuti. Arretrati che potranno essere riconosciuti anche ai cittadini provenienti dai Paesi inclusi nella lista una volta che avranno presentato la certificazione richiesta.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GABRIELLA DI MICHELE

La Direttrice generale dell’Istituto nazionale di previdenza sociale, Gabriella Di Michele, non nasconde, da lavoratrice, di essere “favorevole a Quota 100, anche perché anch’io ne potrò usufruire al momento opportuno. Se invece parlo come direttrice dell’Ente sono costretta a considerare i conti che in tal maniera si appesantiscono”. Ai microfoni di Tiscali Notizie, la Dg dell’Inps parla di riforma pensioni e spiega che i numeri relativi alle domande presentate per Quota 100 dimostrano “che la gente vuole avere la possibilità di scegliere di uscire quando ne ha bisogno, non che uscirà di sicuro appena ne ha la possibilità. I dati lo confermano e lo stiamo toccando con mano”. Dal suo punto di vista, poi, “i costi di una flessibilizzazione del pensionamento non devono essere sostenuti necessariamente seguendo una politica di pareggio di bilancio. Abbiamo già nel nostro Paese vari tipi di pensioni dove interviene lo Stato con dei trasferimenti”.

LA SFIDA SULLA FLESSIBILITÀ

Il vero problema è “mettere in campo meccanismi che facilitino le uscite flessibili, sia pure con delle penalizzazioni attuariali”. Un obiettivo non facile da raggiungere, ma che occorre provare a perseguire, “perché la libertà non ha prezzo”. Gabriella Di Michele ha anche evidenziato che all’Inps “la gestione corrente viene fatta in modo eccellente. Per quanto concerne Quota 100 e Reddito di cittadinanza, per esempio, siamo riusciti a rispettare gli impegni col governo in maniera impeccabile. Ma dobbiamo anche progettare il nostro futuro informatico”. Sarà quindi importante in questo senso fare in modo che le prossime assunzioni all’Inps vadano in questa direzione.

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