RIFORMA PENSIONI/ Le mosse da fare secondo Landini

- Lorenzo Torrisi

Lunedì prossimo Governo e sindacati si incontreranno per parlare di riforma pensioni e Maurizio Landini non ha dubbi su quello che occorrerebbe fare

landini di maio sindacato unico per i lavoratori
Maurizio Landini (Lapresse)

LE MOSSE DA FARE SECONDO LANDINI

Lunedì prossimo Governo e sindacati si incontreranno per parlare di riforma pensioni e Maurizio Landini non ha dubbi su quello che occorrerebbe nel nostro Paese da questo punto di vista. “Una vera riforma delle pensioni, perché è evidente a tutti che la legge Fornero ha aumentato le diseguaglianze e non ha risolto i problemi. Bisogna ricostruire un sistema pensionistico pubblico degno di questo nome”, spiega il Segretario generale della Cgil in un’intervista alla Stampa, indicando anche le mosse da compiere per raggiungere l’obiettivo: “Primo, acceleriamo la commissione sulla separazione tra spesa previdenziale e assistenziale e quella sui lavori gravosi. Secondo, serve una pensione di garanzia per i giovani e per chi ha avuto lavori discontinui e precari. Terzo, bisogna riconoscere il lavoro di cura delle donne, che non si può trasformare in una tassa. Quarto, serve un meccanismo di uscita flessibile. Quinto, rivalutazione delle pensioni e legge sulla non autosufficienza. Proposte praticabili, e le risorse si possano trovare”.

UGL DIFENDE QUOTA 100

L’Ugl difende la riforma pensioni con Quota 100 ritenendo che sia una possibilità da mantenere per superare la riforma Fornero che ha prodotto “effetti devastanti”. Il Segretario generale Paolo Capone, ai microfoni di Askanews, ricorda che la misura “era nel nostro programma sindacale portato avanti dall’ex sottosegretario del Lavoro, Claudio Durigon, che era vicesegretario dell’Ugl prima che iniziasse la carriera politica. Abbiamo dato una risposta al sistema, affermando che è possibile cambiare”. Dal suo punto di vista con Quota 100 “c’è la possibilità di scegliere di andare in pensione in un’età assolutamente decente e conveniente”. Diverso il giudizio sul Reddito di cittadinanza: “È stato un bell’esperimento, ma è un reddito di inclusione un po’ allargato. Ha dato una risposta ai 4 milioni di poveri, ma non c’è possibilità di fare politiche attive del lavoro. Bisogna creare le condizioni affinché il lavoro ci sia. E per fare questo bisogna fare piani industriali, avere cuore e attenzione nei confronti dello sviluppo del Paese”.

RIFORMA PENSIONI, LA PROPOSTA DI GALASSO

In un articolo sul Sole 24 Ore, Vincenzo Galasso riconosce che in tema di riforma pensioni “aumentare la flessibilità in uscita è un obiettivo legittimo. Ma ancor più legittima è la necessità di mantenere la sostenibilità finanziaria del sistema, evitando sia di aumentare i contributi pensionistici, già oggi i più alti dei Paesi Ocse, che di creare ulteriori debiti da lasciare alle generazioni future”. Partendo da queste premesse, per l’economista bisognerebbe “consentire il pensionamento ad un’età inferiore a quella statuaria, prevedendo però che il trattamento anticipato sia interamente calcolato con il metodo contributivo. Accade già per Opzione donna o per chi va in pensione interamente con il contributivo, se il trattamento è superiore a 1.300 euro”.

IL RICHIAMO ALL’APE VOLONTARIO

Galasso evidenzia che “questa proposta, declinata nelle sue diverse forme (ad esempio con un minimo di 64 anni e 37/38 di contributi), ha il pregio di mantenere l’equità attuariale e del sistema, poiché all’allungamento del periodo di riscossione della pensione si accompagna una corrispondente riduzione del trattamento. Ma ha anche un effetto di cassa sui conti pubblici. L’accesso alla pensione anticipata creerebbe un esborso di cassa addizionale per almeno un decennio”. Motivo per cui “se i conti pubblici non lo consentono, questa soluzione può essere decentralizzata usando il mercato, come già fatto nel 2018/19 con l’Ape volontario”. Per l’economista, “dopo la parentesi di Quota 100, p ora di tornare a proposte eque e sostenibili”.

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