Riforma pensioni/ I requisiti per l’assegno puramente contributivo

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, i requisiti per l’assegno contributivo e un promemoria utile per valutare la convenienza del riscatto della laurea

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I REQUISITI PER LA PENSIONE PURAMENTE CONTRIBUTIVA

Attraverso una risposta fornita a un lettore del sito di Repubblica, la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ricorda che la riforma pensioni del 2011, la cosiddetta Legge Fornero, ha introdotto la pensione anticipata “puramente contributiva” per accedere alla quale occorre soddisfare i seguenti requisiti: “avere cominciato a contribuire nella gestione dove si chiede la pensione dopo il 1995; avere almeno 20 anni di contributi effettivi; avere un assegno pensionistico del valore lordo mensile apri ad almeno 2.8 volte l’assegno sociale avere un’età, per il 2020-2022, fissata ad almeno 64 anni”. Patrizia Del Pidio, rispondendo a una lettrice di orizzontescuola.it, evidenzia invece che il riscatto della laurea “non permette di anticipare l’età di accesso alla pensione di vecchiaia, ma accreditando nuova contribuzione permette di giungere prima alla pensione anticipata”. Di fatto quindi, non fa sì che si possa andare in pensione a 63 anni come la lettrice era portata a pensare. È dunque bene informarsi prima di compiere scelte che non rispondo alle proprie esigenze.

RIFORMA PENSIONI, IL PROBLEMA DEI GIOVANI

In un articolo pubblicato su Linkiesta vengono ricordate le principali diseguaglianze oggi presenti a livello economico, una delle quali ha a che fare con un tema spesso trattato a proposito di riforma pensioni: “I giovani, in assenza di un forte sviluppo, avranno delle pensioni ridotte”. Di fatto, scrive Giorgio Arfaras, “con l’incremento dei lavori precari – quelli a media o bassa qualificazione e a bassa produttività – le pensioni dei giovani di oggi saranno inferiori a quelle dei giovani di ieri, quando i lavori precari erano in minor numero e la variazione della produttività era maggiore”. Resta da capire come affrontare questo problema, che non sembra “risolvibile immaginando dei mirabolanti rendimenti per le pensioni ad accumulazione”. I sindacati hanno da tempo proposto l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia, ma non si è mai entrati nel merito della discussione di alcune proposte concrete, già avanzate anche sui media, per provare a ragionare sulla loro applicazione e sui loro effettivi costi di implementazione.

I CONGUAGLI NEGLI ASSEGNI DI OTTOBRE

Non per effetto di misure di riforma pensioni, ma per via del conguaglio relativo alla dichiarazione dei redditi, vi sono pensionati che potrebbe ricevere nella mensilità di ottobre un importo più elevato del solito. Intanto Poste Italiane ha comunicato che “le pensioni del mese di ottobre verranno accreditate a partire da venerdì 25 settembre per i titolari di un Libretto di Risparmio, di un Conto BancoPosta o di una Postepay Evolution. I titolari di carta Postamat, Carta Libretto o di Postepay Evolution potranno prelevare i contanti da oltre 7.000 ATM Postamat, senza bisogno di recarsi allo sportello”. Come nei mesi precedenti, dallo scoppio della pandemia, per quanti non possono evitare di ritirare la pensione in contanti nell’Ufficio Postale ci sarà una turnazione alfabetica prevista dal calendario seguente: “i cognomi dalla A alla B venerdì 25 settembre; dalla C alla D sabato mattina 26 settembre; dalla E alla K lunedì 28 settembre; dalla L alla O martedì 29 settembre; dalla P alla R mercoledì 30 settembre; dalla S alla Z giovedì 1° ottobre”.

RIFORMA PENSIONI, NUOVO INCONTRO GOVERNO-SINDACATI

Venerdì Governo e sindacati torneranno a incontrarsi per parlare di riforma pensioni. Secondo Roberto Ghiselli, “se si vuole veramente fare una riforma organica della previdenza non ce la di può cavare con numeri magici o sparate ad effetto, o soluzioni tampone, come uno scalino per superare lo scalone lasciato dal precedente Governo dopo Quota 100. Ogni ipotesi va approfondita e valutata”. Il Segretario confederale della Cgil, intervistato da pensionpertutti.it, spiega che in ogni caso “per noi in prima battuta è importante che si acceda all’idea della flessibilità in uscita: che siano le persone a decidere l’età del loro pensionamento”, che, considerando la progressiva scomparsa del regime retributivo, potrà essere a partire dai 62 anni, “senza aggancio automatico alla speranza di vita”.

LE PAROLE DI GHISELLI

A livello di anni di contribuzione necessari all’accesso alla quiescenza, Ghiselli ritiene che 20 possano essere sufficienti, “se uno matura una pensione un po’ superiore all’assegno sociale, ma non 2,8 volte questo valore, come attualmente è previsto” per la pensione pienamente contributiva prevista dalla Legge Fornero. Per il sindacalista è poi importante prevedere un canale specifico di uscita per “quanti hanno raggiunto i 41 anni di contributi”. A quel punto, “una volta condivisa l’architettura del sistema, e trovate le forme per riconoscere il lavoro di cura e delle donne, i lavori gravosi e il lavoro fragile e discontinuo, si faranno i conti e si deciderà dome mettere le asticelle”. Vedremo se si seguirà questo percorso per la nuova misura che si immagina possa sostituire Quota 100 dal 2022.

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