RIFORMA PENSIONI/ I sindacati: cambiare la manovra si può

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, i sindacati evidenziano la necessità di alcuni cambiamenti nella Legge di bilancio, anche sul fronte previdenziale

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I SINDACATI: CAMBIARE LA MANOVRA SI PUÒ

Come riporta zoom24.it, domani a Vibo Valentia si terrà l’assemblea territoriale di Cgil, Cisl e Uil per sostenere le proprie proposte e piattaforme in un periodo in cui è iniziato l’iter parlamentare della Legge di bilancio. “Cambiare la manovra si può. Pensiamo all’accesso alla pensione a 62 anni di età o con 41 anni di contributi; a ridurre le tasse su salari e pensioni. A più tutele contrattuali, economiche e previdenziali per i giovani e i lavoratori precari; ad estendere le platee dei lavori gravosi e usuranti. A rivalutare gli importi delle pensioni. Proposte da sostenere con determinazione nel nome della tutela delle lavoratrici e dei lavoratori”, spiegano i sindacati. Intanto la Fondazione Studi consulenti del lavoro, rispondendo a un lettore del sito di Repubblica, ricorda che “la pensione anticipata contributiva (con requisito anagrafico pari a 64 anni fino al 2022) non prevede alcuna finestra di differimento mobile, prevista nella misura di 3 mesi solo per la pensione anticipata ordinaria nonché, nel caso dei lavoratori privati, per la pensione Quota 100”.

SINDACATI AL GOVERNO: “INSUFFICIENTI SU PENSIONI”

In attesa del nuovo tavolo tra Governo e sindacati questa sera sul fronte Fisco, le sigle sindacali locali e nazionali portano l’acqua al mulino dei segretari di Cgil, Cisl e Uil per protestare contro le decisioni prese in Manovra.

«Mancano risposte su fisco, pensioni e giovani», si legge nella nota firmata da Cgil, Cisl e Uil del Trentino Alto Adige dopo un incontro pubblico a Trento, presso il Teatro San Marco. «Servono più risorse per sostenere l’occupazione, una vera riforma delle pensioni e un fisco più equo che riduca le tasse sul lavoro dipendente e sulle pensioni. Per questa ragione i sindacati sono impegnati in un percorso di mobilitazione in tutta Italia», lamentano i segretari locali alla presenza della segretaria confederale nazionale Cgil Tania Scacchetti. Superare Quota 102, parte degli 8 miliardi di tasse da destinare a lavoratori e pensionati e futuro della previdenza: «Il Governo non affronta la necessità di una pensione contributiva di garanzia per i più giovani né il tema della flessibilità in uscita per tutti dopo 62 anni di età o 41 anni di contributi. Mancano misure che riconoscono le condizioni di specificità di donne, disoccupati, discontinui e lavori gravosi o usuranti». (agg. di Niccolò Magnani)

LA CGIL E LA PENSIONE DI GARANZIA PER I GIOVANI

Secondo quanto riporta Repubblica, al prossimo confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni la Cgil insisterà molto sulla pensione di garanzia per i giovani. “L’ipotesi è di integrare tutte le pensioni future che non arrivano a una soglia tipo o benchmark, elaborata secondo alcune ipotesi (ad esempio a partire dal 60% di un reddito medio). L’integrazione – a carico dei conti pubblici – scatterebbe solo al raggiungimento dei requisiti di legge per uscire (età più contributi o solo contributi)”, spiega Valentina Conte, ricordando che un passaggio fondamentale è l’abolizione delle attuali soglie sull’importo minimo dell’assegno (2,8 e 1,5 volte l’assegno sociale) attualmente in vigore nel sistema contributivo. Il quotidiano romano, oltre a ricordare che la Cgil propone anche di valorizzare a livello contributivo i periodi di studio, formazione, maternità, congedi per cura, riporta le parole di  Ezio Cigna, responsabile previdenza della Cgil: “La pensione di garanzia non è un sussidio, non è un regalo, non deve andare a tutti, ma solo a chi ne ha bisogno”.

LA RICHIESTA DEL COBAS/CODIR A MUSUMECI

Come riporta siciliaogginotizie.it, “il Cobas/Codir invita il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, e tutta la giunta regionale a ristabilire il corretto andamento dell’Amministrazione del Fondo Pensioni Sicilia, mettendo in atto tutti gli atti dovuti per il ripristino degli organi di gestione, di indirizzo e di controllo nel rispetto delle Leggi che prevedono espressamente organi di gestione collegiali che non possono essere sostituiti sine die da commissari ad acta o commissari straordinari”. Non va dimenticato che “il Fondo Pensioni Sicilia, alla data del 31 dicembre 2020, gestisce la pensione di numero 18.732 pensionati regionali, con una spesa di 688,23 milioni di euro (numero 17.473 pensionati del Contratto 1 ex dipendenti regionali la cui pensione è a carico del bilancio regionale per una spesa annua di 650,13 milioni di euro; numero 1.259 pensionati del Contratto 2, a totale carico del Fondo pensioni per una spesa annua di 38,1 milioni di euro)” e che “il Consiglio di Amministrazione del Fondo Pensioni Sicilia è commissariato dal governo regionale da più di 1350 giorni, esattamente dal 27 febbraio 2018”.

RIFORMA PENSIONI, IL CHIARIMENTO NECESSARIO SUL RISCATTO DI LAUREA

Nell’approfondimento curato dalla Fondazione Studi Consulenti del lavoro dedicato alle misure di riforma pensioni contenute nella Legge di bilancio si parla anche del riscatto gratuito della laurea, evidenziando che “dovrà essere meglio chiarita la platea dei beneficiari, in quanto sarebbe iniquo concedere il riscatto gratuito solo ad alcuni ‘fortunati’ in presenza di migliaia di assicurati che hanno sostenuto a caro prezzo un riscatto di laurea oneroso. Questo accende l’ipotesi di un riscatto gratuito figurativo che si posizionerebbe accanto a uno facoltativo oneroso, con cui si incrementerebbe non solo gli anni di contributi utili al diritto ma anche la misura della futura pensione. Per tale motivo, la proposta potrebbe essere dunque poco interessante”.

L’ANALISI DELLA FONDAZIONE STUDI CONSULENTI DEL LAVORO

Questo perché “nel futuro dei giovani lavoratori, è protagonista il metodo di calcolo contributivo puro che costruisce una pensione unicamente sul valore dei contributi effettivamente versati. In caso di contributi figurativi conferiti senza valore ai fini della misura della pensione, i 4-5 anni di riscatto gratuito rischierebbero di avvicinare una pensione di anzianità contributiva (anticipata ordinaria) con valore mensile lordo inidoneo a garantire un reddito dignitoso al futuro pensionato. Va inoltre ricordato come dal 2019 e in modo del tutto stabile è stato prevista una forma di riscatto agevolato dal costo forfettizato a 5260 euro circa per ogni anno riscattato che incrementa, anche se di poco, la futura pensione”.

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