RIFORMA PENSIONI/ Il 60% degli italiani contrario al ritorno alla Legge Fornero

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, secondo un sondaggio svolto da Euromedia Reserach, il 60% degli italiani è contrario al ritorno alla Legge Fornero

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60% DI ITALIANI CONTRO RITORNO ALLA FORNERO

Secondo un sondaggio svolto da Euromedia Reserach, un italiano su cinque ritiene sia necessario procedere alla cancellazione di Quota 100. Come riporta Italpress, “le proposte di riforma sul tavolo del Governo Draghi, però, non convincono a pieno i cittadini. Il 45,4% degli intervistati, infatti, ritiene queste proposte non in linea con le proprie aspettative minando la fiducia nel futuro. La percezione prevalente tra gli italiani è quella di un tentativo, da parte del Governo, di ritorno al sistema pensionistico imposto dalla Legge Fornero. Un’ipotesi – quella del ritorno alla Legge Fornero – ritenuta non auspicabile da quasi il 60% della popolazione e in modo trasversale tra gli elettori di tutti i principali partiti”. Milano Finanza segnala invece che “il progetto portato avanti da Assofondipensione e Cassa depositi e prestiti per indirizzare il risparmio previdenziale verso l’economia reale”, grazie all’adesione del fondo pensione di Cariplo, ha raggiunto “una raccolta di oltre 250 milioni d parte dei fondi pensione, che arriva a 500 milioni” se si considera anche l’apporto promesso da Cdp.

RIFORMA OPZIONE DONNA, COME CAMBIA LA PENSIONE

Mentre nel pomeriggio il Governo si riunisce nuovamente in Consiglio dei Ministri per approvare un nuovo decreto sul Superbonus 110%, la bozza della Manovra viene ulteriormente modificata per essere presentata a fine settimana in Parlamento. 

Sul tema della riforma pensioni, è in particolare la misura di Opzione Donna – come già anticipato ieri – a subire le principali modifiche: salta infatti l’innalzamento della soglia anagrafica per l’anticipo pensionistico delle lavoratrici. Niente più 60 anni bensì 58 per le dipendenti e 59 per le autonome ribadisce la nuova versione dell’Opzione: ancora questa mattina la Lega ha fatto sapere di essere soddisfatta dell’accordo raggiunto in Cabina di regia, in particolare il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo a “Studio 24” su Rainews ha sottolineato l’importanza di garantire un’uscita dal lavoro con età “ragionevoli” per le lavoratrici italiane. (agg. di Niccolò Magnani)

LA DOMANDA DI GHISELLI PER ORLANDO

Preso atto della disponibilità del ministro Orlando a un confronto con i sindacati sulla riforma delle pensioni, Roberto Ghiselli si chiede “cosa aspetta a farlo?”. Come riporta Il Diario del Lavoro, il Segretario confederale della Cgil evidenzia che “dopo dieci mesi che sul tema della previdenza si gira a vuoto e nessuna risposta viene data alle richieste sindacali ci chiediamo perché questo tavolo finalizzato ad una riforma strutturale del sistema non venga immediatamente aperto. Dal momento che il Ministro non si pronuncia sui tempi dell’avvio del confronto, se l’intento fosse quello di rinviare tutto al prossimo anno si sappia sin d’ora che per noi sarebbe una prospettiva inaccettabile”. Intanto il Segretario generale dello Spi-Cgil di Perugia, Mario Bravi, come riporta rgunotizie.it evidenzia la necessità di un intervento da parte del Governo per aumentare il potere di acquisto delle pensioni, visto che si va incontro a un inverno con rincari e “promesse di contenimento delle tariffe, a partire da quelle energetiche, che rimarranno sulla carta”.

IL PRESUPPOSTO SBAGLIATO DEL GOVERNO

Secondo Vincenzo Cavallo, la proposta del Governo in tema di riforma pensioni “è insufficiente perché nasce da un presupposto sbagliato, vale a dire che andare in pensione è un peccato. Non è così. Se c’è flessibilità per entrare nel mercato del lavoro deve esserci flessibilità anche in uscita”. Come riporta sassilive.it, secondo il Segretario generale della Cisl Basilicata, “è arrivato il momento di una riforma complessiva che lasci ai lavoratori la libertà di uscire dal mercato del lavoro a partire da 62 anni o con 41 di contributi a prescindere dall’età. Allo stesso tempo occorre ampliare la platea dei lavori gravosi e rese strutturali misure come l’Ape sociale e Opzione Donna, cancellando per quest’ultima le ulteriori penalizzazioni sull’età d’accesso. Si tratta di una soluzione sostenibile dal punto di vista dei conti pubblici ed equa sul piano generazionale. Per una crescita robusta e duratura servono energie fresche e nuove competenze. Su questo il governo deve dimostrare più coraggio”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GALASSO

Secondo Vincenzo Galasso, “Quota 102 è la prova che un compromesso che costa poco può essere comunque un cattivo compromesso. Non certo per le ragioni addotte dai sindacati”. Il Professore di Economia Politica alla Bocconi in un articolo su lavoce.info spiega che la misura di riforma pensioni che sarà in vigore per il solo 2022 rappresenta “un errore, un passo nella direzione sbagliata. Perché dà un’ulteriore picconata alla nozione di calcolo contributivo introdotto dalla riforma del 1995 per assicurare la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale. Solo per consentire a pochi fortunati di pre-pensionarsi. E finendo per non accontentare nessuno. Andrebbe ascritta a quegli sprechi, di cui parlava Mario Draghi nel suo primo discorso al Senato, che rappresentano un torto alle prossime generazioni, ‘una sottrazione dei loro diritti’”.

LA FLESSIBILITÀ CON IL SISTEMA CONTRIBUTIVO

Secondo Galasso, “meglio sarebbe risolvere definitivamente il problema della flessibilità in uscita dal mercato del lavoro servendosi proprio del calcolo contributivo, anziché dribblarlo. Due importanti motivi rendono questa soluzione l’unica scelta giusta. Il primo è l’equità intergenerazionale”, il secondo “è la ‘chiarezza’ intergenerazionale”. Tuttavia, occorre tenere presente che “l’uscita dal mercato del lavoro con il metodo contributivo non è indolore. Costa. Allo Stato, che dovrebbe mettere immediatamente in bilancio le risorse necessarie a far fronte a tutte le pensioni in più che si genererebbero” e costa ai lavoratori. Ma tramite la contrattazione aziendale, quest’onere potrebbe essere in parte preso in carico dalle imprese.

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