RIFORMA PENSIONI/ Landini difende lo sciopero generale

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Maurizio Landini difende la scelta di proclamare, insieme alla Uil, lo sciopero generale per la giornata del 16 dicembre

cgil elisabetta franchi
Maurizio Landini, segretario generale Cgil (LaPresse, 2021)

LANDINI DIFENDE LO SCIOPERO GENERALE

Tra le ragioni dello sciopero generale proclamato dalla Cgil e dalla Uil c’è anche l’insufficienza delle misure di riforma delle pensioni inserite nella Legge di bilancio rispetto alle richieste sindacali. Lo ha ribadito Maurizio Landini che in un’intervista a Repubblica spiega: “Lo sciopero è per difendere gli interessi delle lavoratrici, dei lavoratori e di tutti i pensionati. Abbiamo preso atto che la maggioranza non intendeva cambiare l’accordo fatto sul fisco e che aveva respinto anche la proposta del presidente del Consiglio. Dunque, ricorriamo allo sciopero perché si sono chiusi gli spazi di confronto e il sindacato deve fare tutto il possibile per portare a casa risultati a favore di chi rappresenta. Scioperiamo per la riforma delle pensioni, per superare la precarietà del lavoro, per nuove politiche industriali, e per una migliore scuola pubblica”. Sullo stesso tema, intervistato da Open, Mattia Pirulli, Segretario generale di Fesla Cisl, spiega: “Sulle pensioni è importante l’apertura del tavolo per discutere di pensione di garanzia per i giovani e pensioni in periodo di transizione lavorativa. Su questo tema lo scontro non alimenta cambiamenti”.

OCSE: “SI ANDRÀ IN PENSIONE A 71 ANNI”

Secondo l’Ocse, nel futuro in Italia si dovrà andare in pensione a 71 anni: nell’ultimo rapporto appena presentato “Pensions at a Glance”, passando in rassegna tutti i sistemi pensionistici dei Paesi dell’area Ocse, l’organizzazione con sede a Parigi si sofferma sulla situazione particolare del nostro Paese, ancora in attesa di una riforma pensioni strutturale per il post Quota 100.

«Le diverse opzioni disponibili per andare in pensione prima dell’età pensionabile prevista dalla legge abbassano l’età media di uscita dal mercato del lavoro, pari mediamente a 61,8 anni contro i 63,1 anni della media Ocse»; non solo, rileva ancora l’organizzazione, «In Italia, il requisito di futura età pensionabile ‘normale’ è tra i più elevati con 71 anni di età, come la Danimarca (74 anni), l’Estonia (71 anni) e i Paesi Bassi (71 anni), contro una media Ocse di 66 anni per la generazione che accede adesso al mercato del lavoro». Problemi anche per il fronte spesa previdenziale, con l’Ocse che ricorda come la concessione di benefici relativamente alti a pensionati giovani «fa sì che la spesa pensionistica pubblica dell’Italia si collochi al secondo posto tra le più alte dei Paesi dell’Ocse pari al 15,4% del Pil nel 2019». (agg. di Niccolò Magnani)

LE PAROLE DI BOERI

Ospite di Mattino Cinque, Tito Boeri ha parlato anche di pensioni, evidenziando che “una cosa che bisogna sicuramente fare è accelerare il passaggio al metodo contributivo che garantisce anche una possibilità di andare in pensione prima”. L’ex Presidente dell’Inps, come riporta TgCom24, ha ricordato che “il pensionamento flessibile è consentito nel sistema contributivo e chiaramente chi va in pensione prima dovrà percepire degli assegni più bassi”. Infatti, “quando noi guardiamo ai livelli delle pensioni dovremmo sempre anche chiedere alle persone da quando percepiscono la pensione perché è chiaro se uno percepisce una pensione da molto tempo avrà un assegno più basso ed è giusto che sia così, perché poi alla fine se li cumula nel corso del tempo avrà una somma più alta”. Intanto, come riporta il Quotidiano Nazionale, l’attuale numero uno dell’Inps, Pasquale Tridico ha spiegato che “a normativa vigente se continuiamo a non impiegare i dipendenti pubblici e a finanziare la spesa pensionistica da qui al 2029 avremo una gestione pensionistica in disavanzo per 45 miliardi”. Numeri di cui tenere conto nel dibattito sulla riforma delle pensioni.

SOSPESO IL CONFRONTO GOVERNO-SINDACATI

Secondo quanto riportato da Adnkronos, il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni potrebbe non riprendere la prossima settimana. “Il tavolo – annunciato dai sindacati venerdì scorso all’uscita da Palazzo Chigi – avrebbe dovuto tenersi entro la settimana prossima, ma al momento non risulta in agenda e dovrebbe tenersi solo successivamente, spiegano fonti di governo all’Adnkronos. Motivando lo slittamento alla grande mole di lavoro a Palazzo Chigi, tra Pnrr e vari dossier sul tavolo. Ma c’è anche chi ammette che non dovrebbe sorprendere la necessità di un supplemento di riflessione prima di riprendere il confronto coi sindacati dopo” la decisione di Cgil e Uil di proclamare lo sciopero generale. Una scelta che è stata ancora difesa da Maurizio Landini, Segretario generale della Cgil, che ieri in conferenza stampa ha detto: “Come Cgil e Uil ci mobilitiamo con lo sciopero generale del 16 dicembre perché su fisco, precarietà e pensioni non ci sono state risposte adeguate dal Governo. Non c’è ancora una politica industriale nel Paese”.

RIFORMA PENSIONI, L’ANALISI DI CAMILLERI

In un articolo pubblicato su ilpuntopensionielavoro.it, Michaela Camilleri ricorda che in Italia l’età pensionabile è fissata a 67 anni, ma “posta l’asticella legale così in alto, a che età andiamo però effettivamente in pensione? Guardando i dati Ocse, scopriamo che, contrariamente a quello che si sente spesso dire, il nostro Paese non vanta alcun primato internazionale per età effettiva di pensionamento: tra il 2013 e il 2018 le lavoratrici italiane sono andate in pensione a un’età media effettiva di 61 anni e 5 mesi, contro una media Ocse di 63 anni e 7 mesi, posizionandosi alle spalle di Paesi come la Germania e il Regno Unito (63,6); nello stesso periodo, gli uomini hanno registrato un’età media effettiva di 63 anni e 3 mesi, a fronte di una media Ocse pari a 65 anni e 4 mesi, spostando l’Italia ancora più in coda alla classifica”.

IL DIFETTO DEGLI ATTUALI ANTICIPI

Tutto questo “perché, oltre alla vecchiaia, il nostro sistema prevede un secondo canale di accesso al pensionamento, ossia la pensione anticipata, i cui requisiti contributivi sono bloccati a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne fino al 2026. Negli ultimi anni è stata, inoltre, introdotta una serie di opzioni ulteriori che consentono di anticipare la pensione rispetto all’età pensionabile, al fine di ovviare alle rigidità della Riforma Monti-Fornero. Tra le principali, si ricordano ad esempio Quota 100, opzione donna, Ape sociale e isopensione. Si tratta, tuttavia, di misure temporanee e non strutturali che hanno quindi il (grande) difetto di non introdurre flessibilità nel sistema in maniera lungimirante”.

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