RIFORMA PENSIONI/ La polemica politica di questi giorni

- Lorenzo Torrisi

Tra i temi più politicamente discussi in questo periodo c’è anche quello della riforma pensioni. Non per questioni di merito

elsa fornero
Elsa Fornero, ex ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali (Foto LaPresse)

LA POLEMICA POLITICA

In un articolo pubblicato sul Foglio viene ricordato che tra i temi più politicamente discussi in questo periodo c’è anche quello della riforma pensioni. “Non tanto per aspetti di merito ma, in queste ore, per il nome di Elsa Fornero” tra i consulenti di palazzo Chigi, “un nome che la Lega chiaramente non vede di buonissimo occhio, come noto anche prima delle dichiarazioni piccanti rilasciate da Salvini. E considerato che si scriviamo sulla carta di un quotidiano, in tale ambito, ci sentiamo di menzionare le sorti di un ente come l’Inpgi in una condizione di dissesto piuttosto evidente. Permettendoci di ricordare che pensione significa vita del futuro. Se non è salute questa. Su iodonna.it viene invece evidenziato che “un approfondito studio condotto su 37 Stati europei da BlackTower Group, rivela i primi 5 Stati dove conviene trasferirsi durante la pensione e la sorpresa più grande è che tra questi c’è l’Italia. La classifica vede al primo posto la Finlandia, a seguire la Spagna, la Slovenia, l’Olanda e appunto il nostro Paese che ricopre, appunto, la quinta posizione”.

LA RICHIESTA DELL’ANIA AL CDA INPS

In un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore si menziona l’invio da parte dell’Ania, l’associazione delle imprese assicurative, di una richiesta di riduzione delle sanzioni per recupero dei contributi non versati oltre il massimale contributivo dei proprio lavoratori al cda dell’Inps. Posto, infatti, che le aziende “non hanno alcun accesso alle informazioni contributive dei propri dipendenti anteriori al momento dell’assunzione”, l’Inps sta applicando loro “il regime sanzionatorio dell’omissione contributiva”, nonostante sia stata presentata “l’istanza di applicazione del regime sanzionatorio più attenuato”, che “comporta il pagamento dei soli interessi legali”. Le aziende, onde evitare il mancato rilascio del Durc, stanno accettando di pagare di più, ma ora chiedono, quanto meno nel settore assicurativo, in maniera ufficiale al cda dell’Inps di poter avere accesso al regime sanzionatorio più attenuato. Vedremo quale sarà la decisione che verrà adottata dai vertici dell’Istituto nazionale di previdenza sociale.

PACE CONTRIBUTIVA ANCHE NEL 2022?

Secondo quanto riporta Il Messaggero, in tema di riforma pensioni, stante la scadenza di Quota 100 a fine anno, il Governo sta ragionando su come “attutire” lo scalone che si creerà per molti lavoratori. Tra le ipotesi in campo c’è quella di una pace fiscale per consentire di coprire i buchi contributivi a quanti non hanno versamenti effettuati prima del 1996 a un costo molto ridotto. Una pace fiscale era già stata varata alla fine del 2018 insieme a Quota 100 e probabilmente potrebbe essere prevista per il solo 2022, consentendo il recupero di massimo 5 anni, anche non consecutivi tra loro, non coperti da contributi. È chiaro però che se vi è la limitazione dei versamenti post-1996, i lavoratori più vicini alla quiescenza potrebbero non avere nessun vantaggio effettivo di accorciamento dei tempi per il pensionamento, a meno di non aver iniziato a lavorare molto tardi senza aver avuto ancora la possibilità di raggiungere l’anzianità contributiva ventennale che consente il pensionamento di vecchiaia a 67 anni.

IL CHIARIMENTO DEL DECRETO SOSTEGNI-BIS

Come spiega Il Sole 24 Ore, con il Decreto sostegni-bis arriva un chiarimento importante per i percettori dell’assegno straordinario di accompagnamento a pensione dei settori del credito, anche cooperativo, e di Poste Italiane, che hanno ricevuto quest’anno “avvisi bonari relativi alla riliquidazione delle imposte applicate dall’Inps per conto dei fondi bilaterali nel periodo di prepensionamento”. È stato infatti stabilito che “gli assegni straordinari di sostegno al reddito erogati in forma rateale dai fondi sono effettivamente soggetti al regime della tassazione separata, con l’utilizzo dell’aliquota del Tfr, secondo l’articolo 19 del Testo unico delle imposte sui redditi”. Di fatto, quindi, “gli avvisi bonari giunti ai prepensionati non avranno più efficacia e la tassazione applicata da Inps a questi assegni di esodo sarà a titolo definitivo, senza nessuno saldo di imposta a carico degli ex dipendenti”. Tuttavia, ciò non vale per le imprese che finanziano gli assegni di prepensionamento con tassazione Irpef ordinaria come quelle del settore assicurativo.

RIFORMA PENSIONI, IL PROBLEMA GIOVANI DA AFFRONTARE

Come spiega Giuseppe Rocco, in un articolo pubblicato sul sito di Ipsoa, “la prossima riforma delle pensioni dovrà affrontare il delicato tema dei giovani”. Si sta pensando quindi di introdurre una pensione di garanzia “per calmierare i possibili effetti penalizzanti derivanti dalla applicazione integrale del metodo di calcolo contributivo considerando la discontinuità delle carriere, le retribuzioni più basse e il ritardato ingresso nel mondo del lavoro”. C’è l’ulteriore idea “di pensare di integrare il montante contributivo ragionando non sulla valorizzazione dei periodi non lavorati, ma sull’entità della contribuzione”. Inoltre, si sta valutando di eliminare il paletto sull’importo minimo del futuro assegno pensionistico legato all’ingresso in quiescenza con il sistema contributivo.

L’IMPORTANZA DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

L’esperto previdenziale evidenzia comunque l’importanza per i giovani della previdenza complementare, della quale loro stessi sono forse poco consapevoli. Quindi, come evidenziato dalla Covip, “per i giovani ancor più diviene fondamentale acquisire le necessarie conoscenze per comprendere quali siano le regole di riferimento utili per assumere ‘scelte consapevoli’ superando anche quella distorsione cognitiva che potrebbe verificarsi: comportarsi dal punto di vista previdenziale cioè in maniera speculare rispetto alle generazioni precedenti”, che grazie al metodo retributivo “non hanno avuto bisogno di aderire ai fondi pensione”. Serviranno perciò anche opportuni incentivi fiscali “che andrebbero ripensati per favorire l’adesione e la contribuzione di chi non è ancora nel sistema e di quanti ne rimangono ai margini in forza di una condizione lavorativa più fragile”.

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