Riforma pensioni/ Paniz: da taglio vitalizi rischi per tutti i pensionati

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le parole di Paniz sul taglio dei vitalizi degli ex parlamentari: metterebbe a rischio anche tutti i pensionati

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LE PAROLE DI PANIZ

Ha fatto molto discutere la decisione della Commissione Contenziosa del Senato di settimana scorsa che ha cancellato i tagli alle pensioni degli ex senatori. A difendere le istanze dei quali c’è stato anche Maurizio Paniz, secondo cui, “se passasse il principio alla base della norma sul taglio dei vitalizi agli ex parlamentari, questo potrebbe portare all’avvio di un taglio delle pensioni a tutti i cittadini italiani. Vorrei vedere quale pensionato italiano accetterebbe di vedersi decurtare la pensione fino all’80%, una follia”. Dal suo punto di vista c’era quindi il rischio di una riforma pensioni penalizzante più generalizzata. L’ex deputato, intervenendo a Radio Cusano Tv Italia, secondo quanto riporta Askanews, ha ricordato che “gli ex parlamentari hanno versato di tasca propria 150mila euro. Io per i fatti miei ne ho versati molti di più. Dei parlamentari che in questo momento si stracciano le vesti non ho notizia che abbiano versato qualcosa. È molto facile fare i signori con le tasche degli altri”.

PENSIONI, UIL ESULTA PER LA QUATTORDICESIMA

Con le pensioni in arrivo a luglio (ma il pagamento è già cominciato con il consueto metodo scaglionamento per evitare afflussi enormi agli sportelli Poste e Banche) la quattordicesima è certamente una boccata d’ossigeno per tanti pensionati che vengono dai mesi terribili del Covid-19: secondo la Uil addirittura si deve festeggiare per quanto ottenuto circa la garanzia di un assegno più cospicuo nel mese di luglio. «verrà versata la quattordicesima ai pensionati che abbiano un reddito al di sotto di 13.391 euro lordi annui (due volte il trattamento minimo). Questa è una misura fortemente voluta dai sindacati che valorizza la storia contributiva dei lavoratori e da loro un concreto supporto in proporzione al reddito», sottolinea il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti in una nota. In attesa di una più congrua riforma pensioni per i prossimi duri mesi di crisi economica, la misura adottata sulla quattordicesima, conclude la Uil, «va sostenuta e potenziata proprio per le sue peculiarità. Ricordiamo che i pensionati sono i grandi esclusi dalle misure di sostegno messe in campo in questo periodo di crisi, è, quindi, quanto mai necessario aumentare l’importo ed estendere la quattordicesima a tutti i pensionati con un reddito fino a 1.500 euro lordi al mese». (agg. di Niccolò Magnani)

DI MAIO DIFENDE QUOTA 100

Quota 100 è stata criticata non poco negli ultimi giorni, anche per il mancato effetto di turnover generazionale nel mercato del lavoro che avrebbe dovuto garantire, ma che sembra non esserci stato, come ha di recente anche evidenziato la Corte dei Conti. Luigi Di Maio difende però la misura di riforma pensioni voluta dal Governo Conte-1. Intervistato dalla Stampa ha infatti detto, replicando alla considerazione che in altri Paesi europei, che dovrebbero votare a favore di aiuti consistenti all’Italia, si va in quiescenza anche dopo 46 anni di lavoro: “Se mi sta chiedendo di fare a meno di quota 100 le dico no. È giusto essere leali e rispetto degli altri Stati, ma è giusto anche considerare che gli italiano hanno sofferto e che questa crisi non è colpa di nessuno”. “Qualcuno comincia a dire che bisogna lavorare di più e togliere diritti ai lavoratori. Io penso il contrario”, ha aggiunto il ministro degli Esteri, evidenziando che grazie al decreto dignità sono aumentati sia i diritti che i posti di lavoro.

LA RICHIESTA COVIP AL GOVERNO

Gli ultimi interventi di riforma pensioni hanno trascurato la previdenza complementare e il Presidente della Covip, Mario Padula, come riporta Il Sole 24 Ore, nel corso delle Considerazioni alla presentazione della Relazione annuale, “ha spiegato che ‘nei prossimi mesi è ragionevole attendersi, anche in relazione all’entità della caduta dell’attività economica, la flessione dei contributi e l’incremento delle richieste di prestazioni’. Anche per questo il Governo dovrebbe valutare incentivi fiscali capaci di far crescere le adesioni ai fondi, ma anche per agevolare ‘la ricostituzione delle posizioni, nella fase di ripresa, per quegli iscritti che abbiano fatto ricorso a forme di anticipazione, riscattato la posizione o, appunto, interrotto la contribuzione’”. Il quotidiano di Confindustria spiega anche che i vertici della Covip hanno chiesto “un rafforzamento e una maggiore concentrazione del sistema dei fondi pensione, unica via per garantire minori costi e una maggiore qualità nella gestione dei servizi offerti agli iscritti”.

RIFORMA PENSIONI, LE MISURE PENALIZZANTI

In un articolo pubblicato su L’Economia, inserto del Corriere della Sera, Alberto Brambilla ricorda che in Italia l’1,22% dei contribuenti, ovvero quanti dichiarano redditi o pensioni superiori ai 100.000 euro, da soli versano “da soli quasi il 20% di tutta l’Irpef, pari a circa 34 miliardi, cioè in media 68 mila euro a testa ogni anno, dopo aver pagato anche i contributi sociali, 33% della retribuzione se lavoratore dipendente e 24% se autonomo”. L’ex sottosegretario al Welfare evidenzia che “M5s e Lega hanno iniziato a perseguitare i pochi pensionati che hanno pagato con contributi le loro pensioni con la riduzione dell’adeguamento delle pensioni all’inflazione”. Il riferimento è alla misura di riforma pensioni che interviene sull’indicizzazione portando avanti un meccanismo in realtà attivo da tempo. Infatti, lo stesso Brambilla ricorda che “aveva iniziato Prodi nel 1996”.

LA PROVOCAZIONE DI BRAMBILLA

Non bisogna poi dimenticare “il taglio delle cosiddette pensioni d’oro”, che oltretutto porta nelle casse dello Stato solo 400 milioni di ricavi netti in cinque anni, con il rischio che la Consulta dichiari incostituzionale il contributo di solidarietà anch’esso varato con la riforma pensioni del Governo Conte-1. Brambilla lancia quindi una provocazione, chiedendosi cosa accadrebbe se questi contribuenti tartassati, che pure da soli contribuiscono parecchio al gettito fiscale, decidessero di versare le imposte con sei mesi di ritardi: “È chiaro a chi alimenta politiche e narrazioni discutibili che il Paese sarebbe in mutande e che lo spread esploderebbe?”.

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