RIFORMA PENSIONI/ Le scelte del Governo restano appese al rialzo del Pil

- Mauro Marino

Non mancano le ipotesi per gli interventi di riforma pensioni per il post-Quota 100. Prima di decidere il Governo attende di vedere come andrà il Pil

Quota100 Autobus Lapresse1280 640x300
Lapresse

Dopo la sbornia di medaglie conquistate alle Olimpiadi giapponesi (40 record storico) che ha confermato quanto di meraviglioso fatto dalla Nazionale di calcio con la conquista del Campionato Europeo in questa bellissima estate sportiva italiana, il Governo e il capo dello Stato (che ha scelto la magnifica Alghero per le sue vacanze) si stanno prendendo due settimane di riposo in vista degli importantissimi appuntamenti che li aspettano in autunno.

La prima incombenza da risolvere riguarda il piano vaccini e in particolare i problemi legati all’inizio dell’anno scolastico a metà settembre. A questo appuntamento il Governo tiene moltissimo perché dopo due anni caratterizzati dalla DAD non ci si può permettere di far perdere ai nostri ragazzi, che ricordiamolo sempre saranno la classe dirigente del futuro, altre settimane in presenza. Vi è poi, ovviamente il discorso legato alla crisi economica dovuta al Covid e non solo di diverse società alle prese con crisi aziendali, quasi 150, che vanno affrontati a settembre dal Ministro Orlando. Molte di queste crisi esistevano già prima dell’emergenza Covid perché l’Italia – è bene ricordarlo – era già in recessione nel 2019, diverse aziende poi hanno approfittato del blocco dei licenziamenti imposto dal Governo per fronteggiare la crisi economica dovuta al Covid e tolto il blocco alcune di esse si sono immediatamente attivate per spedire le lettere di licenziamento. Sempre in ambito lavorativo, proprio in questi giorni il Governo è impegnato a trovare un accordo sulla riforma degli ammortizzatori sociali in cui in teoria sono tutti d’accordo – Governo, sindacati, imprese -, ma poiché il costo è rilevante (si parla di 6-7 miliardi di euro) si aspetterà la prossima Legge di bilancio per vedere quanti denari il Governo potrà mettere sul tavolo.

RIFORMA PENSIONI: QUALE STRADE PRENDERE AL TERMINE DI QUOTA 100

Medesimo discorso si può fare per l’ipotesi di una nuova riforma delle pensioni che dovrebbe decorrere a partire dal 1 gennaio 2022 al termine di Quota 100, la contestatissima legge voluta dal Governo giallo/verde e da Salvini in particolare che termina alla fine dell’anno dopo il triennio di sperimentazione. Come tutti sappiamo ci sono diverse ipotesi sul tappeto, Quota 41 di contribuzione o in alternativa 62 anni di età proposta dai sindacati confederali, Quota 102 (38 di contributi sommati ad almeno 64 anni di età calcolati, però, interamente col metodo contributivo) e infine la proposta del Presidente dell’Inps Tridico di poter accedere al pensionamento a 63 anni di età calcolando l’assegno col metodo contributivo e ricalcolarlo all’età di 67 anni d’età anche con la parte di retributivo.

I costi, secondo calcoli effettuati dallo stesso Inps, sarebbero alla fine del decennio per le tre ipotesi prese in esame di 9,3 miliardi di euro la prima, 4,3 miliardi la seconda e infine 2,4 miliardi la terza. 

RIFORMA PENSIONI, SOLUZIONI APPESE AL PIL

Ma tutte queste possibilità di riforma delle pensioni non sono, al momento, nemmeno prese in considerazione dall’esecutivo dato che preventivamente si vuole verificare la situazione del Pil alla fine del terzo trimestre, i cui dati saranno resi noti alla fine di ottobre. Prima di prendere qualsiasi decisione si vuol contabilizzare il rimbalzo del Pil rispetto al terribile 2020 che è stato il peggiore da settanta anni a questa parte e che ha certificato una perdita rispetto all’anno precedente del 9%, con un rapporto debito/Pil che è arrivato al 160%. Conterà moltissimo come sarà andata con il turismo, notoriamente ancora di salvezza dell’economia italiana – è infatti per questo motivo che il Governo ha imposto il green pass, perché non può permettersi di sprecare un’altra estate e perché spera molto nel turismo straniero nei mesi di settembre e ottobre che all’attualità sono piuttosto carenti di prenotazioni -, successivamente si faranno degli interventi mirati da inserire nella Legge di bilancio da approvare entro il 31 dicembre 2021.

Colui che appare assolutamente tranquillo è Mario Draghi, che ormai dopo la Brexit e la prossima uscita dalla scena politica di Angela Merkel è di fatto l’uomo tecnico/politico più autorevole dell’Ue, ed è l’unico che può far arrivare al Bel Paese i famosi 191,5 miliardi di euro fino all’anno 2026 (di cui i primi 25 giungeranno in questi giorni). L’effetto Draghi che ha fatto scendere lo spread intorno ai 100 punti base e che ha permesso alla Borsa italiana di superare i 26.000 punti speriamo duri almeno fino all’anno 2023 quando si andrà a votare per le elezioni politiche. A meno, come dicono i più, Draghi assuma la carica di capo dello Stato, ma per questo c’è ancora molto tempo perché sappiamo che in politica tutto può succedere.

Sicuramente i partiti lasceranno che sia Draghi a fare le riforme del fisco, della giustizia e della digitalizzazione della Pa che l’Europa subordina all’erogazione del Recovery aspettando comodamente il 2023 per uscire da una difficile situazione economica che loro non sarebbero assolutamente in grado di gestire.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI

© RIPRODUZIONE RISERVATA