RIFORMA PENSIONI/ Treu: manca intervento a favore dei giovani

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le parole di Tiziano Treu in audizione alla commissione Bilancio del Senato: manca un intervento per i giovani

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Lapresse

LE PAROLE DI TREU

Per quanto riguarda le misure di riforma pensioni contenute nella Legge di bilancio, il Cnel, attraverso il suo Presidente Tiziano Treu, nel corso dell’audizione in commissione Bilancio del Senato, come riporta l’Agenzia Vista, ha detto che, “ancora una volta, sulle pensioni c’è una soluzione ponte, ritenuta da tutti forse necessaria ma non sufficiente. Un confronto con le parti sociali appena avviato che noi riteniamo necessario e che porti a una riforma che abbia almeno l’ambizione di essere durevole. Quello che manca vistosamente è un intervento a favore dei giovani. Non solo un sostegno alla loro occupazione, ma anche sul fronte delle pensioni. Se non si interviene all’inizio, questa generazione rischia di arrivare a delle pensioni assolutamente insufficienti”. Intanto, rispondendo a un lettore del sito di Repubblica, la Fondazione Studi Consulenti del lavoro ricorda che per quanto riguarda i contributi agricoli, “il requisito dell’annualità di contribuzione è soddisfatto con 270 giornate annue di contribuzione effettiva, volontaria o figurativa. Fa eccezione la pensione anticipata, per la quale l’annualità, ai soli fini del diritto, è realizzata con 156 giornate”.

CGIL SULLA RIFORMA QUOTA 102

I dubbi sull’effettiva “tempestività” che il Governo potrà avere sulla discussione della nuova riforma pensioni nei mesi in cui dovrà affrontare i nodi Quirinale e PNRR sono legittimi e aumentano ogni giorno di più. Nel frattempo Draghi e Franco hanno messo una “pezza” per il post-Quota 100 con la misura della Quota 102 ma già annunciando che tra 12 mesi servirà comunque una legge più strutturale che riporti da un lato alcuni principi della legge Fornero e dall’altro possa virare pienamente sul sistema contributivo.

Nelle audizioni sulla Manovra di questi giorni in Senato, dalla Cgil è giunto un monito piuttosto netto che impegna l’esecutivo a dare risposte nelle prossime settimane: «Quota 102 riguarderà un numero minimale di persone», ha spiegato in audizione alle commissioni Bilancio (riunite a Palazzo Madama per accelerare l’iter di approvazione della sessione di bilancio) la segretaria confederale Cgil Gianna Fracassi. I sindacati, con la Cgil in prima linea, chiede insistentemente al Governo di «garantire un percorso strutturale di uscita e flessibilità». (agg. di Niccolò Magnani)

LE RICHIESTE DEI SINDACATI PER GIOVANI E DONNE

Come riporta l’Ansa, ieri a Genova c’è stata una manifestazione sindacale unitaria “per chiedere alla Regione, ai capigruppo, ai deputati e senatori eletti di sintonizzarsi con le esigenze dei lavoratori, dei pensionati, e per dare risposta a ciò che il sindacato chiede per uscire da questa situazione di crisi sanitaria ma anche economica”, ha spiegato il Segretario generale della Cisl Liguria Luca Maestripieri. Pensioni, fisco, lavoro e sviluppo sociale sono state le parole d’ordine della manifestazione. “Serve un taglio sul cuneo fiscale, una politica previdenziale che sia garantista per i giovani e le donne e poi politiche attive del lavoro per aiutare chi oggi è in difficoltà”, ha evidenziato il Segretario generale della Uil Liguria Mario Ghini. “Noi facciamo una battaglia per contrastare la precarietà, pensioni dignitose, flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e conseguire condizioni di solidarietà per i giovani”, ha aggiunto Fulvia Veirana, Segretaria generale della Cgil Liguria.

LA PRECISAZIONE DEL FONDO GIORNALISTI

Come si legge sul sito della Federazione nazionale stampa italiana, “il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani rende noto che non vi è nessuna correlazione tra le recenti notizie sul futuro dell’Inpgi e il nostro Fondo che è, e rimane, un ente autonomo senza scopo di lucro rispetto alla gestione dell’ente di previdenza principale dei giornalisti”. “Ricordiamo – si legge ancora – che l’obiettivo del Fondo è quello di creare una forma pensionistica complementare che integri l’assicurazione generale obbligatoria erogata dall’Inpgi e/o dall’Inps. Il Fondo rende, altresì, noto che l’adesione alla previdenza complementare avviene su base volontaria con un sistema di accumulo a ‘capitalizzazione’ della propria posizione individuale, di conseguenza gli iscritti presenti e futuri non devono avere alcun timore rispetto alla sostenibilità del Fondo e alla loro posizione pensionistica complementare”. Nella nota, viene anche evidenziato che “tutti i comparti di investimento del Fondo continuano a registrare rendimenti positivi”.

RIFORMA PENSIONI, L’ANALISI DI MASINI

In un articolo pubblicato su Milano Finanza, Oliva Masini ricorda che in Italia il tasso di adesione alla previdenza complementare “si attesta attorno al 33%, un livello in crescita rispetto agli anni passati, ma ancora troppo basso per permettere alle generazioni future di affrontare con serenità gli anni meno vigorosi della loro vita. È poi il caso di sottolineare il forte sbilanciamento a favore degli uomini, il 62% totale degli iscritti contro il 38% delle donne. Un fattore legato sia alla più bassa partecipazione femminile al mondo del lavoro (54,7%) sia alle differenze salariali, che alle più frequenti carriere discontinue delle donne”. Dunque, secondo il Direttore generale di Previndai, sarebbe utile che il dibattito sulla riforma pensioni “si spostasse più verso il futuro e a ragionare su come incrementare l’adesione alle forme di previdenza complementare”.

IL RUOLO DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Su questo tema, in un articolo pubblicato sul sito di Nicola Porro, Deborah Ullasci ricorda che la previdenza complementare serve a “integrare la pensione futura, aggiungendo una rendita alla pensione Inps che spetta al termine del lavoro ma che a causa del progressivo allungamento della speranza di vita, calo delle nascite, entrata nel mondo del lavoro più tardi, rallentamento della crescita economica e sempre più ricorrenti crisi finanziarie creano una combinazione pericolosa per l’equilibrio demografico, sociale ed economico. Distruggendo un sistema in cui la pensione Inps, su cui gli italiani fanno ancora in troppi affidamento, potrebbe non essere più sufficiente”.

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