RIFORMA PENSIONI/ Cottarelli smonta i risparmi di Quota 100

- Lorenzo Torrisi

Carlo Cottarelli, durante l’audizione tenutasi al Senato presso le commissioni Bilancio congiunte, ha parlato della riforma pensioni con Quota 100

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Carlo Cottarelli, chi è l'economista convocato da Mattarella

COTTARELLI E I RISPARMI DI QUOTA 100

Carlo Cottarelli, durante l’audizione tenutasi al Senato presso le commissioni Bilancio congiunte, ha parlato della riforma pensioni con Quota 100, evidenziando, come riporta l’agenzia Dire, che “è stato suggerito di abolirla, ma il risparmio immediato nel 2020 sarebbe modesto, tra i 400 e gli 800 milioni e nel 2021 di 1,5-2 miliardi, questo perché la maggior parte dei pensionati è già uscito nel 2019”. Da Verona, intanto, arriva un nuovo segnale che ricorda l’importanza della previdenza complementare. Giuseppe Santoro, Presidente di Inarcassa, la Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti, secondo quanto riporta veronasera.it, ha infatti detto che “è indispensabile costruirsi un percorso previdenziale sin dai primi anni di attività professionale. In un complesso contesto socio-economico, come quello attuale, avere a cuore il proprio futuro è una necessità ineludibile”. Nella Legge di bilancio, tuttavia, non ci sono misure che vanno in questa direzione.

ETÀ PENSIONABILE A 67 ANNI FINO AL 2022

Importanti novità arrivano in tema di riforma pensioni. Come spiega Il Sole 24 Ore, infatti, il Governo ha deciso che non ci sarà un aumento del requisito anagrafico per accedere alle pensioni di vecchiaia. Questo almeno fino alla fine del 2022. L’Istat ha infatti confermato che c’è stato, nel biennio 2017-2018, un incremento dell’aspettativa di vita inferiore a un mese. Dunque l’esecutivo ha ritenuto di non dover adeguare i requisiti pensionistici a questa variazione, lasciando inalterata l’età pensionabile per il biennio 2021-2022, la cui decisione in merito andava presa entro la fine dell’anno. C’è da ricordare che il precedente esecutivo aveva approvato un congelamento dei requisiti pensionistici riguardanti la pensione anticipata di anzianità, che sono di 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne). Congelamento che resterà in vigore fino al 2026. Da evidenziare l’esistenza in ogni caso di una finestra trimestrale tra il raggiungimento del requisito e l’effettivo ingresso in quiescenza.

RENZI TORNA SU QUOTA 100

Matteo Renzi torna a parlare di riforma pensioni con Quota 100 nel corso di un’intervista con Repubblica, nella quale si affronta anche il tema delle polemiche relative alle misure inserite nella Legge di bilancio, tra cui diverse cosiddette “microtasse”. “Italia Viva non può essere l’alibi per le altrui debolezze.Il governo precedente ha azzerato la crescita con misure sbagliate quale reddito di cittadinanza e quota 100. Ci è stato detto che non si possono toccare”, afferma l’ex Premier, con evidente riferimento alla proposta del suo partito di abolire Quota 100. “Stiamo solo evitando ulteriori danni: l’aumento dell’Iva, le tasse sui cellulari, sul gasolio, sulla casa. In pubblico ci danno di sfasciacarrozze, in privato ci danno ragione. Adesso stiamo lavorando per eliminare quelle sulle auto aziendali e quelle contro le imprese dell’Emilia Romagna. Gualtieri si è impegnato a rimediare e io sono con lui. Capisco che dobbiamo tenere gli errori del passato per un fatto politico, ma almeno non aggiungiamo anche gli errori del presente”, aggiunge Renzi.

LE PAROLE DI BARBAGALLO

Carmelo Barbagallo ha partecipato alla riunione degli esecutivi regionali unitari di Uilp-Uil, Fnp-Cisl e Fp-Cgil che si è tenuto a Lamezia Terme in vista della manifestazione che i sindacati dei pensionati terranno a Roma il 16 novembre. Il Segretario generale della Uil, secondo quanto riporta calabrianews.it, ha evidenziato che “ci stiamo preparando a una grande manifestazione per rivendicare, con forza, la rivalutazione delle pensioni, una legge sulla non autosufficienza, una sanità efficiente, l’eliminazione del super ticket e quant’altro indicato in piattaforma. I pensionati italiani sono stati i veri ammortizzatori del Paese: nelle famiglie in cui c’era un cassaintegrato, un esodato, un disoccupato, intervenivano a dare il loro sostegno. Ora, però proprio a causa del pluriennale blocco della rivalutazione, è diminuito sensibilmente il potere d’acquisto dei pensionati che, dunque, non possono più offrire il loro aiuto a livello familiare e sociale. Ecco perché abbiamo ribadito al Governo le nostre richieste e le confermeremo in piazza: si devono attivare per recuperare le risorse necessarie a soddisfare le richieste dei pensionati, che non sono un peso, bensì una vera risorsa per il Paese”.

LA RICHIESTA PER GLI ESODATI

Con un post su Facebok, Antonio Boccuzzi torna a chiedere un intervento in favore degli esodati ancora privi di salvaguardia a ormai otto anni di distanza dalla riforma pensioni targata Fornero. “Nonostante siano trascorsi otto anni dalla genesi del ‘caso esodati’, si assiste tuttora a incredibili balletti sulla reale consistenza della platea coinvolta. C’è chi asserisce di non possedere gli strumenti per censirli e chi afferma categoricamente che non ne esistono più. La loro esistenza, non solo è pubblicamente testimoniata dai singoli casi che emergono quotidianamente, ma è documentata e quantificata anche in alcune risposte ad interrogazioni di parlamentari, reperibili agli atti”, scrive l’ex deputato dem, specificando che “gli esodati esclusi dalle precedenti salvaguardie, non chiedono una modifica delle attuali norme bensì, in ottica di equità tra le diverse categorie e di applicazione del costituzionalmente dovuto transitorio, il rispetto di un patto con lo Stato a suo tempo regolato nelle more delle leggi vigenti e successivamente disatteso dallo stesso in conseguenza degli effetti retroattivi della Legge nota come ‘Salva Italia’”.

CAMBIAMENTI IN ARRIVO PER I GIORNALISTI

Novità in arrivo per i giornalisti professionisti e pubblicisti che esercitano attività autonoma di libera professione senza vincolo di subordinazione o che svolgono attività lavorativa di natura giornalistica nella forma della collaborazione coordinata e continuativa. Come ricorda il Quotidiano di Sicilia, infatti, con una sorta di intervento di riforma pensioni autonomo, tali giornalisti “sono obbligatoriamente iscritti alla gestione previdenziale separata dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani – denominato Inpgi 2”. Dal 1° gennaio, tra l’altro, ci sarà un incremento progressivo “del contributo soggettivo al 12% elevabile al 14%, per le fasce di reddito superiori a € 24.000 annui lordi”. Inoltre, “è stata incrementata anche la misura del contributo integrativo a carico dei committenti, che passa dal 2% al 4%”. Secondo quanto riporta professionereporter.eu, “sarà inevitabile per l’Inpgi cambiare completamente lo Statuto: l’attuale platea dei comunicatori che fanno riferimento all’Inpgi 1 è di 13.900 lavoratori (altri ottomila circa finirebbero nell’Inpgi 2), che sono pochi di meno dei giornalisti attivi”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GHISELLI

In un’intervista a pensionipertutti.it, Roberto Ghiselli commenta le mosse del Governo in tema di riforma pensioni. “Pur apprezzando la decisione di prorogare Opzione donna e Ape sociale, abbiamo posto il tema di rendere più accessibile l’Ape sociale e la norma sui precoci ai lavoratori che svolgono attività gravose, particolarmente penalizzati dall’attuale regolamentazione, in attesa che la Commissione che verrà nuovamente insediata per affrontare questo tema fornisca nuovi elementi di valutazione. Su questo abbiamo ottenuto una disponibilità a una verifica tecnica che ci auguriamo produca anche un risultato concreto già dal prossimo anno”, spiega il Segretario confederale della Cgil, secondo cui è importante che “la Legge di bilancio non contenga alcun intervento penalizzante su Quota 100 perché questa norma, pur se a termine e pur non avendo dato una risposta alla parte più debole del mondo del lavoro, ha comunque determinato delle aspettative concrete che non possono essere improvvisamente alterate”.

L’ESIGENZA DI FLESSIBILITÀ

Ghiselli evidenzia anche che il Governo sembra condividere con i sindacati “l’obiettivo di rendere flessibile l’età di pensionamento rispetto agli attuali 67 anni, lasciando libero il lavoratore o la lavoratrice, oltre una certa età, di decidere quando andare in pensione sulla base delle diverse esigenze o motivazioni personali. All’interno del tema flessibilità in uscita saranno collocate le questioni relative ai lavori gravosi, di cura e la questione Precoci. Naturalmente il problema che rimarrebbe aperto sarebbe quello di capire da quale età e a quali condizioni si potrà andare in pensione”.

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